“Intervista” G.Stella: Studi, dipendenti più tutelati

19/03/2007
    venerdì 16 marzo 2007

    Pagina 45 – Consulenti del lavoro a cura dell’Anci

    Intervista a Gaetano Stella, presidente Confprofessioni sul ddl Mastella

      Studi, dipendenti più tutelati

        Migliorata l’assistenza sanitaria con Ca.di.Prof

          Visto il particolare momento che sta vivendo il mondo delle libere professioni, l’Ancl ha ritenuto opportuno chiedere un parere politico al presidente di Confprofessioni dr. Gaetano Stella, al fine di illustrare e confrontare le posizioni di questo importantissimo organo confederale delle Associazioni sindacali delle libere professioni, tra cui L’Ancl, in quanto parte sociale riconosciuta e diretto interlocutore dei sindacati del lavoratori dipendenti’.

          Domanda. Come spesso l’Ancl ha scritto in queste pagine, l’attuale situazione politica, sociale e normativa è fortemente negativa per i professionisti. Come risponde Confprofessioni a questi continui attacchi?

            Risposta. Sono certo che quanto sta accadendo in questi mesi si origina da una distorsione o per lo meno da una visione parziale della composita realtà della libera professione.
            Sembra che nessuno si ricordi del ruolo svolto dai professionisti che rispondono alle esigenze della vita quotidiana dei cittadini, sono anello di congiunzione ineludibile tra lo stato e il cittadino e hanno un ruolo fondamentale di mediazione con le istituzioni, come l’impegno profuso dai consulenti del lavoro e dai commercialisti.
            Questo principio miope trova la sua perfetta realizzazione nel ddl Mastella, che mette a rischio la tutela degli interessi dei professionisti e dei cittadini consumatori, che ogni giorno danno vita a relazioni professionali basate sulla fiducia.

            D. Sembra che anche i sindacati dei lavoratori siano schierati con il governo decisamente contro i professionisti. Cosa si sente di dire loro?

              R. Confprofessioni, rappresentanza sindacale delle libere professioni e come tale unica parte sociale riconosciuta del comparto, agisce a stretto contatto con i sindacati dei lavoratori per far crescere una realtà eterogenea e complessa come quella dei professionisti, che rappresenta circa il 12% del pil e dà lavoro a oltre 1 milione di dipendenti.
              Abbiamo lavorato bene e dimostrata consapevolezza e disponibilità nel garantire la tutela dei nostri dipendenti e creare i migliori presupposti a un’organica crescita loro e degli studi professionali in cui operano; ci attendiamo ora altrettanta consapevolezza e disponibilità per la continuità e sviluppo del progetto: i sindacati non possono non considerare gli interessi dei dipendenti che operano in questo ampio settore, evitando di prendere posizioni che finirebbe per favorire solo i grandi gruppi a discapito dei cittadini. Attendiamo in questo senso un preciso segnale di cambiamento di rotta rispetto all’indistinto attacco alla categoria, segnale che deve pervenire anche dai sindacati dei lavoratori, ai quali chiediamo di assumere un comportamento inequivocabile a sostegno delle libere professioni, in questo delicato e particolare momento.

              D. Cosa vuole dire questo?

                R. Anche se il mondo dei professionisti è composito, alla manifestazione di ottobre scorso, ha marciato in piazza unito, i consulenti del lavoro con medici, gli avvocati a fianco degli agronomi per lanciare un messaggio deciso di dissenso: ´Contro la Finanziaria. Per la concertazione’. Anche i sindacati, quindi, devono raccogliere questo crescente malcontento per l’operato del governo, e dare un segnale forte sia al governo che alle loro federazioni. I professionisti sono numerosi, si stanno mobilitando per un comune obiettivo e non avranno paura di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per difendere la libera professione.

                D. Ma le responsabilità di questa situazione sono solo dovute a un non riconoscimento dell’esterno o a interessi contrapposti di altri comparti economici?

                  R. È indubbio che alcune decisioni sanno di demagogia e scarsa conoscenza degli effettivi compiti e ruoli: si cercano ambiti e categorie meno attrezzate alla replica per sbandierare la propria pretesa capacità riformista; è altrettanto chiaro che determinate forze economiche aspirerebbero a inglobare le attività intellettuali autonome, in base ad un principio di primato economico anche in quella relazione fiduciaria che è alla base del rapporto professionale.
                  Ma bisogna anche avere il coraggio di evidenziare una incapacità del nostro comparto di esprimere in modo chiaro ed inequivocabile il proprio ruolo. Purtroppo certe posizioni si prestano facilmente a una distorta lettura corporativa e di chiusura, mal comprese dal cittadino e neppure condivise dalla gran parte dei liberi professionisti, chiamati dall’ impegno quotidiano a confrontarsi con ben altre discriminazioni normative e fiscali. È il momento che gli organismi di questo mondo professionale realizzino una effettiva azione unitaria, che parte dal riconoscimento di ruoli e competenze e che ognuno faccia la sua parte. Gli Ordini assicurino l’indispensabile azione di tutela del cittadino, le casse garantiscano il futuro previdenziale della categoria, la rappresentanza sindacale si impegni a dare garanzie e prospettive di sviluppo al libero professionista.
                  Da questa situazione di crisi si esce non limitandosi alla lamentela ed alla pur giusta protesta, ma dimostrando di saper diventare protagonisti del processo evolutivo, sapendo leggere l’inevitabile cambiamento e dimostrando di essere in grado di proporre e sviluppare politiche e strumenti innovativi. Credibilità e autorevolezza dall’esterno ed effettiva e concreta azione di supporto a ogni singolo professionista: questi gli obiettivi in questa delicata fase.

