“Intervista” G.Venturini(d.g.Touring Club): «La carta vincente per il marketing del nostro Paese»

01/09/2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA

      data: 31 agosto 2004 – pag: 17

      Parla Venturini (d.g.Touring Club)
      «È la carta vincente per il marketing del nostro Paese»
      «Le spiagge soffrono la concorrenza straniera che si basa sui prezzi»

      GIANNI TROVATI

      MILANO • «Il patrimonio artistico e culturale è la vera carta vincente per il turismo italiano, e l’andamento congiunturale che stiamo registrando non fa che confermarlo». A sottolinearlo è Guido Venturini, direttore generale del Touring club italiano, secondo cui «il nostro sistema turistico deve puntare sempre più su questo settore di offerta».

      Come mai musei e monumenti italiani non sembrano sfiorati dalle difficoltà che hanno colpito anche duramente il turismo italiano?

      Perché il patrimonio culturale è la caratteristica con cui l’Italia si differenzia in maniera più netta dagli altri Paesi. Il turismo balneare risente pesantemente della concorrenza di Paesi come la Grecia o la Spagna, per non parlare della Turchia o della Tunisia, che sono in grado di proporre offerte simili alla nostra con prezzi concorrenziali e, in alcuni casi, molto più vantaggiosi. Sull’arte e sulla cultura, invece, l’Italia non ha concorrenti, per cui il marketing del nostro Paese deve puntare su questo tratto distintivo. Nelle principali città d’arte, inoltre, il fattore prezzi può essere risolto con maggiore facilità.

      Per quale motivo?

      Negli ultimi anni, anche sulla scorta di quanto accade da tempo nelle città europee, si è diffuso molto il fenomeno degli affittacamere, che a differenza del passato si è strutturato in rete e presenta un’offerta meglio reperibile. Anche il Touring ha ricevuto molte sollecitazioni per elaborare una guida del settore.

      All’interno di questo settore in crescita, quali realtà si stanno mostrando più dinamiche?

      È ancora presto per fare un bilancio del 2004, ma alcuni elementi cominciano ad emergere: tutte le grandi città d’arte confermano un aumento dei visitatori, ma dal nostro osservatorio è particolarmente significativo l’andamento dei circa 70 Comuni con la «bandiera arancione», il sistema di valorizzazione delle località medio-piccole dell’entroterra che abbiamo avviato nel 1988. In questo campione si stanno registrando aumenti di visitatori molto significativi, che oscillano fra il 5 e l’8 per cento. In entrambi i casi, comunque, è possibile aumentare ancora questa tendenza.

      In che modo?

      Le riflessioni sul rapporto tra prezzi e servizi, che spesso stanno danneggiando il turismo balneare, riguardano anche l’arte, ma in questo caso i turisti sono disposti a chiudere un occhio pur di vivere un’esperienza irripetibile. Questo atteggiamento benevolo, però, va coltivato, e bisogna evitare che vadano incontro a sorprese negative come orari di visita troppo ridotti o servizi aggiuntivi di scarsa qualità, come talvolta ancora accade.

      Il Codice dei beni culturali, che apre le porte a un più intenso contributo da parte dei privati, può essere una soluzione?

      Il Codice dei beni culturali è stato varato da troppo poco tempo per poter dare una risposta definitiva, ma non c’è dubbio che un maggiore apporto dei privati sia uno strumento importante per innalzare la qualità dei servizi. Esperienze di questo tipo già esistono e mostrano che si tratta di una strada possibile. Penso alla caffetteria di Palazzo Grassi a Venezia gestita da Arrigo Cipriani, oppure al museo di Arte contemporanea del Castello di Rivoli, il cui ristorante ha addirittura una stella Michelin. In questo modo è possibile unire all’arte e alla cultura la valorizzazione dei prodotti enogastronomici, che sono un’altra caratteristica chiave per il nostro Paese.