“Intervista” L.Angeletti: basta scelte unilaterali

27/04/2004


27 Aprile 2004

IL SEGRETARIO DELLA UIL:
OCCORRE RIPRISTINARE UN METODO NORMALE DI CONFRONTO
Angeletti: basta scelte unilaterali
«Bisogna avviare la trattativa, sbagliato fermare la fabbrica»
    STIAMO ragionando su come trovare una soluzione», spiega il leader della Uil Luigi Angeletti al termine del vertice con Pezzotta ed Epifani sul caso Melfi.
    Pare che la situazione a Melfi sia un po’ fuori controllo…
    «Anch’io ho questa sensazione. Ci sono degli obiettivi che tutte le organizzazioni sindacali condividono. C’è il problema della “doppia battuta”, i due turni di notte contigui e continuati di due settimane, davvero pesanti. Così come c’è una differenza nel pagamento dell’indennità di turno, cosa che tutti vogliamo risolvere. Ma non siamo d’accordo tra di noi sul modo di affrontare il problema. Noi riteniamo che la strada più efficace sia quella di avviare la trattativa con l’azienda, e lì misurare se la soluzione che troviamo è buona o meno, e se l’azienda è disponibile a risolvere questi problemi. Ma bloccare lo stabilimento è una forma di lotta disastrosa, perché danneggia in primo luogo i lavoratori. E perché è un metodo che non hanno mai portato a soluzioni positive».
    La Fiom dice che l’azienda non vuole trattare con le Rsu.
    «Non è vero: l’azienda ha acceduto all’idea di avviare questa trattativa, ed è stata fissata una data. Noi diciamo che per avviare la trattativa bisogna rimuovere i blocchi, se non vogliamo perdere. Il tavolo negoziale già c’è».
    Che ne pensa degli incidenti tra scioperanti e polizia?
    «Ovviamente a un sindacalista non può fare piacere che ci siano scontri tra lavoratori e forze dell’ordine. Però, il compito del sindacato non è quello di imporre uno sciopero, ma convincere i lavoratori a scioperare. Se è giusto e da rivendicare il diritto a scioperare, è vero pure che bisogna in qualche modo tutelare anche quello di chi non vuole scioperare».
    L’azienda afferma la disponibilità a trattare. Ci sono margini negoziali?
    «Noi pensiamo a soluzioni che non mettono affatto a repentaglio l’azienda, più che compatibili con l’efficienza, la produttività e la redditività dello stabilimento. Se la Fiat si risana ed esce dalla convalescenza, è interesse prima di tutto nostro. Nessun sindacato serio vorrebbe creare alcune decine di migliaia di disoccupati».
    Melfi è una fabbrica recente, dove tradizionalmente la Fiom non aveva un forte insediamento, che non ha una storia di grandi conflitti. Eppure si assiste a una esplosione di protesta durissima. Come mai?
    «Con il passare degli anni la Fiat ha via via annacquato e poi eliminato il sistema di relazioni sindacali partecipative su cui era stata fondata Melfi. È cambiato il management dello stabilimento, l’azienda ha cercato di fare di Melfi la fabbrica più redditizia del gruppo, la pressione sui lavoratori è cresciuta fino a giungere a livelli pesanti. Al primo incidente la gente ha pensato che quella potesse essere la strada per risolvere i suoi problemi. Adesso bisogna fare un negoziato: sapendo però che gli iscritti a Fim, Uilm e Fismic non vogliono che gli sia imposto un modo di condurre trattative e lotte. Bisogna ripristinare un metodo normale per gestire la trattativa e il confronto. Imposizioni non ne vogliamo accettare».
    Si parla di un intervento del governo. Sarebbe utile?
    «Assolutamente no».
    Il caso Melfi può pesare nei rapporti tra Cgil-Cisl-Uil?
    «Vedremo nei prossimi giorni: se alla fine si riesce a risolvere il problema dei rapporti tra i sindacati, prima, e quello con la Fiat poi, questa vicenda non avrà strascichi. Altrimenti, di scelta unilaterale in scelta unilaterale, sarà difficile fare finta di niente».