“Intervista” L.Angeletti: bisogna colpire l’evasione e il sommerso

26/07/2004

          sabato 24 Luglio 2004

            IL SEGRETARIO DELLA UIL: NON SIAMO ANCORA ALLA RIPRESA DELLA CONCERTAZIONE, PER ORA E’ SOLO DIALOGO

              Angeletti: bisogna colpire l’evasione e il sommerso
              «Il governo ci convoca? Forse viene cambiato il vecchio rituale
              sperando che non mostri la faccia buona solo per chiedere tagli»

                ROMA
                MOLTI timori per la manovra finanziaria in cantiere. Tuttavia il segretario della Uil vede anche qualche novità nel metodo scelto dal governo di Silvio Berlusconi: «L’approccio mi sembra diverso; il vecchio rituale forse viene cambiato».

                  Angeletti, è importante dunque essere stato convocato per lunedì prossimo?
                  «Il metodo sembra cambiare in meglio. Lunedì il governo presenterà alle parti sociali il documento di programmazione economico finanziaria. Avremo così modo di esprimere le nostre opinioni. Poi si svolgerà un altro incontro con il governo nel quale saranno esaminate le nostre osservazioni».

                    Pensa perciò di poter contribuire alla gestazione del dpef che sarà varato giovedì prossimo?
                    «Spero che il governo non abbia previsto un incontro formale, ma sostanziale. E che, pertanto, sia disposto ad ascoltare valutazioni e richieste delle parti».

                      Questa è concertazione?
                      «La concertazione è più complessa. Questo incontro si può quasi iscrivere al dialogo. Ma speriamo non si tratti di un dialogo fra sordi».

                        Ovviamente i sindacati lunedì devono innanzitutto ascoltare?
                        «Sul merito del dpef da presentare ovviamente non è possibile esprimere alcuna opinione. E’ possibile però cominciare a mettere le mani avanti».

                          Perchè?
                          «Non vorrei che l’apertura sul metodo nascondesse la riproposizione di una vecchia tecnica: si mostra la faccia buona quando si chiedono sacrifici».

                            Cosa teme in concreto?
                            «Metto le mani avanti perchè non vorrei trovarmi davanti a interventi per la sanità, le pensioni o più in generale lo stato sociale. Il problema del nostro paese è riuscire ad attuare politiche per lo sviluppo».

                              Ma il deficit pubblico è pesante, no?
                              «E’ vero che il deficit pubblico è diventato molto pesante. Però ci sono ancora delle risorse disponibili (magari non tutte quelle necessarie) e da utilizzare in maniera oculata. Dalle infrastrutture alla ricerca è indispensabile sostenere la crescita».

                                E come valuta la questione della progettata riduzione delle tasse?
                                «La riduzione della pressione fiscale, che non possiamo permetterci in maniera generalizzata e dell’entità ipotizzata, secondo noi deve essere finalizzata ad abbassare il peso sui nuovi incrementi salariali. Questo provocherebbe effetti positivi per la diminuzione del cuneo fiscale e darebbe un modesto aiuto alla domanda interna».

                                  E’ fattibile questa soluzione?
                                  «Questa soluzione sarebbe l’unica possibilità reale e non impegnerebbe eccezionali quantità finanziarie».

                                    Dove reperire le risorse per raddrizzare i conti pubblici?
                                    «E’ il momento, dopo aver esplorato tutte le una tantum possibili, di affrontare seriamente il vero tema della finanza pubblica: la troppo ampia evasione fiscale e il troppo esteso lavoro sommerso».

                                      Come commenta allora l’orientamento del governo di intervenire con una tantum per 7 miliardi di euro?
                                      «Sette miliardi non sono pochi. Non riesco proprio a capire dove sia possibile trovare questa somma. Ma visto che dobbiamo rispettare i parametri europei, anche il livello dell’evasione fiscale deve essere contenuto nello stesso livello dell’Europa».

                                        Lei comincerebbe da qui?
                                        «Il divario esistente è un forte handicap per l’Italia. Come si fa ad equiparare la spesa sociale e il deficit pubblico all’Europa se l’evasione fiscale e l’elusione sono a livelli doppi? Queste stime non sono nostre, ma di organizzazioni internazionali autorevoli e convergenti».

                                          Poi ci sono i 17 miliardi di euro di misure strutturali già preannunciate…
                                          «E’ inutile fare commenti. Attendiamo quello che ci verrà detto lunedì».

                                            Con preoccupazione?
                                            «Sono preoccupato, ma non rassegnato a sentir parlare di sacrifici».

                                              Visto che il deficit pubblico è al 4,4% del prodotto interno lordo, qualcuno dovrà fare i sacrifici, vero?
                                              «Sì, ma non i lavoratori che hanno già dato anche più di quello che era giusto dare e che hanno perso potere d’acquisto».