“Intervista” Ivano Corraini: Dalla Rinascente al ccnl

19/11/2002

      Da Rassegna Sindacale, n. 41 del 12/11/2002
Commercio – Intervista a Ivano Corraini

Dalla Rinascente al ccnl
Per i contenuti e per le regole adottate, l’integrativo del gruppo può rappresentare un buon punto di riferimento per il rinnovo del contratto di settore. «Possiamo discutere di tutto – dice il segretario della Filcams -, purché al centro del sistema restino i due livelli»
Stefano Iucci

La stagione sindacale del commercio entrerà nel vivo a dicembre, con la scadenza del contratto nazionale di lavoro e l’apertura di una trattativa che presumibilmente, visto il contesto generale, non sarà facilissima. In attesa di quell’importante appuntamento, sono stati appena rinnovati due importanti accordi di gruppo, alla Coin e alla Rinascente (e, prima ancora, in Pam e Billa). Intese che, per Ivano Corraini, segretario generale della Filcams, «hanno raggiunto risultati molto significativi e che, per i contenuti e per le regole adottate in materia di consultazione dei lavoratori, possono rappresentare anche un buon punto di riferimento per il rinnovo del contratto nazionale del commercio». Dal punto di vista sindacale, la vicenda Rinascente ha un valore emblematico per l’intero comparto: affronta, infatti, questioni d’armonizzazione contrattuale tipiche nei processi di forte concentrazione proprietaria. Dal ’95 a oggi il gruppo ha acquisito una serie di altri importanti marchi: Auchan, Sma, Upim, Città ; Mercato, Sigros, Colmare, Cedis Migliarini ed è cresciuta fino a 30 mila addetti. Tutti con situazioni contrattuali, e salariali, molto diversificate. Il gruppo cambia, dunque, e il nuovo contratto dovrà tenere insieme sia i nuovi assunti nei tradizionali negozi Rinascente, sia gli addetti dei marchi acquisiti.

Corraini L’accordo originario aveva un perimetro contrattuale ristretto. Oggi invece il gruppo, grazie alle acquisizioni, si è trovato a inglobare aziende con storie sindacali diversissime. Nella Sigros siciliana si faceva poca contrattazione, ancora meno nella marchigiana Cedis Migliarini. La questione che si è posta, allora, è come realizzare, con gradualità, processi d’armonizzazione contrattuale, definendo insieme norme e regole che, in caso di altri investimenti, acquisizioni e nuove partecipazioni azionarie, indichino quali sono i contratti da applicare. Al centro di questa sfida c’era l’obiettivo di difendere i diritti acquisiti in Rinascente e creare le condizioni perché fossero punti di riferimento per i nuovi. Questo è il tema politico su cui si è molto discusso, soprattutto per quanto riguarda il premio aziendale fisso, di cui godevano i lavoratori della «vecchia» Rinascente, ma non quelli degli altri gruppi.

Rassegna E su questo la trattativa, che è durata due anni, è stata aspra, con una dialettica forte con l’azienda e anche tra i sindacati di categoria.

Corraini Sì, perché di fronte a questa sfida la controparte ha provato a rimescolare le carte. Con la proposta di congelare il premio fisso (92 euro al mese per quattordici mensilità, ndr) per i dipendenti della « vecchia Rinascente» e avviare un progetto di salario variabile che coinvolgesse tutti i lavoratori del gruppo. Ma, così facendo, si sarebbe creato un doppio regime contrattuale tra vecchi e nuovi. Questa proposta, a un certo punto, ha intercettato la disponibilità di Cisl e Uil, ma non è passata.

Rassegna Tuttavia, le differenze rimangono, perché i nuovi assunti nei tradizionali punti vendita della Rinascente manterranno sì il premio fisso, ma questo andrà a regime in 48 mesi: quattro anni non sono pochi. Su questo capitolo c’è stata una polemica anche all’interno della Filcams, da parte dell’area di «Lavoro e Società»: in fondo, è stato detto da più di un esponente della minoranza congressuale, che cos’è questo se non un doppio regime?

Corraini Non è vero, si tratta di una vera e propria sciocchezza. Realizzare il salario aziendale con gradualità è una scelta contrattuale che abbiamo adottato da 20 anni in tutte le imprese della grande distribuzione. Ed è proprio questa gradualità che ci ha permesso di preservare il premio fisso aziendale, che altrimenti la controparte avrebbe certamente messo in discussione. Si è trattato di un classico scambio: mantenimento dell’istituto, ma allungamento del tempo per raggiungerlo. Oltretutto, anche il salario derivante dagli scatti d’anzianità è graduale.

Rassegna Fino a che punto potrebbe arrivare, in futuro, questo scambio?

Corraini Credo che gli accordi alla Coin e alla Rinascente rappresentino punti limite, oltre i quali la difesa del premio aziendale fisso può cominciare a perdere di significato.

Rassegna C’è però anche un’altra questione. I lavoratori delle aziende acquisite recentemente da Rinascente non avranno il premio fisso, ma un premio perequativo che varrà, a regime, soltanto la metà del fisso.

