“Intervista” G.Tremonti: «Dialogo su risparmio e pensioni»

05/03/2004




VENERDÌ 5 MARZO 2004
 
 
Pagina 1 e 3 – Economia

«Dialogo su risparmio e pensioni»

Intervista a Tremonti: su questi temi superare lo spirito di parte

 
 
Il ministro del Tesoro: un metodo di lavoro repubblicano senza intaccare il bipolarismo
«Superiamo lo spirito di parte al Paese serve più dialogo»

Tremonti apre all´Ulivo su previdenza e risparmio
          "Sulle pensioni dobbiamo muoverci, siamo gli ultimi. E´ un anno e mezzo che discutiamo: adesso bisogna agire"
          "Berlusconi, in consiglio dei ministri, ci ha sempre invitati a tener conto delle proposte degli altri, se sono positive"

          EZIO MAURO


          ROMA – «No, non ero un falco ieri, e non sono un ex falco convertito oggi. Io sono e resto un bipolarista convinto. E proprio in quanto tale, non credo che esistano questioni bipartisan: piuttosto, esistono questioni no-partisan, che vanno affrontate come tali, mettendole al riparo dagli interessi di parte, nell´interesse unicamente del Paese. Dunque le dico di sì. Risparmio e pensioni sono due temi che possiamo affrontare insieme, maggioranza e opposizione, se ne siamo capaci. Io ci provo perché ci credo».
          Giulio Tremonti spiega la svolta del governo e l´apertura di un dialogo con l´opposizione, dopo la battaglia ideologica giocata insieme con la Confindustria sull´articolo 18, dopo le spallate dei primi anni berlusconiani, dopo un´interpretazione quasi "religiosa" del principio maggioritario, come delega assoluta al governo, senza limiti, controlli e confini.

