“Intervista” L.Angeletti: «Sui contratti Confindustria ha cambiato idea, ora si tratti»

14/12/2004

    martedì 14 dicembre 2004

    ANGELETTI

    «Sui contratti Confindustria ha cambiato idea, ora si tratti»

      ROMA – Primo: «Se la Confindustria è davvero interessata a riaprire la trattativa sulla riforma del modello contrattuale, si può cominciare già a gennaio». Secondo: «Cisl e Uil non sono al rimorchio della Cgil». Terzo: «Le imprese italiane non possono fare come quelle tedesche e chiederci di lavorare di più minacciando di andarsene all’estero, perché noi già lavoriamo 160-170 ore in più all’anno rispetto agli operai tedeschi e francesi». Risponde così il leader della Uil, Luigi Angeletti, al vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei, che nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere ha accusato il sindacato di «perdere tempo», perché dal 14 luglio, quando il negoziato si interruppe per volere della Cgil, non è stato più in grado di riprendere il confronto con le imprese.

        Ma come fate a ripartire a gennaio, come dice lei, se in cinque mesi Cgil, Cisl e Uil non sono riuscite a concludere nulla?

        «Un momento. È la Confindustria che, dopo il 14 luglio, ha detto di voler aspettare che le tre confederazioni sindacali si mettessero d’accordo su una proposta. Non solo. La stessa Confindustria ha chiaramente detto che non considerava più la riforma della contrattazione una priorità. Se adesso ha cambiato idea e ha riscoperto l’urgenza della questione, la Uil, che è sempre stata convinta della necessità di affrontare questo nodo, è pronta».

        Sì, ma Cgil, Cisl e Uil non hanno neppure cominciato a discutere di una proposta comune.

        «Con Guglielmo Epifani (Cgil) e Savino Pezzotta (Cisl) siamo già d’accordo che lo faremo a gennaio e io resto convinto che si possa trovare un’intesa rapidamente. Per questo dico che, se tutto va bene, si potrà ricominciare il negoziato con la Confindustria già a fine gennaio».

        E quindi finora avete perso tempo: perfino un dirigente sindacale come Raffaele Bonanni (Cisl) dice che Bombassei «ha ragione».

        «Non capisco perché Bonanni sostenga questo. A voler essere rigorosi Cisl e Uil stanno ancora aspettando dalla Confindustria le risposte alle osservazioni scritte che noi abbiamo formulato rispetto al loro documento del 14 luglio. Inoltre, in questi mesi il sindacato non è stato fermo, né verso il governo né verso le imprese. A gennaio potremo entrare nel vivo delle questioni».

        La Cgil non sembra affatto di quest’idea.

        «L’importante è cominciare la discussione. La Cgil era convinta che rimettere in discussione il modello contrattuale avrebbe intralciato il tentativo dei sindacati metalmeccanici di arrivare a una piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto. Ma mi pare che gli ostacoli ci siano lo stesso».

        Se salta la piattaforma unitaria dei metalmeccanici salta anche la possibilità che Cgil, Cisl e Uil arrivino a un’intesa su come riformare il modello contrattuale?

        «Per me le due cose devono restare distinte e perciò non caricherei la vicenda dei metalmeccanici di significati eccessivi».

        Lei sta difendendo le posizioni della Uil, ma resta il fatto che sia il suo sindacato sia la Cisl sembrano andare al rimorchio di una Cgil sempre restia a fare accordi con le controparti.

        «Assolutamente no. La Uil ha sollevato per tempo la questione salariale che ora è sotto gli occhi di tutti. E anche per questo, con la Cisl, chiediamo da tempo di affrontare la riforma della contrattazione di cui ora si riparla».

        Nel frattempo la situazione produttiva si sta deteriorando. E Bombassei dice che tutti devono fare «qualche sacrificio» e porta ad esempio i tedeschi che, per evitare che le loro aziende vadano all’estero, accettano di lavorare di più a parità di salario.

        «Le due situazioni non sono paragonabili. In Italia, secondo le statistiche europee, si lavora di più che in Francia e in Germania. Inoltre, da noi i salari sono più bassi in maniera significativa. Quindi non ci possono chiedere né di lavorare di più né tanto meno di rinunciare a qualcosa sulla retribuzione. Questo non significa negare i problemi. Ma essi vanno affrontati in altro modo».

        Come?

        «La Uil propone di esentare dalle imposte gli aumenti contrattuali di retribuzione. Se si devono tagliare le tasse è qui che bisogna intervenire, cioè su chi le tasse le paga, i lavoratori dipendenti, e non su tutti come fa la Finanziaria».

        Il governo però ha ignorato questa proposta come le altre avanzate dal sindacato. Il Palazzo non vi dà più ascolto e perfino lo sciopero generale sembra un’arma spuntata. Siete in declino?

        «Il fatto che il governo ignori le nostre proposte certamente non testimonia a nostro favore, ma la cosa che mi preoccupa di più è che questo ha conseguenze negative sul Paese. Come sindacato dovremo rifettere sul fatto che in un sistema bipolare i governi sono più stabili e forti. Non basta più una spintarella per raggiungere gli obiettivi. Il sindacato non può limitarsi a dire di no. Deve elaborare le sue proposte e confrontarsi con gli interlocutori, deve cioè fare politica nel senso alto e nobile del termine».

        Enrico Marro