“Intervista” Giugni: «Non andrò a votare ma quella norma va salvata»

20/01/2003


DOMENICA, 19 GENNAIO 2003
 
Pagina 8 – Economia
 
L´intervista
 
L´ispiratore dello Statuto dei lavoratori: l´articolo 18 resta valido, ora serve un arbitrato veloce
 
Giugni: "Non andrò a votare ma quella norma va salvata"
 
 
 
 
LUISA GRION

ROMA – Il referendum sull´articolo 18 porterà solo danni: dalle divisioni nella sinistra e nel sindacato, alle conseguenze disastrose – se dovesse vincere il «sì» – che si verificherebbero nelle piccole aziende. Gino Giugni – che quella norma l´ha voluta – sta terminando la stesura di un libro («Dallo Statuto dei Lavoratori alla concertazione sociale») che ne ripercorrerà le ragioni, la storia e le evoluzioni. Difende l´articolo 18, anche se ammette la necessità di correggerne i punti deboli, ma rifiuta l´idea che a decidere del futuro di quella norma possa essere una consultazione. Un semplice «sì» o «no».
Professor Giugni, che effetti avrà il referendum di Bertinotti?
«Esiziali, disastrosi soprattutto per le piccole imprese, che in caso di vittoria del «sì» non saranno in grado di sopportarne le conseguenze».
Questo lo dice anche Berlusconi
«Berlusconi dice un´altra cosa: che l´articolo 18 frena l´occupazione, effetto non suffragato dai dati. Io invece dico che l´impianto della norma funziona, che il principio è valido e che semmai va rivisto il metodo di applicazione. E trovo ingannevole l´idea della delega parlamentare che ritocca aspetti secondari della materia senza affrontare il nodo dei licenziamenti».
Lei come interverrebbe sulla norma?
«Eliminerei le lunghezze procedurali che tanta incertezza generano fra gli imprenditori. Ne riformerei le modalità modificando il codice di procedura civile negli aspetti in cui se ne occupa. Renderei tutto più veloce e certo. I tempi della giustizia sono un problema, bisogna pensare ad una formula arbitrale come ho visto fare, già negli anni Sessanta in America. Ricordo la causa presentata dal dipendente di una azienda alimentare. Le parti si incontrarono in ditta, con il cappellino di carta richiesto dalle norme igieniche in testa. Tempo mezz´ora e tutto era finito ».
Ma oggi una riforma del codice non richiederebbe tempi troppo lunghi di fronte a un referendum ormai imminente?
«No, si può fare tutto in pochi mesi, basta che ci sia la volontà»
E´ contrario anche alla via d´uscita intravista dall´Ulivo: un disegno di legge che potrebbe trarre origine dalla proposta di Ichino che dà al giudice il potere di scegliere tra indennizzo e reintegro?
«Prima di giudicare dovrei leggerne il testo, ma se il tessuto è quello di Ichino direi che, fatte salve le argomentazioni eccellenti, la conclusione cui poi si arriva – il risarcimento del danno – esonererebbe il datore di lavoro dal giustificare il motivazione del licenziamento. Alla fine paghi e fai quello che vuoi».
Ma ha senso difendere un diritto dal quale sono esclusi lavoratori a termine, in affitto e co.co.co?
«Quello un altro problema e certo bisogna regolarizzare i loro rapporti di lavoro rendendo attuabile l´articolo 18. Sempre che non ci sia una dicotomia fra articolo 18 con il rapporto di lavoro e un diverso tipo di rapporto».
La proposta di Bertinotti, intanto, un effetto lo ha già prodotto: ha spaccato la sinistra e messo in crisi l´unità sindacale
«Queste conseguenze erano già nell´aria. All´unità sindacale si stava per arrivare nel ´64 grazie anche alle Acli di Livio Labor, ma oggi parlare di questo significa riferirsi ad una condizione superata e funesta».
La Cgil ha proclamato, da sola, uno sciopero generale sull´industria. Ha fatto bene o male?
«Non ho elementi per giudicare, ma spero che Epifani – pur nella ferma opposizione alla riforma dell´articolo 18 – riesca a ricostruire un clima di convivenza con Cisl e Uil».
Se dovessimo arrivare al referendum, lei come si comporterà?
«Sarò per il no, ma è probabile che decida di non andare a votare».