“Intervista” Giordano: «Con lo scalone governo a casa»

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    Intervista
    Franco Giordano

      “Se resta lo scalone
      il governo va a casa”

        Antonella Rampino

        Sulle pensioni il governo è stretto in una morsa, e sull’orlo di una crisi. Non solo l’ala liberal dell’Ulivo, ma soprattutto Rifondazione Comunista, minaccia di non votare la riforma se non arriverà ad abbattere il cosiddetto scalone. A costo di mandare a casa Prodi. Lo dice il segretario Franco Giordano, avvertendo che «Rifondazione non ci sta, neanche se la proposta Damiano sugli scalini dovesse essere accettata dalla Cgil».

        Davvero siete disposti alla crisi?

          «Una parte della coalizione ci accusa di voler spezzare la corda. Dov’erano quando abbiamo trascorso mesi e mesi a discutere sull’abolizione dello scalone, che poi è entrata nel Programma? Tutti hanno condiviso, a cominciare da Damiano. Se il governo cadrà, non saremo noi i responsabili. In questo anno, molti punti del Programma sono stati modificati. Su questo, sulle pensioni, non si può transigere».

          È la vostra linea del Piave. È così importante il dettaglio della proposta Damiano, che pure coincide quasi con la vostra?

            «Io trovo interessante la proposta Damiano. Ma è singolare che si punti a una ripresa di consensi al Nord, e poi non si voglia mettere in pratica una politica di consensi di massa. In tutte le fabbriche del Nord c’è un sentimento che va dal disincanto alla rabbia distruttiva. Tutti vogliono andare in pensione a 57 anni, con 35 anni di lavoro: come prevede la legge Dini, che non fu ben accetta agli operai, e che le destre hanno modificato assai in peggio. Adesso, bene per l’aumento a 58 anni, ma che siano esclusi tutti, e dico tutti, quelli che lavorano in fabbrica, i turnisti, e chi ha 40 anni di contributi. Ma non si può proporre che poi, automaticamente, tra tre anni si torna allo scalone della Maroni».

            Giordano, sta dicendo che gli operai non sono la base del Partito Democratico?

              «Tutti sanno che Rifondazione, al contrario del Pd, non è equidistante tra impresa e lavoro, né ci riferiamo, come fa Veltroni, a un astratto cittadino-consumatore. Io penso che le difficoltà dell’Unione al Nord stiano proprio nella perdita di consenso nel mondo del lavoro».

              Ma non è la Cgil che difende il lavoro?

                «Per ora questa battaglia la stiamo facendo insieme. Vedo che la Cgil sta sostenendo le ragioni del Programma dell’Unione, e nella polemica con D’Alema Epifani l’ha ribadito. Mi piacerebbe, visto che D’Alema dice che andare in pensione a 57 è un privilegio, portarlo a fare una passeggiata a Mirafiori, magari in assemblea con gli operai».

                E se la Cgil firmasse quell’accordo col governo?

                  «Attualmente non c’è alcun accordo. Se ci fosse, se la Cgil controfirmasse la proposta Damiano, noi non la voteremmo comunque in Parlamento».

                  Anche a costo di far cadere il governo…

                    «Abbiamo tempo per discutere. Ma siamo molto determinati. Perché vede, non è un problema di conti. I lavoratori si sono pagati l’abbattimento dello scalone con lo 0,3 dell’aumento della contribuzione. Parte di coloro che ne hanno diritto, poi in pensione non ci vanno: un 30 per cento, dicono le statistiche. L’Inps è in salute. No, non è un problema di conti. E’ un problema politico. Il futuro Pd, con Veltroni, pensa che bisogna redistribuire tenendo fuori i profitti e la ricchezza. E’ per questo che si sottrae agli anziani per dare al giovane precario, è per questo che si mettoni i giovani contro gli anziani».