Corraini Non c’erano spazi per pensare a un’estensione del fisso a tutti gli addetti del gruppo. Tuttavia, va detto che il premio perequativo raggiungerà a regime 660 euro l’anno, con una crescita annuale progressiva predefinita e che non s’interromperà con questo contratto. Il cammino verso la definitiva omogeneizzazione proseguirà con il prossimo rinnovo. La scelta di un percorso graduale permette un reale processo d’armonizzazione, partendo dalla difesa di condizioni realizzate precedentemente. Detto questo, è bene sottolineare anche come, oltre al salario, molti altri obiettivi d’equiparazione tra i diversi contratti siano stati raggiunti seguendo il modello più avanzato, quello Rinascente: 95 per cento di copertura della malattia, orario di lavoro a 38 ore settimanali, con pacchetto aggiuntivo di 24 ore di permessi per tutti, copertura al 100 per cento degli infortuni e così via.

Rassegna A dicembre scade il contratto nazionale del commercio. Come vedi il percorso rivendicativo che si apre?

Corraini Come per tutte le altre categorie, il quadro generale non è dei migliori. Da inguaribile ottimista, guardo però con fiducia a due importanti risultati raggiunti con gli accordi Coin e Rinascente: siamo riusciti a difendere nel concreto i diritti dei lavoratori, evitando un pericoloso doppio regime, e a realizzare, seppur dopo confronti anche duri, un accordo unitario.

Rassegna La Cgil si è pronunciata con forza per il rispetto della democrazia sindacale. I lavoratori devono essere chiamati in causa in tutte le fasi dell’iter contrattuale: costruzione della piattaforma, ipotesi di contratto e in caso di dissenso tra le organizzazioni. Qual è, in merito, la situazione nel tuo settore?

Corraini Intanto gli accordi Coin e Rinascente saranno portati unitariamente al voto dei lavoratori, il cui grado di consenso sarà dunque certificato. Nel terziario abbiamo regole precise, a questo proposito. Il problema, tuttavia, sorgerebbe qualora si manifestasse un dissenso tra le organizzazioni sindacali sul contratto; in questo caso, le nostre regole ci dicono di tornare agli organismi dirigenti, che però non risolvono nulla. Stiamo discutendo per trovare soluzioni adeguate.

Rassegna Nonostante i processi di concentrazione, il terziario è un settore particolarmente «diffuso» sul territorio e il secondo livello non è ancora sufficientemente esteso.

Corraini Per un settore diffuso come il nostro c’è bisogno di un forte contratto nazionale che tuteli il potere d’acquisto e dia diritti esigibili a tutti i lavoratori, ponendo vincoli e regole alle imprese. Detto diversamente: possiamo discutere di tutto, pensare anche a cadenze temporali diverse rispetto a quelle attuali, purché restino al centro del sistema i due livelli.

Rassegna Il secondo livello, però, non ha ancora raggiunto, nell’ambito del terziario, una diffusione soddisfacente.

Corraini Certo, dobbiamo migliorare: innanzitutto estendere il livello aziendale e innovare nella contrattazione di gruppo aziendale. Anche in questo caso il problema è il decentramento. Gli accordi di gruppo non devono essere una sorta di media indistinta nazionale, incapace d’afferrare le specificità che si colgono a livello locale, in tema di condizioni e organizzazione del lavoro, flessibilità, trattamento. C’è poi il problema, altrettanto importante, di realizzare efficacemente una negoziazione territoriale, sia essa provinciale o regionale, per quelle imprese in cui non si fa contrattazione aziendale. Il piano territoriale ha una valenza fondamentale ed è anche grazie a esso che si difende efficacemente la tenuta del contratto nazionale.

Rassegna Sembra un paradosso.

Corraini Mica tanto. Le specificità e le differenze esistenti tra i vari mercati del lavoro e ambiti produttivi, e la stessa competizione fra le imprese del settore, si leggono proprio sul territorio. Se queste esigenze non si colgono qui, nel secondo livello, il rischio è che a essere messo in discussione finisca proprio il contratto di lavoro nazionale. A quel punto, le controparti spingerebbero per avere nel primo livello norme quadro, molto lasche, che lascerebbero mano libera alle singole aziende, trovando sensibilità sindacali per andare in quella direzione.

Rassegna Il contratto del commercio è un grande contenitore, tiene dentro un po’ tutto. Dalla grande distribuzione al piccolo fioraio, al concessionario automobilistico, alle imprese d’elaborazioni dati. Funziona un modello così largo?

Corraini È evidente la necessità che, all’interno di esso, trovino sempre più spazio normative capaci di cogliere le specificità dei singoli settori. Una media indistinta potrebbe risultare, alla lunga, paralizzante e innescare una rincorsa a una sorta di «diaspora» contrattuale. A quel punto, si avrebbe la prospettiva, esiziale, di tanti contratti di mestiere, con una forte corporativizzazione dei diritti.