“Intervista” G.Sirchia: sui prezzi tolleranza zero per i farmacisti furbi

14/02/2005

    sabato 12 febbraio 2005

    intervista

    LA CROCIATA DEL MINISTRO DELLA SALUTE

    Sirchia: sui prezzi tolleranza zero per i farmacisti furbi
    «Nonostante il taglio dei listini da parte delle aziende produttrici
    in alcune città sono comunque aumentati i costi del latte artificiale»

    Giacomo Galeazzi

    ROMA
    QUEI farmacisti che hanno alzato il prezzo del latte in polvere non si illudano di farla franca. Per loro è pronta una circolare di diffida e, se ciò non basterà, i carabinieri dei Nas intensificheranno i controlli». Non ci sta Girolamo Sirchia a veder ridotte a «grida manzoniane» le intese taglia-costi con le aziende produttrici, le farmacie e la grande distribuzione. «Ora sappiamo chi sono i responsabili del caro-latte e non subiremo passivamente la violazione degli accordi», assicura il ministero della Salute.


    Ministro, di chi è la colpa se il prezzo del latte in polvere aumenta di almeno 16 volte nel passaggio dalla stalla al biberon?

    «Nonostante i provvedimenti del governo per una riduzione dei costi del 25-30%, le ispezioni dei Nas rivelano che il prezzo del latte artificiale è effettivamente cresciuto in alcune città italiane come Firenze e Brescia. Eppure le aziende mi hanno dimostrato, dati alla mano, di aver realmente tagliato i loro listini. Così pure i supermercati, tranne in un caso, hanno tenuto fede all’impegno preso con il dicastero della Salute. E’ evidente che le responsabilità vanno addossate interamente ad un ristretto novero di farmacisti che hanno agito per puro tornaconto personale e in totale disprezzo dei veri interessi della loro categoria. Il resoconto del monitoraggio su scala nazionale nelle farmacie e nella grande distribuzione parla chiaro. I carabinieri della sanità hanno registrato aumenti ingiustificati, vere e proprie anomalie che richiedono misure urgenti».


    Quali?

    «Ho appena concordato con i vertici di Federfarma l’invio immediato di un richiamo a tutti i farmacisti italiani. Tocca a loro controllare i propri associati, colpendo chi se ne approfitta. Mi chiedo che senso abbia sottoscrivere un’intesa e poi fare la parte di chi non la rispetta. Per colpa di poche “pecore nere” viene danneggiata stupidamente una categoria benemerita, da sempre nostra partner nelle campagne di pubblica utilità e, in questo modo, si impedisce anche al governo di prendere in considerazione Federfarma per future azioni. Comunque noi teniamo sott’occhio i risultati. Il ministero vigilerà sui reali effetti della circolare di diffida e insisterà con le verifiche dei carabinieri. Non molleremo certo la presa di fronte all’arroganza dei furbi».


    Tre mesi dopo, rifirmerebbe l’accordo con produttori, distributori e farmacisti?

    «Sì, perché, come quella sul prezzo dei vaccini antinfluenzali, è una decisione presa dalla parte dei cittadini. E’ fondamentale che il latte in polvere abbia un prezzo accessibile. Il governo lavora per dare risposte concrete alle famiglie e per far scendere i listini l’unica strada è diminuire i costi in pubblicità negli ospedali, con gadget a mamme e campioni ai reparti, taglio ai convegni per pediatri salvaguardando quelli di qualità. Si arriva così a una riduzione del 30% e a conti fatti si passa dai 39 euro a chilo, in media, a circa 27 euro al chilogrammo, ben 12 euro di meno per le centomila mila famiglie italiane che acquistano questo prodotto per il primo anno di vita dei loro figli. Un giro d’affari di 900 milioni di euro l’anno e la riduzione ricade per il 26% sulle aziende, il 3% sui farmacisti e l’1% sui grossisti».


    Gli effetti, però, non sembrano quelli sperati..

    «In alcune zone del paese le cose non sono andate come dovevano, ma sono eccezioni che non inficiano la validità del provvedimento. Ora abbiamo un testo su cui basare la nostra azione, l’accordo c’è e lo faremo rispettare. Non dobbiamo abbassare la guardia e verificare capillarmente sul territorio se gli impegni presi vengano mantenuti dall’intera filiera».


    Si aspettava tante resistenze?

    «E’ un tema di grande rilievo sul quale non farò mai marcia indietro. Anni fa l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha compiuto un’inchiesta su 15 aziende produttrici e già nel 2000, quando c’erano stati i primi accertamenti, l’Autorità aveva appurato che esisteva un’intesa tra le maggiori ditte che consisteva nell’escludere dalla vendita di latte artificiale la grande distribuzione e limitare la distribuzione alle farmacie. C’erano state sanzioni per un totale di sei miliardi di vecchie lire. Una moltiplicazione dei prezzi che è davvero sbalorditiva: un litro di latte che alla stalla viene pagato 0,33 euro al litro viene a costare 5,5 euro nel biberon».


    Quando finirà lo scandalo del «biberon d’oro»?

    «Serve una continua opera di controllo. Siamo riusciti a mettere tutti attorno allo stesso tavolo, adesso ciascuno deve fare la propria parte, puntando l’indice, al proprio interno, contro gli associati che cercano di vanificare l’intesa. Federfarma mi ha dato precise garanzie e voglio vedere risultati immediati. Ricordiamoci il passato. Nasce da lì, da quella intollerabile sproporzione di prezzo rispetto al resto d’Europa la nostra operazione calmieratrice. Dopo le iniziali difficoltà, finalmente qualcosa ha iniziato a muoversi. E alla fine del lungo negoziato tutte le aziende hanno dato la loro disponibilità per la riduzione dei prezzi e, al tempo stesso, sono stati superati i problemi con l’Antitrust. L’obiettivo resta quello di riportare il costo del latte artificiale a quello effettivo».