“Intervista” Gloria Buffo: «Ds, quel voto suicida»

26/06/2002

26 giugno 2002



«Ds, quel voto suicida»
Gloria Buffo del correntone: un disastro rompere con la Cgil


ANDREA FABOZZI


ROMA


Gloria Buffo, il tuo ordine del giorno di sostegno alla Cgil, bocciato lunedì dalla direzione Ds, ha prodotto una grave lacerazione tra il partito e Cofferati. Un boomerang per il correntone?

Non spetta a me giudicare i rapporti tra Cofferati e il gruppo dirigente del partito, ma so per certo che se il movimento che si è creato attorno alla Cgil per la difesa dei diritti e contro questa destra reazionaria avvertisse una nostra timidezza verso il principale protagonista di queste lotte, beh allora per la sinistra politica sarebbe un disastro. Non stiamo parlando di una questione personale.

E di cosa stiamo parlando?

Della più importante vicenda politica e sociale dopo la sconfitta del 2001. Di un progetto della destra di mortificare i diritti e snaturare il ruolo del sindacato. Di un attacco violento e una vera e propria criminalizzazione – vedi le accuse di Maroni – della Cgil. A me sembrava naturale, persino scontato che i Ds volessero prendere una posizione netta di sostengo alla Cgil. Il sindacato, vorrei ricordarlo, che è rimasto coerente con la piattaforma unitaria che ha portato allo sciopero generale.

Così non è stato. Poi Fassino ha voluto correggere, criticando l’ipotesi di un accordo separato. Può bastare?

Mi sembra che la maggioranza abbia riconosciuto di aver fatto un errore politico, e abbia cercato per un verso di recuperare. E’ però chiaro che su problemi di questa portata non può bastare una posizione diplomatica, che si limita a registrare quello che non divide all’interno dell’Ulivo. Bisogna affrontare le questioni sul tappeto.

Prima però c’è da risolvere un problema di metodo. Per la maggioranza del partito avreste fatto bene a ritirare quell’ordine del giorno, così come vi era stato chiesto. Perché invece insistere con la conta?

Ho già detto che consideravamo un atto dovuto il voto a favore di quell’ordine del giorno. Inoltre devo aggiungere che a me che sono la prima firmataria non è stato chiesto da nessuno, né privatamente né pubblicamente, di ritirare o modificare quel testo. Capisco l’imbarazzo dei dirigenti del partito che si sono accorti solo il mattino dopo dell’esito infelice di quel voto, ma non possono rimediare accusando noi. Il problema non è quell’ordine del giorno, il problema è averlo bocciato.

Il problema è anche che le distanze tra voi e la maggioranza del partito aumentano ogni giorno di più. Fino alla rottura?

La difesa dei diritti dei lavoratori è un tema troppo importante per essere giocato in chiave di geografia interna, o come occasione per posizionarsi. Daremmo mostra di un cinismo imperdonabile se facessimo questo, nel momento in cui la questione è contrastare il governo e la maggioranza. E’ vero anche che differenze serie tra di noi c’erano e rimangono. Ma nella stessa direzione, ad esempio, abbiamo portato la maggioranza sulle nostre posizioni a proposito della Rai, con la richiesta di dimissioni del cda.

Ma sul lavoro…

Restiamo testardamente convinti che un partito della sinistra forte e autorevole si debba porre in modo prioritario l’obiettivo di rappresentare i milioni che hanno manifestato e scioperato sulla piattaforma del 16 aprile. Non vorrei che si dimenticasse che il miglioramento elettorale dei Ds alle amministrative era in buona parte dovuto alla mobilitazione sindacale. Un partito che quindici giorni dopo non ha la forza di decidere che la Cgil va sostenuta è un partito schizofrenico.