          Sembra quasi, guardandola da fuori, che la spinta "rivoluzionaria" della destra berlusconiana si sia esaurita, come la "spinta propulsiva" del comunismo sovietico: mentre le difficoltà, la crisi e la realtà delle cifre che indicano una crescita zero impongono la ricerca di soluzioni condivise e di un consenso più largo. È così per il ministro dell´Economia?
          «No, il metodo che proponiamo non nasce dalle difficoltà che abbiamo davanti (come tutti i Paesi europei), e non è una ricerca di sponde, coperture, compromessi. Nessun inciucio, come si dice con una brutta parola nei corridoi della politica, nessun pasticcio. Sarebbe incomprensibile. Si tratta di qualcosa di meno, e di più».
          E cioè?
          «Vede, il bipolarismo ormai fa parte della meccanica costituzionale di questo Paese, meglio ancora dell´Europa. Il paradigma è quello, e io non mi sogno né di superarlo, né di annacquarlo. Diciamolo subito: la mia formula non ha nulla a che vedere con la vecchia unità nazionale, o con la tentazione di governi tecnici, e non nasce dai timori della crisi. Semmai da una speranza».
          Quale?
          «Molto semplice: il Paese è maturo per distinguere tra i temi su cui necessariamente ci si divide e i temi su cui, invece, bisogna superare lo spirito di parte e cercare un´intesa, senza che questo sia un cedimento consociativo. L´ambizione è di realizzare questo passaggio, utile al Paese, restando noi stessi, e salvando il bipolarismo, anzi rafforzandolo. Per dirla in altre parole, sto invitando a trovare un equilibrio tra bipolarismo e interesse nazionale, quando i problemi lo richiedono. Voglio vedere chi può dire che abbiamo torto, e che il metodo non serve al Paese».
          Lei dica prima quali sono i problemi: risparmio, pensioni e poi?
          «L´intesa più larga, la soluzione condivisa, sono secondo me necessarie per tutte le questioni di lunga durata, che impegnano il futuro e coinvolgono più generazioni, andando ben al di là degli elettori di oggi, del governo di oggi, dei partiti oggi in Parlamento. Impegnano il domani lontano, senza un dividendo immediato di consenso, senza un guadagno contingente di cassa».
          E dunque, su tutto questo il governo non può più marciare da solo?
          «Proprio per le ragioni che ho detto, su temi di questo tipo è possibile identificare e definire una politica per il Paese e non per un partito, o per una parte. Può prevalere il senso dello Stato più che lo spirito di schieramento. Anzi, deve prevalere: siamo già in ritardo».
          E non le pare che questo metodo dovrebbe (o meglio avrebbe dovuto) valere anche e soprattutto per tutte le questioni che riguardano le regole del gioco politico e istituzionale, dove ci sono stati invece in questi anni sfondamenti e forzature di parte?
          «Io parlavo di politiche specifiche, e valorizzavo i temi che riguardano la mia competenza e il mio ministero. Ma certo, il metodo vale anche per le politiche di cornice, per le regole, per la giustizia. Dovunque sia utile e necessario quello che i francesi chiamano "esprit republicain", e che in Italia va definito senso dello Stato».
          E lei come lo battezza, il suo metodo di dialogo?
          «Proprio così: metodo repubblicano. Su certe cose, guardiamo alla Repubblica, non alle sue singole parti, che avranno altri temi su cui dividersi».
          Ministro, ammetterà che è singolare sentirle dire queste cose dopo la politica a testa bassa che avete fatto in questi anni...
          «Io credo di aver tenuto la testa alta. E il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in consiglio dei ministri e in ogni altra sede, ci ha sempre invitati a tener conto delle proposte degli altri, se sono positive».
          In pubblico ha detto e fatto cose opposte. Proprio per questo, come pensa che possiate sfuggire all´accusa di aver cambiato radicalmente politica perché al governo mancano i risultati?
          «Noi non la pensiamo così. Non sta cambiando la nostra politica, sono cambiati i problemi. Nei 32 mesi del nostro governo, si sono concentrate cinque crisi, imprevedibili, almeno nella loro concatenazione: due guerre in due anni, il crollo della Borsa americana, l´apertura di una competizione internazionale senza regole, il changeover con l´introduzione dell´euro, la catena di crisi industriali e di scandali finanziari che va da Fiat ad Argentina, da Cirio a Parmalat, e ancora. E´ cambiato il mondo. Forse è ora che sulle grandi questioni del Paese cambino anche i nostri metodi».
          A partire dal risparmio?
          «Certo, perché la tutela del risparmio è un punto centrale della costituzione economica del Paese. Dopo le crisi che si sono aperte con Cirio e Parmalat, io credo che sia giusto cercare su questo tema il più vasto consenso possibile».
          In Parlamento o nel cenacolo ristretto dell´Aspen?
          «L´Aspen ha solo dimostrato che se si guardano in faccia i problemi, c´è un largo terreno condiviso. Ma il terreno naturale del metodo repubblicano che io propongo è il Parlamento. Anzi, siamo già sulla buona strada. In commissione c´è un relatore di minoranza, diessino, e questa non è la prassi comune. Il disegno del governo e quello che viene dall´opposizione procedono appaiati, e si prende di qua e di là, in modo saggio e utile. E i due testi, se me lo lascia dire, hanno parallelismi molto forti. Anzi, e sottovoce: loro sostengono che le nomine dell´authority del risparmio le indica il governo, noi diciamo il Parlamento. Mi dica lei se non è possibile un´intesa…».
          Ecco, ministro, il sospetto è che la forza delle cose (e delle cifre) vi abbia costretti al dialogo in Parlamento. E che lei, con il cenacolo dell´Aspen, cerchi di entrare in questo dialogo dalla finestra. Cosa risponde?
