“Intervista” G.Tabellini: «Meno imposte non fanno salire la domanda»

30/03/2004


30 Marzo 2004

intervista
Francesco Manacorda

«Meno imposte non fanno salire la domanda»

Tabellini: ma in Italia il problema più grosso è il salario unico al Nord e al Sud

    MILANO
    OGGI in Italia non c’è una fase ciclica di recessione, ma un problema di scarsa produzione perché abbiamo un’economia distorta, che produce poco reddito». E per questo – spiega Guido Tabellini, ordinario di Politica economica all’Università Bocconi – «non è nemmeno detto che abbassare le imposte faccia salire la domanda. Se in un paese con tanto debito pubblico come il nostro si riducono le imposte senza tagliare la spesa una buona parte dei cittadini si rende probabilmente conto che la riduzione non è sostenibile e risparmia di più».
    Professor Tabellini, il premier Berlusconi domenica ha anche lanciato l’idea di lavorare più giorni. Ma sono gli italiani che lavorano poco o sono pochi gli italiani che lavorano?
    «Esistono tutti e due i problemi, ma quello che ha effetti più ampli è il secondo. I due terzi della differenza nelle ore lavorate per individuo tra Italia e Stati Uniti sono spiegati dal fatto che da noi partecipano alla forza lavoro, soprattutto tra gli anziani e le donne, e c’è molta disoccupazione tra i giovani».
    E l’altro terzo della differenza?
    «Quello dipende effettivamente dal minor numero di ore lavorate per occupato in Italia che credo sia dovuto in gran parte all’onere fiscale. I dati non sono precisi, ma sappiamo che in Italia le imposte medie sul lavoro sono quasi il doppio che negli Usa e quindi c’è un incentivo minore a stare più ore in ufficio».
    Insomma, secondo lei se si aumentassero le ore lavorate si ridurrebbe un terzo del problema?
    «Nella migliore delle ipotesi».
    Il basso tasso di partecipazione dipende anche dalla poca flessibilità sul mercato del lavoro?
    «Penso che l’elemento più importante siano le pensioni di anzianità e la bassa partecipazione delle donne alla forza lavoro».
    Quindi una riforma che aumenti l’età pensionabile aumenterebbe anche il tasso di partecipazione?
    «Certo, avrebbe un effetto importante. In quanto alla flessibilità, in Italia forse oggi il problema più grosso – condiviso in parte dalla Germania – è quello del salario unico al Nord e al Sud in presenza di una produttività differente. Abbiamo reso più flessibile il mercato del lavoro, sia con questo governo sia soprattutto con il pacchetto Treu, e adesso un po’ di flessibilità c’è, anche se è distribuita in maniera asimmetrica: molta flessibilità tra le occupazioni marginali e molta protezione per chi ha un posto stabile».
    E invece i salari?
    «Nella loro negoziazione c’è bisogno di più flessibilità. Il salario unico in tutta Italia con forti differenze nella produttività del lavoro crea sacche di disoccupati, specie giovani, al Sud».
    Nel governo si discute sugli effetti del calo delle tasse e sulle categorie che andrebbero privilegiate. Per far ripartire l’economia è meglio abbassare le tasse ai ricchi o ai meno ricchi?
    «Quel che sicuramente è importante è abbassare il prelievo sui redditi da lavoro che tiene alto il costo del lavoro e causa quindi disoccupazione. E poi bisogna far scendere il prelievo sui redditi da lavoro dipendente e su quelli medio-bassi».
    Perché?
    «Perché, detto in linguaggio un po’ tecnico, la domanda di lavoro è più elastica dell’offerta di lavoro. Se io tasso un professionista probabilmente lo rendo più povero ma non causo disoccupazione. Se tasso un operaio che ha occupazione stabile il sindacato nel giro di qualche anno riesce a scaricare sull’impresa questo prelievo fiscale con un costo del lavoro più alto, e l’impresa si sposta in Romania».
    Ma secondo lei abbassare le tasse non avrebbe un effetto immediato sulla domanda interna?
    «Non credo che dobbiamo ragionare in termini di domanda, ma di offerta. Parlare di domanda ha un senso in un contesto ciclico, ma ormai è dieci anni che Italia ha problemi di scarsa produzione. Se la gente spende poco è perchè viene prodotto poco reddito, non per problemi ciclici».