“Intervista” J.Monks: « E i salari sono in crescita»

18/02/2005

    giovedì 17 febbraio 2005

    sezione: MONDO E MERCATI – pagina 9

    Sindacati europei / Anche John Monks ( Ces) respinge il protezionismo
    « E i salari sono in crescita »

      LI. P.

        DAL NOSTRO INVIATO BUDAPEST • È inglese, è un sindacalista, guida la Confederazione europea dei sindacati ( Ces). John Monks viene da un Paese che ha un sindacato debole, forse il più debole in Europa, ma anche per la sua storia è un interprete attento dei cambiamenti e delle pressioni che la concorrenza internazionale scarica sui lavoratori. « Noi abbiamo avuto la Thatcher » , risponde con ironia. Ma la Cina è un po’ peggio della Lady di ferro. « Bisogna stare attenti quando si parla di corsa al ribasso per i lavoratori.
        Nelle zone più ricche della Cina, come Shanghai e Hong Kong, i salari stanno crescendo. Pur restando molto più bassi dei nostri, la tendenza indica un incremento di redditi e questa è una novità ».
        Si prepara una guerra tra lavoratori?

          Il rischio di divisione esiste, ma non so se arriveremo a questo punto. La storia economica è fatta di cambiamenti, di imprese che si spostano dove le convenienze a investire sono maggiori. È successo in Italia qualche decennio fa, ma questo non ha impedito al Nord di diventare una delle aree più industrializzate d’Europa.

          Prima francesi, tedeschi o italiani si lamentavano degli irlandesi e della loro capacità di attrarre investimenti. Ora gli irlandesi si lamentano dei polacchi. Il sindacato europeo può trovare una mediazione?

            Sono molto più interessato a ciò che accade in Polonia, per gli sforzi che sta facendo il Paese e per le condizioni di lavoro dei polacchi, che al punto di vista irlandese. Quando una multinazionale sposta i suoi stabilimenti a Est spesso ciò vuol dire la chiusura di tante piccole aziende. Posti di lavoro persi anche per i polacchi, ma anche nuove opportunità.

            Il sindacato, anche in Italia, invoca l’imposizione di standard lavorativi per l’ingresso dei prodotti cinesi, è d’accordo?

              Non credo in una competizione giocata sul costo del lavoro. C’è sempre un posto dove sarà più conveniente investire: l’Est Europa, poi la Cina, ora i Paesi dell’ex Unione Sovietica. Ai confini tra Ucraina e Polonia, per esempio, si sta creando un distretto del tessile che è il risultato di molte delocalizzazioni. Il protezionismo non è una soluzione, bisogna invece puntare sulla responsabilità sociale delle imprese.

              Il sindacato si sente sotto attacco. Una " sindrome Skargill"?

                Non ne sento i sintomi perché non sono protezionista, accetto il protocollo di Kyoto e non promuovo il carbone. Al di là delle battute, non possiamo trascurare che l’Europa è l’area più ricca del mondo e che l’Est Europa è stata per molto tempo in condizioni di povertà. È normale che in questi Paesi non si possano pagare salari europei e che questo venga accettato da sindacati e lavoratori: la priorità è il posto di lavoro.

                Intanto la Siemens e la Bosch aumentano l’orario di lavoro a parità di salario, non è una revisione al ribasso?

                  I sindacati sono pragmatici, e questi accordi lo dimostrano.