“Intervista” L. Angeletti: «L’esecutivo ha tutto il tempo per rivedere i suoi progetti»

28/10/2004

              giovedì 28 ottobre 2004

              intervista

              IL LEADER DELLA UIL: PIANO FISCALE INEFFICACE, LIBERALIZZAZIONE SERVIZI INSUFFICIENTE
              «L’esecutivo ha tutto il tempoper rivedere i suoi progetti»
              Angeletti: se si scegliesse davvero la strada della lotta all’evasione
              potremmo usare il maggior gettito per tagliare le tasse alle imprese

              Alessandro Barbera

              ROMA
              «QUESTO piano fiscale sarebbe inefficace e ingiusto». A poche ore dalla proclamazione di un nuovo sciopero generale il segretario della Uil Luigi Angeletti boccia senza appello la Finanziaria e il governo, che vuole tagliare le tasse ma «non è stato capace di liberalizzare i servizi». E per dimostrare che il sindacato non è il partito della spesa, rilancia: se il governo scegliesse davvero la strada della lotta all’evasione, «propongo di usare tutto il maggior gettito per tagliare le tasse sulle imprese».


              Segretario, su diversi punti della manovra manca chiarezza. Non correte il rischio di fare uno sciopero su qualcosa che ancora non c’è?

              «Lei avrebbe ragione se avessimo proclamato lo sciopero per domattina. Noi invece offriamo un po’ di tempo al governo per cambiare opinione. Del resto registriamo il fatto che avevano promesso di convocare tavoli su tutti gli aspetti della Finanziaria, e invece è passato un mese e il dibattito è ancora tutto interno alla maggioranza. Non vorremmo che il giorno in cui troveranno un accordo non ci sia più né tempo né voglia per confrontarsi».


              L’Italia scende mese dopo mese nelle classifiche della competitività mondiale, e per di più i conti non vanno bene. Il compito del governo non è semplice.

              «Loro dicono: riduciamo un po’ le tasse sulle persone fisiche perché questo rilancerebbe i consumi. E ancora: riduciamo un po’ l’Irap per rispondere ai problemi di competitività del Paese. Il tutto accompagnato dal contenimento della spesa al 2%. Fatto salvo che nessuno difende la spesa pubblica improduttiva, questo modo di procedere è inefficace e ingiusto. Se si trattasse di una riduzione ampia e generalizzata delle tasse potrei anche capire, ma trattandosi di un intervento minimo bisogna essere selettivi. E cioè concentrare i tagli a favore dei redditi da lavoro dipendente e delle imprese che investono sulla competitività».


              Voi contestate la scelta del governo di mantenere al 2% il livello di crescita della spesa. Ma ce lo impongono i vincoli di bilancio.

              «Mi lasci dire con franchezza: il Patto di stabilità è stupido. Oggi sui giornali sono apparse dichiarazioni dei leader tedesco e francese, Schroeder e Chirac, che dicono apertamente: la crescita è più importante della stabilità. Nessuno vuole negare che l’Italia abbia problemi di sostenibilità del debito, ma non è possibile che in una fase di stagnazione dell’economia facciamo la parte dei più rigorosi. Se il governo fosse lungimirante si batterebbe per scorporare le spese per investimenti dal computo del deficit».


              Lei parla di stagnazione. Ma l’opinione di molti è che un taglio delle imposte potrebbe sostenere la crescita dell’economia.

              «I nostri livelli di tassazione, sia sulle imprese che sulle persone fisiche, sono al di sotto della media europea. Ciò che è da record è il livello di evasione fiscale e di lavoro nero. Se si riducesse, sarebbe molto più facile abbassare la pressione fiscale di due o tre punti, ma finora il governo è apparso quasi tollerante con gli evasori. E finanziare il taglio delle tasse in deficit sarebbe un gioco d’azzardo. Io invece avanzo una proposta: se l’esecutivo lanciasse una seria lotta all’evasione, propongo di usare tutto il gettito che emergerà per finanziare tagli alle imposte sulle imprese. Sono invece contrario a tagli all’Irap finanziati con i soldi delle tasse dei soliti noti».


              Sempre a proposito di stagnazione. Lei non crede che l’Italia soffra di un deficit di liberalizzazioni?

              «Verissimo. E aggiungo: il settore in cui ce ne sarebbe più bisogno è quello dei servizi, dove spesso non c’è alcuna concorrenza. Si tratta di un grave fardello che pesa sul livello di competitività del sistema Paese».


              A chi si riferisce?

              «Agli ordini professionali, molti dei quali servono solo a garantire il blocco dell’accesso alla professione. Alle assicurazioni, le cui tariffe pesano gravemente sulle tasche dei cittadini. Al mercato dell’energia».


              Sta dicendo che in Italia c’è bisogno di più liberalizzazioni. Sentirlo da un sindacalista fa un certo effetto.

              «Tutto va fatto con discernimento. Bisogna liberalizzare tutto ciò che pesa sulla competizione, guardando all’esperienza degli altri. Più si creano asimmetrie con il resto d’Europa, peggio è. Qui invece si fanno sempre discussioni astratte e ideologiche e c’è un governo di presunti liberali – almeno così una parte si dichiara – che non è riuscito a fare molto di più che prendersela con l’articolo 18 e le pensioni di anzianità».