“Intervista” Guidi: Epifani ha coraggio

23/06/2003





sabato 21 giugno 2003

L’INTERVISTA

Guidi: Epifani ha coraggio
si può tornare a dialogare

      ROMA – «Una intesa magari non epocale ma importante, è la prima volta che si parla insieme di competitività e devo dare atto alla Cgil di grande coraggio». Guidalberto Guidi, vicepresidente di Confindustria per le relazioni sindacali, dà al patto siglato l’altro giorno tra imprenditori e sindacati il peso di una «significativa svolta politica».
      Come spiega la decisione di Epifani di aderire?
      «Ho apprezzato molto il coraggio dell’attuale dirigenza. La Cgil è una grande organizzazione con molte anime e non tutte sulla stessa linea. La mia sensazione è che ci siano dei segnali di rinnovamento da parte del più forte sindacato del mondo, con un grande orgoglio e una inevitabile rigidità. Credo sia l’inizio di una importante trasformazione. Mi posso anche sbagliare naturalmente, perché una rondine non fa primavera…»

      Ha influito il fallimento del referendum?

      «Senza dubbio. E’ stato un altro segnale del mutamento del mondo. Un po’ come è successo per noi quando tre anni fa decidemmo di fare della competitività il nostro cavallo di battaglia».

      Un ritorno della concertazione?

      «Direi che la concertazione non è mai mancata anche se è stata fatta solo con la Cisl e la Uil. In quella fase, tuttavia, ha perso gli aspetti negativi della degenerazione che aveva portato a confondere la concertazione con l’unanimità. Sono d’accordo con Romano Prodi quando sostiene che l’unanimità è sinonimo di paralisi. Cambiare con l’accordo di tutti è una contraddizione in termini».

      Un patto senza scambi. Che vuol dire?

      «Che non chiediamo niente al governo. Altre volte abbiamo siglato intese per finire col reclamare l’intervento di Pantalone. Oggi non è così. Semplicemente abbiamo individuato delle macro aree di intervento, sia come analisi che come terapia».

      Si dice che Confindustria abbia voluto dare una mano a Epifani. E’ vero?

      «Sono sempre perplesso, soprattutto quando si tratta di organizzazioni con una grande storia come la Cgil, a personalizzare i rapporti. E’ vero che le idee camminano con le gambe delle persone ma resto convinto che la Cgil abbia percepito la fine di una fase storica. Anche con molte sofferenze che non sono sopite. Ricordo che vi è una componente importante, la Fiom, che sta dichiarando scioperi per firmare un contratto che è già stato firmato».

      La Cgil, però, ha ottenuto che non ci sia alcun riferimento al Patto per l’Italia…

      «Ogni cosa ha una concatenazione logica. L’errore più grande che avremmo potuto fare sarebbe stato quello di tentare di umiliare una controparte. Ci vuole attenzione anche agli aspetti psicologici».

      Addio per sempre alla conflittualità tipo art. 18?

      «Il contrasto è fisiologico in un Paese democratico. Ma quel tipo di conflittualità, devo ammettere, aveva raggiunto livelli al di là della logica. Se si riconosce che tutti dobbiamo confrontarci con il mercato, quella è una pagina chiusa».

      Unità sindacale. Anche qui una svolta?

      «Mi auguro che ci sia. E se così sarà, avverrà con una compartecipazione più equilibrata tra Cgil, Cisl e Uil. Questi anni non sono passati invano».
Roberto Bagnoli