“Intervista” L.Angeletti: Soltanto un nuovo patto difenderà i salari reali

19/07/2004


sabato 17/7/2004

Pagina 10 – Economia

    IL SINDACALISTA
    Luigi Angeletti: il contratto dei metalmeccanici ha bisogno della riforma

      "Soltanto un nuovo patto difenderà i salari reali"

        L´intesa del ´93 ha funzionato in passato ma ora non garantisce più la difesa del potere di acquisto

        ROMA – «Se non ci sarà un nuovo sistema contrattuale il prossimo accordo dei metalmeccanici sarà rinnovato senza il rispetto di alcuna regola». Non è una minaccia, dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ma la diretta conseguenza del fatto che le regole del gioco sociale definite nel 1993 con il governo Ciampi non funzionano più.

        Angeletti, ma questo non rischia di tradursi in una situazione di caos?

        «Si deve prendere atto che le regole del 23 luglio non vanno più bene per nessuno. Dieci anni fa l´obiettivo era quello di definire un sistema contrattuale che fosse funzionale all´abbattimento dell´inflazione. L´obiettivo è stato raggiunto. Ma ora, in una fase di bassa inflazione, quel modello comporta, nei rari casi in cui accade, un aumento delle retribuzioni al massimo pari all´inflazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, c´è una perdita del potere d´acquisto. Tanto è vero che negli ultimi anni si è registrata una diminuzione di peso dei salari nella ripartizione del reddito nazionale».

        Intende dire che è i rinnovi contrattuali non saranno più vincolati dal rispetto dell´inflazione programmata?

        «Certo. Per questo vanno cambiate le regole. Sicuramente non si possono rispettare i paletti del protocollo del ?93».

        Tutto nasce dal mancato decollo della nuova stagione della concertazione. Nella sua esperienza sindacale le è capitata una situazione simile a quella di mercoledì sera in cui uno dei partecipanti si alza e se ne va poco dopo l´inizio di un incontro così importante?

        «Di cosa strane ne ho viste, ma questa è la più originale».

        Come se la spiega o di chi è la colpa?

        «Penso che la Cgil non abbia valutato attentamente quali erano le decisioni o gli impegni da prendere. E´ arrivata all´appuntamento quantomeno impreparata. Non vedo altre spiegazioni».

        Il leader della Cgil Epifani ha sempre detto che non avrebbe avviato il negoziato se fosse stato allargato alla riforma della contrattazione. Lei conosceva la proposta della Confindustria prima dell´incontro che ha portato alla rottura?

        «Non conoscevo il testo anche se i titoli erano stati ampiamente discussi negli incontri precedenti. Quanto alla posizione della Cgil, vorrei far osservare che non si può pensare si avviare un dialogo con la nostra principale controparte, cioè la Confindustria, pensando di metterci d´accordo sulle cose che debbono fare gli altri, cioè il governo, senza dire quello che dobbiamo fare noi. Si è credibili solo se ciascuna parte si assume le proprie responsabilità. E l´ambito di competenza delle parti sociali sono i contratti. L´obiettivo di una svolta nella politica economica del governo diventa credibile se le imprese e i sindacati dimostrano di essere capaci di guardare avanti».

        Come crede che si possa uscire da questa situazione?

        «Credo che la soluzione sia molto semplice: avere il coraggio di prendersi ciascuno le proprie responsabilità. La riforma dei contratti non può non essere all´ordine del giorno. Cgil, Cisl e Uil debbono trovare un accordo e poi aprire il confronto con la Confindustria. Ma il tutto entro un tempo vincolante perché altrimenti c´è il rischio che non si finisca mai. E allora sarebbe una presa in giro».

        (r. ma.)