“Intervista” Ichino: «i confederali rischiano la rivolta»

25/06/2007
    sabato 23 giugno 2004

    Pagina 5 – Primo Piano

    4 domande
    a Pietro Ichino

      «Così i confederali
      rischiano la rivolta»

        ROMA

        Professore, qual è il suo giudizio sulle critiche di di Montezemolo ai sindacati?

          «Il sindacato ha radicamento nella fascia bassa di ciascuna categoria dei lavoratori, cioè tra quelli più deboli, meno produttivi. E’ un dato universale. Certo, quando il sindacato – come accade oggi in Italia nel settore pubblico – esagera enormemente nell’opporsi a ogni differenziazione di trattamento secondo l’efficienza e il merito, deve aspettarsi di finire con l’essere considerato il protettore dei nullafacenti».

          Quindi il presidente di Confindustria ha ragione?

            «Ha ragione nel senso che questo egualitarismo spinto finisce con il penalizzare non soltanto i lavoratori più efficienti e impegnati, ma anche la fascia mediana: per esempio oggi nel pubblico impiego è diffusissima l’insofferenza per il regime che si è di fatto instaurato. Contro un egualitarismo meno spinto, come fu quello degli anni ’70 nelle aziende private, nel 1980 ci fu la marcia dei 40.000…».

            Si attende una «marcia» dei lavoratori pubblici?

              «Sì, sono convinto che se il sindacato non cambia linea, rischia veramente una rivolta dall’interno stesso dell’impiego pubblico. Montezemolo ha ragione e il sindacato farebbe meglio ad ascoltarlo con un po’ meno supponenza. Vedo troppa arroganza nel sindacalismo confederale, come la battuta di Epifani a Padoa-Schioppa».

              Quella sull’uso della calcolatrice per trattare sulle pensioni…

                «E con cosa vuol negoziare, con i tarocchi o con la roulette? Forse Epifani considera le pensioni una sorta di variabile indipendente. E invece ogni euro in più che spendiamo per le pensioni dei 58enni di oggi si aggiunge al debito che dovranno pagare i nostri figli, per i quali le pensioni saranno comunque molto più povere». [GIO.FAT.]