“Intervista” L.Angeletti: «Basta rinvii su contratti e stipendi»

16/07/2004





     
    Venerdì, 16 Luglio 2004
    intervista
    Roberto Ippolito

    «VOGLIO CONSIDERARE L’ABBANDONO DELLA RIUNIONE COME UN PURO INCIDENTE»
    Angeletti: «Basta rinvii su contratti e stipendi»
    Il segretario della Uil: non capisco la scelta di Epifani ma ora
    è fondamentale un immediato confronto fra i confederali

    Dobbiamo regolare i rapporti fra noi e imparare a parlare non
    solo di cosa si deve fare ma anche del come
    Sarebbe grave perdere l’opportunità di discutere che si è aperta con gli industriali

    Soprattutto adesso che non c’è la concertazione e i problemi del Paese sono utilizzati solo per alimentare lo scontro politico

    ROMA
    CHE fare? «A questo punto è fondamentale un confronto preliminare tra la Cgil, la Cisl e la Uil sull’assetto dei contratti di lavoro» risponde Luigi Angeletti, segretario della Uil, dopo le divergenze emerse mercoledì fra i sindacati e l’abbandono da parte della Cgil dell’incontro con la Confindustria centrato sulle questioni legate allo sviluppo.


    Che tempi immagina, Angeletti, per questo esame preliminare tra le confederazioni?

    «Il confronto fra la Cgil, la Cisl e la Uil non può essere rinviato alle calende greche. Così potremo al più presto perfezionare la proposta unitaria da presentare alla Confindustria e quindi aprire la discussione con lei».


    Ma la Cgil, con Guglielmo Epifani, mercoledì non ha voluto discutere di assetti contrattuali. Il confronto fra i soli sindacati è invece possibile?

    «C’era già una commissione insediata. La Cgil, la Cisl e la Uil avevano infatti dato vita a un gruppo di lavoro con nove segretari confederali per discutere dei modelli contrattuali. Pertanto è possibile ricominciare dal punto dove eravamo arrivati e studiare insieme i tempi entro i quali la nostra riflessione si svolge. Successivamente si deve andare al confronto con la nostra controparte».


    La rottura con la Cgil è dunque rimediabile?

    «Per me resta incomprensibile quello che è accaduto. La Cgil non ha voluto nemmeno parlare della data per avviare la discussione con la Confindustria sull’assetto dei contratti. Il merito non è stato nemmeno sfiorato. Voglio considerare l’abbandono della riunione in corso nella sede della Confindustria un puro incidente».


    Ritiene fondamentale il dialogo avviato e interrotto mercoledì?

    «Sarebbe grave perdere l’opportunità di discutere che si è aperta adesso con la Confindustria. Il confronto con la Confindustria e con le altre associazioni imprenditoriali è una cosa molto importante, soprattutto in questa fase in cui non c’è la concertazione e non c’è neanche il dialogo sociale. E i problemi del paese non sono discussi concretamente, ma al massimo come materia utile per lo scontro politico».


    E’ insomma essenziale tornare a discutere?

    «Era possibile ed è ancora possibile che le parti sociali ragionino e avanzino proposte per rimettere al centro dell’attenzione i veri problemi: crescita, sviluppo, creazione di buoni posti di lavoro e di pari passo politiche redistributive più efficaci e più eque».


    I sindacati devono avere perciò un ruolo attivo?

    «La Cgil, la Cisl e la Uil devono avere la capacità di parlare non solo dei titoli, ma anche di cosa occorre fare. E non è possibile limitarsi a riflettere con le controparti sulle richieste da formulare al governo: dobbiamo anche regolare i rapporti fra noi».
    In pratica…
    «Dobbiamo affrontare le questioni che rinviamo ormai da molti anni in materia di rapporti fra imprese e sindacati. E il cuore dei rapporti è il modello contrattuale, il sistema negoziale. Deve essere affrontata la questione irrisolta che si chiama salario».


    Quale è la sua analisi in proposito?

    «I salari in Italia sono relativamente più bassi. E in più hanno anche subito un’evidente erosione: non è stata garantita l’invarianza del salario reale poichè i prezzi sono aumentati più delle retribuzioni. La questione della perdita di potere d’acquisto non può essere elusa».


    E’ questo il punto centrale?

    «Si può parlare di molte cose, come di partecipazione, di maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi produttivi, di innovazione (che non è solo ricerca ma significa modelli organizzati nuovi). Ma oggi la vera priorità è rappresentata dagli aspetti salariali».


    Perchè lo sottolinea?

    «Disporre di un assetto contrattuale più efficace rispetto a quello di oggi è interesse del sindacato, ma anche delle imprese che non pensano a sostenere la propria competitività attraverso la riduzione del costo del lavoro».


    E quindi?

    «E quindi, lo ripeto, la Cgil, la Cisl e la Uil devono discutere prima di tutto fra loro e individuare i cambiamenti utili. Ma la discussione con la Confindustria poi ci deve essere. Altrimenti ragionare sugli assetti contrattuali diventa uno studio inutile e ininfluente».


    Lo stop di Epifani è dunque superabile?

    «Sono convinto che ci sia la necessità e lo spazio per un’accelerazione della riflessione della Cgil sul tema dell’assetto dei contratti di lavoro».