“Intervista” Ichino: «sui fannulloni non c’è controllo»

10/04/2007
    domenica 8 aprile 2007

    Pagina 24 – Economia & Finanza

    Intervista
    Pietro Ichino

      «Ma sui fannulloni
      non c’è controllo»

        STEFANO LEPRI

        ROMA
        Professor Ichino, ogni volta che si parla di dipendenti pubblici, i sindacalisti se la prendono con lei, perché ha posto il problema di come far lavorare di più i «nullafacenti». Il governo sostiene che con l’accordo di venerdì scorso partirà una misurazione della qualità dei servizi, per poter incentivare chi la migliora. Lei ci spera?

          «Questo era già scritto nel memorandum di intesa firmato il 18 gennaio. L’accordo di venerdì – risponde Pietro Ichino, docente di diritto del lavoro all’Università di Milano – riguarda solo il costo complessivo del rinnovo contrattuale. Resta da stabilire come verranno distribuiti questi soldi: da lì si valuterà la qualità di ciò che è stato firmato».

          Torniamo al memorandum di gennaio, allora.

            «Prevede la valutazione dell’efficienza e della produttività delle strutture; ma non dice su quali gambe camminerà, con quali modalità concrete».

            Il ministro Nicolais proporrà un organo di valutazione esterno, indipendente, «presso un soggetto terzo, ad esempio il Cnel», per misurare la qualità dei servizi resi dagli uffici.

              «Nicolais vuole emendare in senso gradito ai sindacati il progetto di legge, a cui ho collaborato, in discussione sia al Senato sia alla Camera, dove si prevede un’Autorità per la valutazione del personale e delle strutture pubbliche».

              Due testi quasi uguali: quello del Senato, presentato da Antonio Polito, è co-firmato dai capigruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro e Luigi Zanda.

                «Penso che meglio del Cnel funzionerebbe un’istituzione indipendente, fortemente motivata a svolgere il suo compito. Il suo primo compito consisterebbe nell’individuare le strutture delle quali sia chiara l’improduttività, l’inutilità, il sovradimensionamento degli organici. Ci sono molti casi evidentissimi, e per scoprirli non occorrerebbero strumenti sofisticati. Ai dipendenti di queste strutture dovrebbe essere vietato concedere aumenti retributivi fino a che il nodo organizzativo non sia stato risolto. In questo modo si otterrebbe anche di incentivare quei dipendenti ad accettare i trasferimenti, oppure gli altri mutamenti organizzativi necessari».

                La proposta che lei appoggia vorrebbe legare il 30% degli stipendi ai risultati. Pare difficile che si arrivi a questo. Secondo il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei si rischia che vincano i fannulloni. Invece il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha detto a «La Stampa» che non sopporta di sentir parlare di «nullafacenti».

                  «Se i sindacati del settore pubblico vogliono davvero combattere quella generalizzazione ingiusta, che penalizza tutti gli impiegati pubblici, devono accettare misure incisive per la valutazione. Per ora l’hanno accettata solo come principio generale: occorre tradurre il principio in fatti concreti».

                  Bonanni ribatte che non si può dare la colpa agli impiegati, perché si tratta di difetti di organizzazione e di dirigenza.

                    «Per dirla tutta, è vero che il nodo centrale è costituito dai dirigenti pubblici che non svolgono la funzione loro propria, ma è anche vero che si è fatto di tutto per impedirgli di svolgerla. I dirigenti non possono premiare i migliori, né possono sanzionare chi non fa il suo dovere; in cambio, sono stati esentati anche loro da ogni responsabilità, perché nessuno gli chiede conto dell’efficienza delle strutture a cui sono preposti. C’è un circolo vizioso di irresponsabilità, dall’alto al basso, che occorre rompere».