“Intervista” J.Caille (Adecco): Lavoro, Italia modello in Europa

16/07/2004


          sezione: ITALIA-LAVORO
          data: 2004-07-16 – pag: 19
          autore: SERENA UCCELLO
          LEGGE BIAGI • Parla Jèrôme Caille, Ceo di Adecco: la riforma del mercato può fare da apripista per altri Paesi
          Lavoro, Italia modello in Europa
          «Le possibilità di fornire servizi anche a chi ha un posto fisso consentirà un forte sviluppo delle società interinali»
          MILANO • L’Italia modello in Europa per quanto riguarda la legislazione sul mercato del lavoro, apripista di una nuova flessibilità in grado di coniugare professionalità e sicurezza. A tracciare questo scenario è Jèrôme Caille, Ceo di Adecco. «La precedente legge sul lavoro temporaneo in Italia — dice il numero uno della multinazionale del lavoro in affitto — si è molto ispirata a quella spagnola e francese. Adesso potremmo assistere al movimento contrario: questa riforma potrebbe cioè influenzare, ispirare, il Governo spagnolo che sta pensando a nuove formule per aumentare l’occupazione. Anche il ministro del Lavoro francese sta lavorando a un progetto per aumentare il ruolo delle società private. Tutto questo in un contesto in cui la presidenza Ue olandese sta pensando a una nuova direttiva sul lavoro temporaneo».
          La legge Biagi ha radicalmente cambiato il vostro ruolo. Su quale strumento punterà Adecco?
          La riforma riconosce alle società come Adecco un ruolo di sviluppo dell’occupazione, perché oltre alla responsabilità di creare lavoro, attraverso l’impiego flessibile, ci dà la possibilità di fornire servizi anche a chi ha un posto fisso. Questo è una sorta di certificato di legittimità, un’attestazione di fiducia sulla nostra capacità di saper sviluppare l’impiego ma anche l’impiegabilità degli individui. Si tratta di un’opportunità affascinante per noi: la riforma ci dà cioè la possibilità di fornire servizi — dalla selezione, alla formazione, alla ricollocazione — al 100% dei lavoratori. Di fatto saremo un operatore polifunzionale, in grado di portare a un gran numero di persone tutta una gamma di servizi che prima erano riservati a pochi, alla parte alta della piramide, ai manager ad esempio. E così le potenzialità del lavoro temporaneo diventano enormi: se infatti consideriamo che attualmente la sua penetrazione nella Ue sulla popolazione attiva è dell’1,5%, con le novità normative in campo questo margine potrebbe crescere al 2 per cento. Questo vuol dire che nel 2010 potremmo avere 3 milioni di lavoratori temporanei in Europa, senza contare i servizi aggiuntivi.
          Cosa manca ancora al mercato del lavoro italiano per essere veramente competitivo?
          Di solito quando si parla della competitività dell’Italia lo si si fa paragonandola ai Paesi che hanno un costo del lavoro più basso, come i Paesi dell’Est, il Sud America, o l’Oriente. La strada per permettere al mercato italiano di crescere in competitività è la flessibilità, vale a dire consentire alle aziende di pagare soltanto per quello che utilizzano, ma allo stesso tempo garantire loro l’accesso a profili professionali qualificati. In Italia la legge è fatta bene, perché ha stabilito la parità di retribuzioni e di contributi tra i lavoratori temporanei e gli assunti a tempo indeterminato. Questo vuol dire che il vantaggio competitivo non sta nel fatto che l’azienda paga una retribuzione più bassa, ma nel fatto che ha un costo varabili.
          L’economia americana ha ripreso la sua corsa. In Europa i segnali sono contrastanti. Secondo lei potrebbe esserci una crescita economica senza aumento dell’occupazione?
          C’è sempre un gap di tempo tra la ripresa economica e quella occupazionale. Le aziende aspettano infatti di vedere se questa ripresa si consolida prima di tornare ad assumere. Quello che è successo in questi anni è che le società hanno fatto investimenti in tecnologia così forti da riuscire ad aumentare la loro produttività, assorbendo anche il 10-15% di vendite in più, senza essere però costrette ad aumentare i costi. In una prima fase è dunque possibile una crescita senza sviluppo occupazionale, ma appena le aziende utilizzeranno tutta la produzione aggiuntiva dovranno ricominciare a investire in tecnologia e in forza lavoro
          Il mercato italiano è troppo "affollato" di operatori?
          No, rispetto al panorama estero, a quanto accade cioè negli altri Paesi. Il problema è la qualità, il mercato sta subendo una forte pressione competitiva in termini di margini, senza invece concentrarsi sulla qualità Adecco esce da una fase piuttosto complessa, dai ritardi nella presentazione dei conti al riassetto dei vertici conclusosi proprio in questi giorni.
          Come ricominciate dopo questo momento?
          Innanzittutto non ricominciamo perché non ci siamo mai fermati. E nonostante il ritardo nei nostri conti siamo riusciti a crescere per vendite e numero di clienti, a sviluppare nuovi servizi, a consolidare il bilancio. La nostra strategia rimane la stessa: trasformarci da una società di lavoro temporaneo, leader sul mercato, in una di servizi in risorse umane.