“Intervista” I.Malavasi (Cna): questa è una manovra che non aiuta la ripresa

06/12/2004
    domenica 5 dicembre 2004
    pagina 13

      Ivan Malavasi: «Apprezziamo solo le promesse di correzione sugli studi di settore»
      Cna: questa è una manovra
      che non aiuta la ripresa

        Felicia Masocco

          ROMA «È una manovra con i piedi di argilla». Il presidente della Cna, Ivan Malavasi, è convinto che questa Finanziaria «non aiuterà la ripresa economica».

            Non si salva nulla?

              «Apprezziamo le correzioni promesse dal ministro Siniscalco sugli studi di settore, il governo presenterà una modifica alla manovra. La definizione “manutenzione delle entrate” celava un aumento automatico del codice Istat degli degli studi di settori che avrebbe portato artigiani e commercianti a pagare una manovra da 3,8 milioni di euro. Sotto la pressione delle forze imprenditoriali, compresa la nostra, il governo si è impegnato a togliere gli automatismi e ad avviare un confronto con le parti sociali. La revisione degli studi di settore avverrà solo se ci sono scostamenti evidenti dagli andamenti economici».

                È ancora una promessa. Si fida?

                  «È una promessa, ma di un ministro devo fidarmi, è stato preso un impegno ufficiale. Il timore è che il Parlamento possa non accettare gli emendamenti presentati dal governo. Io spero che non accada anche perché l’emendamento è condiviso dal governo e dalle opposizioni».

                    Nonostante le correzioni, per la Cna la Finanziaria non va. Perché?

                      «Prendiamo, ad esempio, la riduzione delle tasse. È una bella promessa ai cittadini e alle imprese, ma nella realtà gli effetti della riduzione dell’Ire per l’artigianato e la piccola impresa si avranno nel 2006 (bilancio 2005), quindi il prossimo anno non ci sarà nessun effetto della riduzione fiscale sulle imprese. Mentre sicuramente si avrà un inasprimento fiscale per qualche settore, anche se non automatico. E se le imprese saranno chiamate a pagare anche un solo euro in più è fortemente a rischio l’obiettivo del Pil. Anche i 500 milioni di riduzione Irap, infatti, avranno impatto nel 2006. E poi è un intervento di dimensioni così piccole che difficilmente inciderà sulla competitività delle imprese».

                        Comunque il costo del lavoro sarà più basso, specie al Sud. O no?

                          «Un taglio dell’Irap di 500 milioni significa abbassare il costo del lavoro fino a 10mila euro al Nord e fino a 20mila al Sud. Dal punto di vista politico è apprezzabile, da quello economico è insignificante. Questa Finanziaria ha i piedi di argilla, difficilmente riuscirà a dare più competitività al Paese. Mancare l’obiettivo del Pil potrebbe significare qualche ritocco il prossimo anno, il che ci preoccupa».

                            A proposito di competitività, il tavolo promesso non c’è stato. Pensa anche lei che questo governo abbia cancellato il ruolo delle rappresentanze sociali?

                              «Il governo ha scelto un metodo che non è quello auspicato da noi e da tutte le associazioni di impresa che hanno firmato il documento del 18 luglio, ovvero il metodo della concertazione. Abbiamo assistito a una lunga serie di consigli dei ministri che hanno cambiato 25 volte la Finanziaria. Il governo non ha scelto il confronto con le parti sociali. Ha scelto un’infinita mediazione tra le parti politiche».

                                Un’occasione persa?

                                  «Non soltanto questa. In tre finanziarie questo governo non ha concertato nulla. Parla di dialogo sociale, le parti sociali devono cioè stare ad ascoltare e se non sono d’accordo l’unica strada che hanno è quella di aprire confronti con le forze politiche. Invece servirebbe l’assunzione di responsabilità, da parte di tutti, per obiettivi condivisi, perché dentro un’Europa in affanno, l’Italia ha maggiori difficoltà di altri. Se le soluzioni avvengono solo a livello di governo e per noi si tratta di “prendere o lasciare” il Paese non si ritroverà unito. Ognuno cercherà di portare a casa qualche vantaggio. Ma non ci sarà una scelta di sviluppo».