“Intervista” L.Angeletti: apriamo subito la trattativa sui contratti

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

    Il Leader Uil

      Angeletti a Confindustria: apriamo subito la trattativa sui contratti

        ROMA – «No, lo scontro non è tra la Confindustria che vuole ridurre i salari e il sindacato che vuole aumentarli. Questa è una rappresentazione semplicistica – dice il leader della Uil, Luigi Angeletti -. La maggioranza degli imprenditori sa benissimo che da noi le retribuzioni sono già molto basse. Si tratta invece, come dicono loro stessi, di pagare meglio i lavoratori. Ecco, la riforma del modello contrattuale dovrebbe servire proprio a questo. La Confindustria ha la sua proposta? Anche noi abbiamo le nostre. Apriamo comunque la trattativa, anche se il sindacato non dovesse arrivare a una sua proposta comune. E dico questo per non dare alla Cgil l’alibi di poter rinviare all’infinito il momento di affrontare questo tema. Abbiamo già perso un anno». Che è quello trascorso esattamente dal 14 luglio del 2004, quando il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, abbandonò il tavolo aperto dal nuovo presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, rifiutandosi di discutere della riforma delle regole della contrattazione, risalenti all’accordo del luglio ’93.

        Montezemolo è tornato a incalzare il sindacato dicendo che è pronto a presentare la sua proposta.

        «Bene, significa che stiamo facendo passi in avanti. La Uil è convinta che c’è assolutamente bisogno di migliorare il modello contrattuale».

        Come?

        «Ci vuole un contratto nazionale triennale, e non più quadriennale, che garantisca la tenuta del salario rispetto all’inflazione. E un contratto di secondo livello che distribuisca gli aumenti di produttività. Questi sono punti fermi».

        Ma la Confindustria vuole che il contratto nazionale stabilisca solo un salario minimo di garanzia.

        «I minimi di retribuzione in Italia sono già molto bassi, 600-700 euro al mese per gli operai. Le imprese hanno un problema diverso».

        Quale?

        «Il costo del lavoro per unità di prodotto. Che risente della bassa produttività e del cuneo tra retribuzione lorda e netta, cioè degli oneri contributivi e fiscali che gravano sulle imprese. Per questo la Uil propone una legge per stabilire che sugli aumenti dati col contratto nazionale non ci sia prelievo fiscale e che per quelli ottenuti col contratto decentrato ci sia un’aliquota secca del 10%. Così si aumenta il salario netto senza che questo pesi sulle aziende».

        La Confindustria vuole anche che ci siano «clausole di uscita», la possibilità cioè che imprese e sindacati si accordino per derogare ai contratti nazionali, come avviene in Germania.

        «In Germania i minini salariali sono il doppio che da noi. Che cosa deroghiamo?».

        Lei sa bene che molte aziende nel Sud, e non solo, non ce la fanno a rispettare le condizioni del contratto e lavorano in nero.

        «Ma non certo per colpa dei minimi di retribuzione. Quello che non riescono a sopportare sono tutti gli altri costi».

        Ma che c’è di male se le parti si mettono d’accordo su alcune deroghe?

        «Non possiamo prevedere questa scappatoia. Io gli imprenditori li conosco bene… Se uno gli dà questa clausola, la vogliono tutti. Sarebbe come incentivarli sulla strada sbagliata, quella di peggiorare le condizioni dei lavoratori invece di spingerli a migliorare la produttività».

        Anche il ministro del Welfare, Roberto Maroni, è favorevole alle deroghe, che del resto erano già ipotizzate nel Libro bianco sul mercato del lavoro.

        «Sulla riforma della contrattazione il nostro primo interlocutore non è il governo, ma le associazioni imprenditoriali tutte».

      Enrico Marro

            La proposta Boeri
            Una legge di tre articoli. Il primo che assegna al governo il potere di stabilire la retribuzione minima oraria. Il secondo che disciplina le elezioni delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, da tenersi ogni tre anni. Il terzo che assegna a una coalizione sindacale maggioritaria in ambito aziendale o territoriale il potere di stipulare accordi in deroga al contratto nazionale. È la proposta che avanzano Tito Boeri e Pietro Ichino sul sito www.lavoce.info in seguito al dibattito aperto dallo stesso Ichino sul Corriere della Sera.