“Intervista” G.Scognamillo: «Ma il mio è stato un arresto politico»

22/01/2004

BARI

GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2004

 
 
Pagina IX
 
 
L´INTERVISTA
Scognamillo, il sindacalista tornato libero

«Ma il mio è stato un arresto politico oggi è una sconfitta»
          "Continuo a fare gli interessi dei lavoratori Sono un discepolo di Di Vittorio"


          Giuseppe Scognamillo, Peppino il poeta, è un sindacalista romantico. "Sono a Corato. Stamattina è squillato il telefonino: erano i miei lavoratori. Avevo il dovere di essere qui".
          La Ferri logistica è fallita.
          "Le motivazioni non le conosco. Oggi ci sono 205 operai per strada e c´è una sconfitta, la peggiore ".
          Parla come se fosse ancora un sindacalista.
          "Io sono e sarò per sempre un sindacalista. Sarò vicino ai compagni, mi batterò per i diritti dei lavoratori fin quando vivrò. Il fatto che mi sia dimesso dalla Cgil è un accessorio".
          Al sindacato dicono che è stato espulso.
          "Il compagno Pantaleo ha dimenticato troppe cose. Dopo tutto quello che è successo mi sono stati vicini in tanti. Le sue parole le ho lette soltanto sui giornali".
          Arrestato per essere "il sindacalista di fiducia dei Ferri". Per l´autore di "Pensieri e ricordi di un dirigente di massa" è la peggiore delle accuse possibili?
          "Il mio è un arresto politico. Ai giudici, verso i quali continua a esserci tutta la mia fiducia, non sono piaciute le mie dichiarazioni ai giornali".
          Sembra Berlusconi.
          "Non lo dico io ma lo scrivono i giudici. Legga qui: "In varie testate giornalistiche lo Scognamillo attacca l´operato della magistratura ingenerando sospetti sul suo operato e creando una situazione di confusione e di inquinamento delle fonti di prova".
          Le accuse sono diverse: parliamo dell´automobile e delle 250 copie del suo libro "I miei aquiloni" comprate dall´azienda?
          "La macchina l´ho regolarmente pagata, lo dimostrano le fatture. Mia figlia ne aveva bisogno, sapevo che loro ne dovevano dismettere qualcuna. Che c´è di strano?".
          I maligni potrebbero pensare a una compiacenza.
          "I Ferri erano e sono degli imprenditori seri. Hanno sempre rispettato i contratti di lavoro tanto che erano tra le aziende sponsor della Cgil".
          Secondo i magistrati hanno fatto sparire 400 milioni di euro.
          "All´epoca, non me ne potevo accorgere. Riguardo le persone, poi, le assicuro che sono dei galantuomini. Li conosco bene".
          Forse troppo?
          "È forse vietato avere buoni rapporti con gli imprenditori? Guardi che grazie a questi buoni uffici abbiamo firmato importanti accordi sindacali".
          Irregolari secondo la procura, tanto che le altre sigle si erano rifiutati di siglarli.
          "Alla fine anche loro hanno ceduto. Se ora siamo ancora a parlare di un possibile futuro Ferri è grazie a quell´accordo".
          E i libri?
          "Quello era un rapporto tra l´azienda e il mio editore".
          Ma non si è mai chiesto cosa diavolo se ne facessero di tutti quei volumi?
          "Amano leggere. Io scrivevo da anni e gli erano piaciute molto le mie opere. Penso volessero regalarli ai dipendenti per Natale: invece del panettone, era una maniera per fare girare la cultura".
          Le manca la piazza?
          "Sono un discepolo di Gramsci, Togliatti e Di Vittorio. Basta questo".
          Ha più sentito i Ferri?
          "Per Natale mi ha cercato chi mi vuole bene".


          (g. f.)