“Intervista” I.Malavasi: salari diversi per area?

31/05/2005
    martedì 31 maggio 2005

    Malavasi: salari diversi per area?
    Ci sono ma quante difficoltà

      ROMA – «Per applicare il nostro contratto ci sono forti resistenze del sindacato, a livello territoriale non ne abbiano chiuso ancora uno». Ivan Malavasi, presidente della più diffusa organizzazione degli artigiani, la Cna con 400 mila imprese associate, fa un bilancio a un anno dalla firma del primo contratto nazionale di tipo «federalista» siglato anche dalla Cgil dopo quasi due anni di trattative. Riguarda un milione e mezzo di lavoratori e 800 mila imprese.

      Perché questo ritardo?

        «Abbiamo il sospetto che il sindacato temporeggi per aspettare il contratto dei contratti, quello dei metalmeccanici. Forse temono che questo accordo molto innovativo possa prefigurare aperture anche per altri».

        In che senso è innovativo?

          «Perché sposta una parte della contrattazione sul territorio, dove ci sono la ricchezza e la competitività. Ma di questi contratti territoriali, di secondo livello, non se ne è chiuso neanche uno».

          E’ vero che nemmeno la Confindustria vede di buon occhio la vostra intesa?

          «Direi che rema contro il contratto interconfederale sugli apprendisti dove noi chiediamo una riparametrazione dei costi secondo i nostri calcoli, loro non vogliono riconoscere all’artigianato la sua specificità di formazione. Ed è un po’ sorprendente questa posizione di Confindustria perché l’87% degli apprendisti è dipendente di imprese artigiane».

          Cosa vuol dire il secondo livello?

            «E’ il livello regionale al quale spettano sia la regolazione dei profili professionali sia le quantità economiche legata alla produttività. Dove ci sono più risorse queste possono essere distribuite ai lavoratori».

            C’è chi parla di nuove gabbie salariali…

              «Non è così perché, fino ad ora, i contratti aziendali si sono fatti solo al Nord. Mentre adesso è previsto un meccanismo di recupero dell’inflazione anche per le regioni meno forti».

              Come fate a stabilire il costo della vita a livello regionale?

              «Collaboriamo con l’istituto Tagliacarne. Ma soprattutto ci interessa calcolare la produttività del territorio usando i consumi energetici, i fatturati rispetto al Pil, le ore lavorate. Questa parte del salario dovrebbe essere agevolata dal governo. Lo abbiamo chiesto da tempo, ora ci danno ragione».

            Roberto Bagnoli