“Intervista” L.Abete: Subito il via ai rinnovi con le regole attuali

19/07/2004


sabato 17/7/2004

Pagina 10 – Economia

    L´IMPRENDITORE
    Luigi Abete, ex presidente di Confindustria: più peso ai contratti aziendali

      "Subito il via ai rinnovi con le regole attuali"

        Prima che un metodo la concertazione è una cultura: è complicata, ma alla fine i risultati arrivano

          FABIO MASSIMO SIGNORETTI

          ROMA – «La concertazione prima che un metodo è una cultura. E se si ha questa cultura, le differenze piano piano si limano, con il confronto. Da quanto ho letto il dissenso fra i sindacati è fra chi vuole ricercare subito degli aggiornamenti delle regole e chi ha timore che il dibattito blocchi i rinnovi contrattuali in scadenza. Se fosse questo il problema, la soluzione c´è già è nelle regole del 1993, tuttora vigenti. Discutere un aggiornamento delle norme, non vuol dire avere un alibi per non rispettare le regole attuali. E questo vale per tutti. Gli industriali, quindi, devono garantire la discussione e il rinnovo dei contratti in scadenza senza aspettare nuove norme. E i sindacati, tutti, devono garantire il rispetto delle regole attuali nei rinnovi, in particolare in riferimento all´inflazione programmata».

          Luigi Abete è l´uomo che da presidente della Confindustria ha firmato undici anni fa l´accordo di luglio sulla concertazione. E oggi, da membro della giunta della Confindustria, grande elettore e amico di Luca Cordero di Montezemolo (oltre che presidente della Bnl e vicepresidente dell´Abi), dopo l´abbandono del tavolo di trattative della Cgil, richiama le parti sociali «al rispetto delle regole», e a riprendere insieme la discussione di nuove norme.

          Presidente, come vede il futuro del confronto tra le parti sociali?

          «L´importante è credere in quello che si fa. Chi crede nella concertazione sa che essa è complicata, sconta battute d´arresto, ma un risultato alla fine arriva. Siamo al primo appuntamento. Montezemolo è stato nominato per quattro anni e i leader sindacali restano in carica a lungo. Hanno tanti obiettivi da conseguire insieme. Diamogli il tempo di farlo».

          Ma il nodo delle nuove regole sembra difficile da sciogliere.

          «Le nuove regole stanno già dentro le attuali. È necessario spostare il peso dal salario nazionale al salario aziendale, senza fare l´errore di inventarsi il salario regionale o il salario provinciale perché allora invece di fare nuove regole torniamo alle norme della Preistoria, cioè le eliminiamo. Purtroppo nel 1993 non c´erano le condizioni per spostare l´asse retributivo dal contratto collettivo a quello aziendale. I livelli contrattuali possono essere solo due: uno aziendale, che rispecchia di più la produttività e la redditività, e uno collettivo che premia la professionalità. Chi pensa a un contratto territoriale, non semplifica il problema, ma lo complica, perché poi avremmo tre livelli contrattuali».

          Non crede che le tensioni tra le parti sociali siano legate anche al momento economico difficile?

          «L´economia adesso manifesta segnali di movimento. Ma occorre agire per consolidarli».

          Come?

          «Innanzitutto bisogna smetterla di inseguire l´utopia della mitica ripresa, perché, visto che l´Italia è attualmente in un regime di crescita dell´1%, un eccesso di ottimismo, una volta scontratosi con la realtà, porta ad un eccesso di sfiducia che non fa bene a nessuno. Poi è necessario accelerare sulle liberalizzazioni e nell´approvazione delle riforme del risparmio e della legge fallimentare, concentrare gli sforzi della ricerca nel settore delle medie imprese e aiutare tutto il sistema delle piccole aziende a riconvertirsi dalle attività manifatturiere a basso valore aggiunto al settore dei servizi. E bisogna evitare di aspettarsi tagli alle tasse a breve: ora non ci sono le condizioni e le risorse che si rendessero disponibili devono prima andare agli investimenti».