“Intervista” L.Angeletti: «Così la Cgil è più debole»

15/10/2004


            venerdì 15 ottobre 2004


            sezione: ITALIA-POLITICA – pag: 12
            SINDACATI E PARTITI • Angeletti: rifiutando il dialogo con il Governo si finisce per limitarsi alla gestione delle crisi
            «Così la Cgil è più debole»
            «Bisogna negoziare e ottenere cambiamenti, non fermarsi alla critica» «Stabilire le regole, altrimenti ognuno per la sua strada»

            MASSIMO MASCINI

            ROMA • Savino Pezzotta, segretario generale Cisl, lancia il sasso nello stagno affermando che esiste una «questione sindacale», da affrontare subito, pena il declino del sindacato. Luigi Angeletti, segretario generale Uil, si trova in sintonia. Sta scomparendo, afferma, il modello di sindacato confederale, il sindacato, o parte del sindacato si va politicizzando, e perde così autonomia. Ma, ne è certo, presto si cambia.

            Angeletti, esiste una questione sindacale?

            Sì, perché rischiamo di assistere alla scomparsa del modello di sindacato confederale, quello che per decenni ci ha consentito di difendere allo stesso momento gli interessi dei lavoratori dipendenti e quelli più generali del Paese.

            Questo modello adesso è entrato in crisi?

            Sì, soprattutto con l’avvento del bipolarismo. Non siamo mai riusciti a metabolizzare una teoria del rapporto tra sindacato e politica convincente per tutti. Alcuni sindacalisti hanno cercato una funzione di supplenza della politica. E alcuni politici hanno in qualche modo sollecitato questa funzione, l’hanno accarezzata, sperando naturalmente di utilizzarla.

            In che modo?

            A fini elettorali, nella falsa convinzione che i sindacati siano in grado di portare voti. Ma è assodato che i sindacati possono far perdere voti, mai guadagnarne.

            Questa falsa convinzione cosa ha provocato?

            È successo che il sindacato o una parte del sindacato non è più riuscito a porsi come un interlocutore politico dei Governi, non è più stato in grado di discutere le scelte di politica economica e di politica sociale.

            Si è inceppato il meccanismo?

            Sì, alcuni sindacalisti, è inutile fare nomi, hanno avuto comportamenti non più confederali, ma simili a quelli delle Trade Unions. Sia chiaro, il modello tradeunionistico non è disdicevole, ma non ci appartiene, fa parte di una cultura diversa, può provocare lacerazioni perché non tutti sarebbero disposti ad accettarlo.

            La Trade Unions sono forti.

            Sì, ma fanno politica solo dentro il partito. Il contrario di quanto accade qui da noi.

            E questo è avvenuto in Italia?

            La Cgil ha assunto questo orizzonte politico, con la conseguenza di condannarsi a influenzare la politica economica solo dall’interno di uno schieramento. Trasformandosi però in una cosa diversa. In più, lo ha fatto ponendosi all’interno di uno schieramento composito come il Centro-sinistra, causando in questo modo lacerazioni e contrasti nello schieramento.

            Sta dicendo che la Cgil si è indebolita e non può più svolgere il proprio mestiere?

            Il sindacato deve poter utilizzare la sua forza, sempre, comunque, anche quando ha come interlocutore un Governo che non ha nei suoi programmi la condivisione delle istanze dei sindacati. Altrimenti va in cassa integrazione, si limita a gestire i punti di crisi, come stiamo facendo.

            Cosa occorre fare?

            Prendere in considerazione i problemi dell’economia, nella loro realtà. Siamo di fronte a una legge finanziaria che non è in grado di affrontare il nodo dello sviluppo, a mio avviso perché non prende in considerazione la necessità di un rilancio dei consumi interni. Dobbiamo chiedere con forza un cambiamwento della linea di politica economica.

            Voi confederazioni?

            Certo, noi Cgil, Cisl e Uil, presentando una vera e propria piattaforma rivendicativa. Con l’obiettivo per cui si fanno le piattaforme, per negoziare e ottenere cambiamenti. E scioperare se questi cambiamenti non vengono.

            Cosa vi frena?

            Il fatto che nella Cgil prevalga una logica tutta diversa, per la quale nei confronti del Governo non si va oltre la semplice critica.

            La Cgil non doveva risindacalizzarsi?

            Ottime dichiaraziioni, ma i comportamenti sono stati diversi. Quando abbiamo cominciato a discutere con Confindustria, che si era dichiarata disponibile a un dialogo a tutto campo, la Cgil si è sottratta.

            Lunedì nel vertice tra segretari generali parlerete anche di questi problemi?

            Parleremo solo di questi problemi. Perché le regole del gioco sono la chiave di volta di tutto, e solo avendo fatto chiarezza su questo si può riprendere il normale cammino, cercando le necessarie mediazioni. Altrimenti ognuno va per la sua strada.

            Spera di riuscirvi?

            Ne sono sicuro, non fosse che per motivi di sopravvivenza. Non vedo prospettive diverse.