“Intervista” Imprenditori strozzati da McDonald’s

10/07/2002

10 luglio 2002



Imprenditori strozzati da McDonald’s
«Chiudo il locale, ho troppi debiti».

Intervista a un concessionario Mac: «La multinazionale ci prosciuga, molti colleghi annegano nelle cambiali»

ANTONIO SCIOTTO


«Nelle vostre vene dovrà scorrere il ketchup». «La fedeltà alla Mc Family è tutto». Frasi come queste i
franchisee – concessionari del marchio per conto della multinazionale – se le sentono ripetere durante un anno di duro training tra patatine e friggitrici prima di poter coronare il proprio sogno: aprire un McDonald’s, guadagnare all’ombra dei due archi dorati. Il tipico american dream sembrerebbe essere sbarcato anche in Italia, salvo poi scoprire – e molti concessionari lo stanno pagando sulla propria pelle – che quel ketchup si può rapprendere, ostruendo la circolazione di denaro, e che la Mc Family può strozzarti, annegandoti in un mare di debiti e cambiali. Fine del sogno americano, e fine del lavoro per qualche decina di ragazzi che nel frattempo hai assunto come manager, banconisti e hostess. A Benevento, proprio in questi giorni un locale ha chiuso i battenti. I 23 giovani addetti, con il sostegno della Filcams Cgil, si stanno battendo per salvare il proprio posto di lavoro. Il titolare, Guido Freda, imprenditore campano concessionario anche del McDonald’s di Salerno e vicepresidente dell’associazione di franchisee Alfi, ha accettato di rilasciare in esclusiva al manifesto un’intervista sulle condizioni-capestro imposte dalla multinazionale. Una situazione di crisi che coinvolge decine di altri franchisee, e che sta creando non poche tensioni con la McDonald’s Italia.

Nella lettera che ha inviato ai sindacati per comunicare i 23 licenziamenti dei suoi dipendenti, lei ha dichiarato di essere in perdita di oltre 13 mila euro al mese, circa 140 mila in tutto il 2001. Eppure nei McDonald’s noi vediamo sempre gente in fila…

Anche quando i locali sembrano andare bene, con il sistema imposto dalla McDonald’s è facile per i concessionari andare in perdita. Solo i locali che superano gli 1,5-1,8 milioni di euro di fatturato annuo possono andare in attivo. In Italia saranno poche decine, concentrati soprattutto nelle grandi città e posseduti spesso direttamente dalla Company. I ristoranti McDonald’s sono circa 300 in Italia, 220 dei quali gestiti dai concessionari. Cento di questi fattureranno quest’anno una media di 800 mila euro, più o meno la cifra che realizzavo con il mio locale. A parte le spese per il personale, le tasse e le utenze, a renderti impossibile il pareggio di bilancio sono le spese fisse imposte dalla multinazionale. Basta guardare al mio bilancio del maggio scorso, rappresentativo di tutti i mesi passati. Ebbene, la perdita costante del mio esercizio è stata del 17%.

Ci può spiegare come mai il contratto di franchising con McDonald’s si rivela un capestro per chi lo firma?

McDonald’s ti affitta il locale, in genere di sua proprietà, che devi pagare con un rent (affitto) che oscilla dall’11% al 14% del tuo fatturato. Nello stesso contratto, però, viene specificato che l’affitto sale negli anni, e che può arrivare al 18%-20%. Queste percentuali sono stabilite a priori, senza guardare al tuo fatturato reale: è la stessa Company che prima di affidarti il locale fa una previsione di mercato, e solo in base a questa poi ti applica la percentuale. Per Benevento, ad esempio, avevano previsto tre miliardi di lire di fatturato, mentre io mi sono tenuto sempre sotto i due. Sta poi a te, con le carte in mano, dimostrare di aver guadagnato di meno e chiedere un relief, uno sconto, che sempre la multinazionale, unilateralmente, può decidere di concederti. E ti applica lo sconto se hai una «pagella» buona, maturata nel corso di ispezioni fatte negli anni passati: anche in questo caso, la pagella è decisa dalla Company e non si può contestare.

Ci sono altre spese fisse richieste dalla Company?

Oltre il rent, c’è un altro 5% di royalty, per l’affitto del marchio, un altro 5% per la pubblicità nazionale e un 1,5% per quella locale. Siamo insomma già al 25%, con punte del 30%, versato alla Company per diritti e affitti vari. E ancora: un altro 30-32% va ai fornitori indicati dalla Company per il cibo, gli incarti e il materiale per la pulizia. Io pagavo poi il 7% per le utenze (gas, elettricità, acqua), un altro 6,5% per le promozioni (Happy meal) e un ulteriore 10% se ne andava tra tasse, consulenze professionali, manutenzione e assicurazioni. E infine ci sono le spettanze al personale, un altro 30%. Insomma, se io in maggio ho fatto 75 mila euro di vendite, oltre 88 mila se ne sono andati per i costi: esattamente il 117% del fatturato. Come potevo continuare a tenere aperto un esercizio in perdita?

Ma McDonald’s non vi avverte dei rischi cui andate incontro?

Assolutamente no. Io ho firmato il contratto esattamente un giorno prima di aprire il locale. Durante l’anno di training non puoi vedere il contenuto del contratto, ma la Company ti dice che devi fidarti e che sicuramente potrai tenere per te circa il 3-4% del fatturato. Io a Benevento sono sempre andato in perdita, senza neppure potermi pagare uno stipendio. Mentre a Salerno guadagno circa 110 milioni di lire annui, con i quali fino a oggi ho potuto in parte risanare i debiti dell’altro locale. In più, il contratto di affitto per il locale vale solo per 20 anni, dopodiché devi restituire tutto a McDonald’s senza alcuna forma di «buonuscita». In pratica, il locale che hai gestito con fatica per anni non vale nulla. Mentre i macchinari devi acquistarli dalla Company con un anticipo di 300 milioni di lire e un leasing di 700 milioni. Con il risultato che dopo 20 anni ti ritrovi senza locale e con le macchine per fare gli hamburger, inutilizzabili perché brevettate McDonald’s. E’ chiaro che a quel punto li lasci in regalo alla Company, mica ti puoi fare gli hamburger a casa. E li hai pagati un miliardo. Sono deluso dal sistema imposto dalla multinazionale, e come me lo sono molti altri franchisee. Alcuni hanno firmato delle cambiali con la Company e rischiano di chiudere i locali. Per McDonald’s noi non siamo imprenditori, ma una sorta di «gestori coatti». La Mc Family è tutta un’illusione.