“Intervista” L.Angeletti: «Epifani fa perdere credibilità al sindacato»

11/10/2004


          lunedì 11 ottobre 2004

          l’intervista
          Luigi Angeletti
          «Epifani fa perdere credibilità al sindacato»
          L’organizzazione deve essere autonoma. Non può dare l’impressione che il suo comportamento deriva dal colore del governo

          Angelo Faccinetto

          MILANO «Un’iniziativa sbagliata». Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti «boccia» la lettera mandata dalla Cgil a Romano Prodi alla vigilia del vertice dell’Ulivo. «Così – dice – il sindacao perde di credibilità presso i lavoratori».

          La Cgil ha inviato ai vertici dell’Ulivo un documento in cui chiede di cancellare nel 2006, in caso di vittoria elettorale, le riforme introdotte in materia economico-sindacale dal governo Berlusconi. La Cisl ha espresso un giudizio negativo. Lei cosa ne pensa?

          «È un’iniziativa sbagliata, che lancia segnali pericolosi per un sindacato».


          Quali?

          «Uno, anzitutto. Dire che la soluzione di problemi importanti, come quelli legati alle riforme, sono affidate esclusivamente a uno schieramento politico equivale a lanciare un messaggio che fa perdere alle confederazioni credibilità presso i lavoratori».


          Per quale motivo?

          «Perché se si afferma che la soluzione ultima è comunque demandata a uno schieramento politico, e ai contenuti di un programma di governo, è come dire che le lotte sindacali sono del tutto inutili. La gente non capisce più se quando firmiamo un accordo o proclamiamo uno sciopero crediamo in ciò che facciamo o se, invece, ci comportiamo in modo diverso a seconda del colore del governo che abbiamo di fronte».


          Vuol dire che i governi sono tutti uguali per il sindacato?

          «No, i governi non sono tutti uguali e loro politiche possono essere più o meno favorevoli agli interessi dei lavoratori che noi rappresentiamo, ma guai favorire anche solo il sospetto che noi deleghiamo l’affermazione di questi interessi alla vittoria di uno schieramento politico piuttosto che di un altro».


          Avrà conseguenze questa iniziativa della Cgil nei vostri rapporti?

          «No. Certo però incrina molta della credibilità delle posizioni della Cgil. E di conseguenza ostacola anche i nostri rapporti con loro. Le faccio un esempio, quello delle tasse. Oggi un terzo del reddito evade il fisco: invece di porre il problema della lotta all’evasione e della rediduzione della pressione fiscale per gli altri, cioè per i lavoratori e i pensionati, che è cosa di cui abbiamo assoluto bisogno, la Cgil scrive all’Ulivo per dire che bisogna fare una patrimoniale».


          Cosa ritiene abbia spinto Epifani a muoversi in questa direzione?

          «Pur contestando il merito, questa iniziativa ci fa venire il sospetto che sia strumentale. Cioè che sia finalizzata ad entrare nel gioco politico. A noi non sfugge, infatti, che all’interno dell’Ulivo non tutti sono d’accordo con l’ipotesi avanzata dalla Cgil. È quasi come se quella confederazione si trasformasse in una specie di corrente del centrosinistra».


          Ma allora la Cgil come avrebbe dovuto far presente ai partiti dell’Ulivo le proprie posizioni?

          «Io penso che in democrazia il potere politico debba essere limpido e trasparente. Non bisogna costruire delle lobby per fare pressione. Si costruisce un programma, ci si presenta alle elezioni, si conquistano i voti. Questo è ciò che si deve fare. Se anche il sindacato si trasforma in una lobby non fa un favore alla democrazia. Ma per rispondere alla sua domanda: servono confronti lineari, aperti, anche con le forze politiche più vicine a noi, ma non si deve cercare di condizionare il gioco politico».


          Anche voi, come gli altri, farete i vostri incontri con i partiti, no?

          «Certo. Anzi, proprio nei prossimi giorni è in calendario un incontro tra la segreteria della Uil e i vertici dei Ds. Ma sarà un incontro alla luce del sole, al quale noi andremo per esporre le nostre posizioni senza voler esercitare pressioni di alcun genere».


          Di certo però, magari patrimoniale a parte, i principali temi sollevati dalla Cgil vedono le confederazioni su posizioni comuni. Cosa pensa che dovrebbe fare il sindacato per modificare questi provvedimenti e per avviare a soluzione le altre questioni che più gli stanno a cuore?

          «Alle elezioni politiche mancano ancora due anni. In questi due anni saremo chiamati ad affrontare, e risolvere, diversi problemi. A cominciare, già nei prossimi giorni, da quelli sollevati dalla Finanziaria 2005. Per farlo dobbiamo avere la credibilità di chi, quando dice di no, lo dice perché crede a ciò che sta dicendo e non perché è pro o contro questo governo. È questo il punto. Così la nostra politica è efficace agli occhi dell’opinione pubblica. In questo errore la nostra confederazione non cade mai».