“Intervista” Galli (Ania): Tfr, assicurazioni sul piede di guerra

25/07/2005
    lunedì 25 luglio 2005

      Pagina 26- Economia

      L´Intervista

        Il direttore generale dell´Ania, Galli, già capo economista di Confindustria, critica il documento di imprese e sindacati

        Tfr, assicurazioni sul piede di guerra
        «Pronti a ricorrere alla Consulta»

          ROBERTO MANIA

            ROMA – «Mi sento un po´ tradito, sotto il profilo culturale, dalla posizione di Confindustria sulla riforma del Tfr. La Confindustria che ho conosciuto si è sempre richiamata ai valori del mercato, della concorrenza, della competizione. L´avviso comune che ha sottoscritto con i sindacati sulla previdenza complementare, invece, può portare solo alla creazione di tanti monopoli». È severo il giudizio di Giampaolo Galli, direttore generale dell´Ania, l´associazione delle assicurazioni, sulla posizione che hanno assunto gli industriali e che oggi, insieme a Cgil, Cisl e Uil invieranno al ministro del Welfare, Roberto Maroni.

            Per quasi dieci anni, dal 1995 al 2003, Galli è stato chief economist del Centro studi della Confindustria. Oggi, non solo per il cambio di casacca professionale, non si ritrova nella linea di Viale dell´Astronomia. Da lì – dice – arrivano segnali «preoccupanti» che potrebbero compromettere la riforma. Segnali che «prefigurano un modello di capitalismo fatto di piccoli monopoli, controllato dalle burocrazie sindacali e delle organizzazioni imprenditoriali».

            Tutto questo perché la Confindustria si è alleata con i sindacati contro alcuni punti della riforma Maroni?

              «Questa sarebbe una delle poche riforme di natura strutturale che potremmo esibire in Europa. Farla saltare sarebbe un grave errore politico. Ne deriverebbe una richiesta di aumento delle pensioni pubbliche attraverso la reintroduzione di alcune indicizzazioni, come, peraltro, ha già chiesto la Cisl. Così ci sarebbe un aumento del carico fiscale e contributivo sulle imprese. Altro che riduzione dell´Irap! Infine, se si accogliesse l´avviso comune, nelle piccole e medie imprese verrebbe imposta per decreto la presenza delle burocrazie sindacali».

              Reagite così solo perché sindacati e Confindustria chiedono di non trattare allo stesso modo i fondi contrattuali e i piani pensionistici individuali delle assicurazioni?

                «È la legge delega approvata dal Parlamento che equipara il trattamento dei fondi chiusi e dei fondi aperti. Non si può limitare la scelta individuale del singolo lavoratore».

                Per le assicurazioni sarebbe un bel business quello del cliente con in dote il Tfr.

                  «Sarebbe un business moderatamente appetibile».

                  Ma il Tfr – dicono i sindacati – nasce dalla contrattazione sindacale ed è salario differito del lavoratore. Per questo – aggiungono – va destinato ai fondi negoziali.

                    «Intanto il Tfr ha origine legislativa e non contrattuale. E poi mi stupisce l´idea che siccome è salario differito debba andare ai fondi negoziali. Se è salario, spetta al lavoratore decidere come impiegarlo».

                    Resta il fatto che Maroni si è detto disposto ad accettare le proposte delle parti sociali se saranno coerenti con la delega.

                      «Se dovessero passare quelle proposte, noi faremo ricorso alla Corte costituzionale per eccesso di delega».

                      Ma non pensa che l´equiparazione tra i fondi, possa cancellare il principio della solidarietà tra generazioni che è tipico di ogni sistema previdenziale?

                        «Nei fondi pensione non c´è nulla di solidaristico, sono un investimento finanziario per quanto particolare. Non c´è nessuna ragione per limitare la libertà di scelta».