“Intervista” Giordano: «sullo scalone sarà battaglia»

23/07/2007
    lunedì 23 luglio 2007

    Pagina 4 – Politica

    IL GOVERNO
    L’INTERVISTA

      Giordano: Prodi non può
      essere il garante del Pd

        «Va frenato il segno centrista del governo, sullo scalone sarà battaglia. E consulteremo gli elettori»

          di Natalia Lombardo/ Roma

          L’ACCELERATORE – «Sullo “scalone” la partita è aperta: proporrò alle forze di sinistra di verificare se si può migliorare l’accordo. Ma d’ora in poi le scelte del governo vanno discusse prima con noi. Il Pd ha creato una gerarchia, e così si dissolve l’Unione».

          Il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, preme l’acceleratore per creare un soggetto unitario della sinistra.

          L’accordo sulle pensioni resta negativo per il Prc?

            «Sullo “scalone” sì. È come se l’Unione avesse introiettato la filosofia di Maroni e delle destre, ritardandone l’effetto. Si è disatteso il programma dell’Unione. D’ora in poi tutti i provvedimenti dovranno essere ridiscussi preventivamente con noi, per avere il nostro voto»

            Però ha detto che ci sono anche cose positive. Quali?

              «Gli esoneri dall’innalzamento dell’età pensionabile: chi ha 40 anni di contributi, i lavori a vincolo e i turnisti, la platea degli “usurati” stilata da Salvi, il rendimento per la pensione dei giovani. E l’innovazione culturale, che Confindustria avversa: il lavoro di un operaio non è uguale a quello di un manager. Fatti positivi per cui il nostro partito si è battuto molto, mentre non ho visto grande sostegno, nella trattativa, da coloro che vorrebbero difendere i giovani».

              Vuol dire che se ci sono cose buone è grazie alla sinistra?

                «È così. Le innovazioni sono il felice prodotto della sintonia tra la sinistra politica e gli scioperi preventivi».

                Troppo pochi, aveva detto.

                  «Infatti parlo degli scioperi dei metalmeccanici del Nord. Se fossimo andati alla trattativa con una mobilitazione sindacale preventiva e con un’iniziativa della sinistra unitaria, forse avremmo ottenuto di più».

                  È anche un’autocritica?

                    «Noi abbiamo fatto il massimo della battaglia politica. Sul piano sociale penso che il sindacato avrebbe potuto fare di più per una mobilitazione preventiva in grado, sullo scalone, di ottenere risultati migliori. È solo una mia valutazione politica, non voglio ledere l’autonomia del sindacato».

                    Ma la spaccatura tra Fiom e Cgil non ha riflessi nel Prc?

                      «Non entro in questa dialettica. Ci accusano di invadere il campo dei sindacati sulle pensioni? Semmai è singolare che il governo non abbia avanzato una proposta compiuta con noi, per poi proporla ai sindacati»

                      Dopo l’accordo stavate per uscire dal governo?

                        «La nostra è una battaglia di merito, non una questione politica».

                        Chi sostiene l’accordo dice: i giovani rischiano di non avere mai la pensione, e la vita media si è allungata.

                          «Ma perché il tempo di vita che si libera dal lavoro anziché essere usato in modo creativo o per la cura della famiglia, dev’essere riconsegnato alla valorizzazione del capitale e alla competizione globale? Lo scalone se lo pagano i lavoratori, perché i conti Inps sono a posto con l’aumento dei contributi dello 0,3% e con il lavoro degli immigrati. Quindi lancio una sfida a chi insiste sui giovani: stiano con noi quando chiederemo il superamento della Legge 30, un monumento alla precarietà, o un reddito sociale minimo come esiste in tutta Europa, o più risorse sulla ricerca pubblica».

                          Con chi ce l’ha?

                            «Col Partito Democratico. Perché alcuni esponenti del Pd non si sono appellati ai giovani quando sono stati regalati cinque miliardi di cuneo fiscale al sistema delle imprese?».

                            Barenghi su «La Stampa» valuta che la sinistra radicale non ha ottenuto nulla… Per questo farete un referendum per decidere se stare o no nel governo?

                              «Be’, i media devono decidere: non possono dire che esiste un monocolore comunista e il giorno dopo che la sinistra non conta nulla. Delle due l’una.
                              Un problema vero però c’è: il Pd ha costruito le condizioni per determinare una gerarchia tra le forze di governo. Prima si ci mette d’accordo tra le varie anime del Pd, e poi la sinistra può solo emendare quanto deciso. Ecco, se continua così l’Unione si dissolve».

                              L’ha irritata il vertice tra il premier e i suoi vice prima di convocare i sindacati?

                                «Esattamente, non è la prima volta in cui si crea una plancia di comando nel governo. Chiedo a Prodi: si sente il mediatore e garante del Pd, o fa il Presidente del consiglio dell’Unione?».

                                Qual è il vero problema?

                                  «Il Pd è un’opzione neocentrista che crea squilibrio nella maggioranza e nel governo. Anche per frenare l’aggressività moderata del Pd dobbiamo costruire rapidamente una soggettività unitaria e plurale a sinistra».

                                  Ma dopo l’accordo sulle pensioni la Sinistra unita non è più lontana?

                                    «Non enfatizzo tali divisioni, nella Sinistra Democratica sullo scalone ci sono pareri diversi. Certo se fossimo andati con una posizione comune avremmo ottenuto di più. Per questo si deve accelerare, ma il terreno è anche quello della partecipazione di massa, con passione, non solo quello dei partiti. Dobbiamo aprire una discussione con il nostro popolo» .

                                    Sarà un referendum?

                                      «Una cosa è il referendum sindacale dei lavoratori sull’accordo, un grande fatto democratico. Noi consulteremo l’elettorato della sinistra sul “se e come stare al governo”. Il Pd discute in un giorno sul leader, noi sui contenuti…».

                                      Come? Via internet?

                                        «Discuteremo, vedremo, spero si possa fare in modo unitario».

                                        Nel governo quali passi farete?

                                          «Il più vicino è il superamento della Legge Biagi, la lotta alla precarietà e sui contratti a termine. Poi le questioni di fondo sulla politica economica, e rilanciare una campagna sui diritti civili che risponda a quell’ampia domanda di liberazione venuta dal GayPride».

                                          Sulla legge elettorale?

                                            «Finalmente una buona notizia: abbiamo una sintonia tra noi e i Ds. Sono totalmente d’accordo con Fassino per il sistema alla tedesca. Dobbiamo accelerare una soluzione parlamentare. Il referendum è una truffa».

                                            Sansonetti, direttore di Liberazione, vede un’unica pressione delle banche: dalle scalate allo scalone…

                                              «Sulle intercettazioni non vedo questioni penali, ma tante dal punto di vista politico. Per D’Alema è “sconcertante” che noi critichiamo lo scalone? Per me è meglio essere sconcertati dal difendere i lavoratori, piuttosto che dal vedere mettere tutta la passione su come costruire un sistema di potere economico finanziario. Resto fermo a Enrico Berlinguer sulla questione morale che punta alla separazione tra politica e economia».

                                              È a rischio il voto di domani in Senato sulle missioni?

                                                «Al Senato si sa come si entra e non come si esce. Noi siamo disponibili a stare sul terreno unitario, ma è dal campo ulivista che hanno messo spesso a repentaglio la coalizione».

                                                Be’, Turigliatto ha detto che non voterà sulle pensioni..

                                                  «Turigliatto da tempo non è più iscritto a Rifondazione».