“Intervista” L.Angeletti: «Non solo previdenza»

08/03/2004


 Intervista a: Luigi Angeletti
       



Intervista
a cura di

Angelo Faccinetto
 

domenica 7 marzo 2004
«Non solo previdenza, la nostra iniziativa è per lo sviluppo»
«Se la legge si farà, entro il 2008 la faremo cambiare. I veri problemi sono l’impoverimento dei lavoratori e la mancanza di una politica economica»

MILANO «Può darsi che il governo faccia una legge sulla previdenza senza il nostro consenso, ma sono comunque fiducioso: prima del 2008 la faremo cambiare». Non spaventa il leader della Uil, Luigi Angeletti, l’accelerazione impressa dal governo alla riforma delle pensioni. Il sindacato si sta preparando per dare una prima forte risposta con lo sciopero generale annunciato per fine marzo.
A preoccuparlo, piuttosto, è lo stato generale dell’economia, a cominciare dalle condizioni di vita di lavoratori dipendenti e pensionati. «Per loro – dice – l’impoverimento è reale ed evidente. In più l’Italia rischia di non agganciare la ripresa: se accadrà il nostro futuro sarà tragico».
Angeletti, venerdì avete annunciato per fine marzo lo sciopero generale, senza attendere l’assemblea unitaria dei delegati di Cgil, Cisl e Uil prevista per mercoledì prossimo. Un’accelerazione in risposta all’accelerazione del governo?
«Non è una questione di accelerazione. Il problema è il merito. La delega che il governo vuol fare approvare non ci convinceva prima e non ci convince adesso, specie per quel che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile. Malgrado la propaganda della maggioranza, noi la nostra proposta al governo l’abbiamo sempre fatta: l’età pensionabile non può che essere flessibile. È la realtà che lo impone. Le condizioni di lavoro non sono uguali per tutti. Faccio due esempi: ci sono milioni di lavoratori che non possono svolgere le stesse mansioni per quarant’anni e ci sono i lavoratori che a 50 anni vengono espulsi dal processo produttivo dalle stesse imprese. L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui l’età effettiva di pensionamento è inferiore all’età legale: 59,5 invece dei 57 anni previsti. Esattamente l’opposto di quanto avviene, per esempio, in Germania».
Una discussione in aula, con tempi prestabiliti, però complica le cose.
«La scelta di velocizzare la discussione è un fatto politico, non ha influenza sul merito. Che approvino la legge in 15 giorni anzichè in 15 mesi non cambia molto».
Un confronto in commissione, però, avrebbe offerto più margini di manovra, non crede?
«Certo, l’aspetto politicamente significativo è che noi puntavamo ad influenzare il dibattito parlamentare. Più questo viene compresso, meno possibilità abbiamo».
Dunque, sciopero. Con quali obiettivi?
«Quella dello sciopero è una scelta che avevamo meditato prima. Il sindacato non può farsi chiudere in un angolo solo sul tema delle pensioni. Non possiamo limitarci a reagire di fronte alle scelte del governo, non possiamo stare sempre solo a dire no. Dobbiamo cambiare l’atteggiamento col quale ci
rapportiamo all’esecutivo. Lo sciopero ha questo significato: serve a dare sostegno alla
nostra iniziativa di proposta di politica economica
e sociale».
Quindi in piazza, il 26 marzo, non ci sarà solo il tema pensioni?
«Le pensioni ci sono, ma sono solo uno dei punti».
Finora il governo ha sempre ignorato le critiche e le richieste del sindacato. C’è qualcosa che vi fa pensare che possa adesso cambiare idea?
«Confidiamo su un fatto semplice: finora la politica economica del governo – “tutto per le imprese, niente per gli altri” – si è rivelata inefficace. Il nostro sistema industriale si è mostrato inadeguato a competere in un sistema non protetto. Questo è il vero problema. Permettere alle imprese di fare ciò che vogliono è anzitutto illusorio. Quindi confidiamo sulle realtà. Bisogna capire che non ci sono scorciatoie. Servono ricerca, formazione, infrastrutture. Investimenti. Serve una politica economica capace di sfruttare le enormi potenzialità del Paese. La realtà è questa».
Pensa che possa riguardare anche il tema pensioni?
«Il governo ha modificato molto della sua originaria impostazione, non so se cambierà ancora. Lo auspico, ma non penso che oggi sulle pensioni ci sia la possibilità di fare un accordo. Se lo avessero voluto avrebbero trattato davvero».
Non ha fiducia nell’invito al dialogo di Tremonti?
«Bisogna vedere cosa significa. Se riguarda solo Tremonti. O solo la riforma del risparmio. Comunque non vedo uno spazio di accordo sul tema previdenza. Mi auguro solo che venga introdotto il sistema degli incentivi».
E se il governo fa la riforma contro il sindacato?
«Può darsi che il governo approvi la legge. Io però sono fiducioso: se anche la facesse, entro il 2008 la faremo cambiare. Sono invece molto più preoccupato per i problemi economici, per l’impoverimento di lavoratori e pensionati. E per la ripresa che l’Italia rischia di perdere. Perché se così sarà, il nostro futuro sarà tragico. È di questo che il
governo si dovrebbe preoccupare, non delle pensioni e dell’articolo 18».