                  D. Ma concretamente, in che modo pensate di tutelare gli interessi dei professionisti e di tutti i dipendenti degli studi?

                    R. Come abbiamo detto non abbiamo paura di attivarci nella protesta anche con azioni concrete, ma è importante riconoscere il vero obiettivo di queste azioni: il cittadino deve conoscere le nostre ragioni, non certo subire le nostre reazioni ed allontanarsi ancor di più dalla comprensione del problema. Il Professionista deve continuare ad essere il soggetto garante di competenze professionali specifiche, di elevata qualità, messe a disposizione del cittadino, a sua salvaguardia e nel suo interesse. Assieme alle associazioni stiamo studiando la linea di condotta e le forme più concrete per far conoscere e far riflettere.
                    Sul versante propositivo dei fatti, Confprofessioni ha attivato diversi organismi per rispondere alle molteplici esigenze di tutti i professionisti, che siano dentisti o consulenti del lavoro. Agiamo sul fronte della rappresentanza (Confprofessioni), ma anche della formazione (Fondoprofessioni), dell’assistenza sanitaria (Ca.di.Prof) e della previdenza integrativa (Previprof).
                    Un esempio concreto è il contratto collettivo nazionale di lavoro, in vigore da maggio 2006, che attraverso l’adesione a Ca.di.Prof fornisce assistenza sanitaria integrativa per dipendenti degli studi. I numeri sono molto positivi, perché nei primi giorni di gennaio abbiamo raggiunto i 120 mila iscritti (+40% negli ultimi 6 mesi). Versando un contributo modesto, infatti, il datore di lavoro riesce a garantire ai suoi dipendenti un’importante copertura sanitaria supplementare. Il Piano sanitario Ca.di.Prof copre le spese sostenute per ricoveri, interventi chirurgici, visite specialistiche, ecografie mammarie, ticket per accertamenti diagnostici, prevenzione, gravidanza e molto altro.
                    Anche per rispondere ai temi caldi di tfr e riforma pensioni, ai primi di gennaio abbiamo lanciato Previprof, il primo fondo di previdenza integrativa per i dipendenti degli studi professionali (in attesa dell’autorizzazione Covip). Previprof aggiunge, infatti, un importante tassello nella costruzione di un corpus organico e articolato teso a offrire ai liberi professionisti ed ai propri dipendenti non solo un insieme coerente ed efficace di tutele, ma anche strumenti e servizi che ne valorizzino il ruolo nel tessuto sociale e produttivo del paese.

                      D. Secondo Confprofessioni, che ruolo hanno i consulenti del lavoro in questo momento delicato?

                        R. Ora più che mai, proprio per la natura stessa della loro attività, ritengo che i consulenti del lavoro rivestano un ruolo fondamentale per la tutela dei professionisti, dei loro dipendenti e quindi dei cittadini che si affidano alle loro prestazioni.
                        Sempre facendo riferimento a Ca.di.Prof, per esempio, anche per loro c’è un’importante novità: da pochi giorni, infatti, è stato attivato il nuovo portale Ca.di.Prof, con nuove procedure di registrazione telematica pensate proprio per valorizzare il ruolo dei consulenti, primi fra tutti i consulenti del lavoro. Al sito www.cadiprof.it possono infatti accreditarsi come soggetti autorizzati a gestire direttamente le posizioni Ca.di.Prof. dei loro clienti datori di lavoro. In questo modo i consulenti possono accedere, mediante un’unica password, alle posizioni anagrafiche e contributive di tutte le ditte e dei relativi dipendenti assegnati alla loro gestione. Le nuove funzionalità garantiscono la possibilità di segnalare in tempo reale le variazioni che avvengono negli studi (ad esempio nuove assunzioni o cessazioni dei rapporti), nonché di verificare in qualsiasi momento lo stato dei pagamenti e delle coperture assistenziali.
                        A questo punto gli stessi consulenti del lavoro devono rendersi conto che attraverso il loro operato possono sviluppare sempre più, in termini positivi e concreti, il sistema delle libere professioni, che Confprofessioni sta attuando nell’interesse dell’intero mondo professionale.