          «Che è una sciocchezza. Posso fare errori, naturalmente, ma cerco di non fare sciocchezze. Diciamo la verità: il Parlamento da solo non riusciva ad esprimere un testo condiviso. Il ruolo del governo è stato fondamentale, e aggiungo che è stato anche richiesto. E io sono d´accordo, perché queste sono materie su cui c´è una disciplina del governo. Poi, interviene il metodo repubblicano: cioè io so che abbiamo il consenso della coalizione, della maggioranza e del governo, ma sono pronto e voglio trovare un´intesa con l´opposizione, perché la materia lo richiede».
          Sta dicendo una bestemmia maggioritaria in casa berlusconiana, cioè che la maggioranza non basta?
          «Sto semplicemente dicendo che il nostro testo è autosufficiente. Ma su un tema come la tutela del risparmio, io voglio andare oltre l´autosufficienza, cerco un´intesa con l´opposizione».
          E se questa intesa non ci fosse?
          «Mi pare di poter dire che ci sarà: ma se non ci fosse, andremmo avanti comunque, perché è necessario».
          Che tempi dà al metodo repubblicano?
          «Nel caso del risparmio? Prima è, meglio è. Noi abbiamo fatto la bozza in un mese. La legge, direi che dovremmo farla in una stagione».
          Tremonti con la mano tesa. Non teme di non essere credibile? Perché non ammette che sta correggendo una politica, una cultura di governo, insomma un metodo?
          «Perché non è vero. Lei aspetti e vedrà. Non mi sentirà parlare di metodo repubblicano sulla riforma fiscale, dov´è normale che ci si divida. Ma adesso, stanno venendo al pettine questioni come le pensioni e il risparmio che chiedono un´assunzione di responsabilità da parte di tutti. La demografia non è di destra né di sinistra. Bisogna caricarsela sulle spalle tutti insieme. E poi, glielo ripeto: noi non siamo dei falchi».
          E allora perché far perdere mesi al Paese con l´inutile battaglia ideologica sull´articolo 18?
          "Ma abbiamo fatto anche la riforma del mercato del lavoro, che è una riforma strutturale e sviluppa il testo Treu".
          Perché non mi dice niente dell´articolo 18 e del suo ideologismo?
          «Le ripeto: la legge Biagi è di impianto europeo e sviluppa uno schema del centrosinistra».
          Ma lei pensa di applicare il metodo repubblicano anche adesso, alla riforma delle pensioni, con i sindacati?
          «Sì. Il testo che va adesso in discussione in Parlamento è diverso dal testo iniziale. Lo si deve oggettivamente al lavoro di Fini e Maroni. Il nostro emendamento accoglie proposte dei sindacati e di parte dell´opposizione, come quelle di Rutelli. Dunque un concorso di responsabilità è possibile».
          E´ vero che è stato lei a chiedere un´accelerazione sulle pensioni? E perché?
          «Perché siamo gli ultimi, e dobbiamo muoverci. E poi, perché alla fin fine è un anno e mezzo che discutiamo. Adesso bisogna agire. D´altra parte, queste cose non si fanno per tornaconto politico, o per fare cassa. Quello delle pensioni è un tipico tema repubblicano, di trust, di fiducia. Andrò all´Ecofin con la riforma al voto in Parlamento e con la riforma del risparmio molto avanti».
          Ma larga parte del Paese pensa che sul risparmio lei voglia in realtà una resa dei conti con Fazio.
          «Assolutamente no. Abbiamo sempre posto la questione del risparmio in termini strutturali. La fiducia e il risparmio non possono essere temi di scontro. Quando convocai la riunione del Cicr del luglio scorso il mio obiettivo non era certo lo scontro ma l´opposto. E ad ottobre l´assenza di Banca d´Italia alla riunione di ottobre è stata vissuta da noi come un problema e non come una nuova occasione di conflitto».
          Lei quindi nega che sia in atto un duello con il Governatore?
          «Chi ha descritto uno scontro istituzionale tra Tesoro e Banca d´Italia, scontro pianificato e voluto dal Tesoro, si è sbagliato e l´assenza di Banca d´Italia ci ha creato più di un problema. Su temi di questa portata il metodo repubblicano esclude, da parte del Tesoro, elementi antropomorfi».
          L´impressione è stata però tutt´altra e l´interpretazione univoca, quella di profonde divisioni fra lei e Fazio.
          «Guardi, per noi l´attività fondamentale di questi anni è stata la gestione al meglio del terzo debito pubblico del mondo in una situazione di crisi. Non abbiamo neanche avuto il tempo per cercare lo scontro. E vorrei ricordare che le questioni di finanza pubblica sono ormai affrontate esclusivamente con interlocutori come la Commissione europea, l´Eurogruppo, l´Ecofin, la Bce e i mercati. Altri attori, in questo ambito, non dovrebbero avere spazio né titolo per interloquire. Ma in Italia continuano a farlo: è un´anomalia tutta nostra, che affonda le radici nel crollo della politica e nel collasso dei conti del ´92».
          Facciamo chiarezza: lei vuole il mandato a termine del Governatore?
          «E´ previsto nella bozza Fassino».
          Ma lei è d´accordo?
          «Credo che vasta parte del Parlamento sia d´accordo».
          Lei sta guardando un´altra volta dalla parte dell´opposizione. Difficile non pensare che il suo "metodo repubblicano" non nasca dalla consapevolezza delle difficoltà dell´Italia.
          «Guardi fuori dai nostri confini e ne tragga le conseguenze: Francia, Germania ed Italia hanno situazioni analoghe. E´ curioso che da sinistra si critichi l´Italia senza guardare ai problemi comuni europei. Comunque aspetti i prossimi mesi e vedrà che l´Italia e il governo italiano prenderanno iniziative importanti. Arriveranno iniziative forti e coerenti con gli impegni sottoscritti dal presidente Berlusconi con gli elettori».