“Intervista” G.Roma (Censis): «Gli italiani troppo confusi per pensare allo shopping»

20/12/2004

    domenica 19 dicembre 2004

      intervista

        IL DIRETTORE GENERALE DEL CENSIS VEDE LA FINE DEI CONSUMI FACILI E DEI COMMERCIANTI IMPROVVISATI
        «Gli italiani troppo confusi per pensare allo shopping»
        Giuseppe Roma: la gente non percepisce certezze su tasse e tariffe
        Il calo di abiti e pelletterie segnala che il Made in Italy va riorientato

          Flavia Amabile

            ROMA
            E se poi consumare tanto non fosse così positivo come sostiene qualcuno? Non c’è nulla di politico in questa domanda, solo un dubbio da sociologo quale è Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, che rovescia alcune affermazioni: non è del tutto convinto che comprare meno maglioni sia un male, così come non è del tutto convinto che gli italiani rinuncino a tutto ma non ai viaggi durante le vacanze di Natale come appare da alcuni dati.

              Iniziamo dai consumi, almeno un dato è certo: sono in calo.

                «Era quello che risultava da tempo. Sapevamo che sarebbe stato un Natale sobrio, che i consumatori sarebbero stati selettivi, temperati e che questo avrebbe avuto i suoi effetti sui regali. In fondo, il regalo è fra le cose più superflue che esistano. Molti hanno deciso di farne a meno, chi ha deciso di farli si è orientato su ciò che rappresenta al meglio la personalità di qualcuno o su oggetti utili».

                  A quanto pare ci si è orientati soprattutto su telefonini e oggetti tecnologici in generale.

                    «Perchè sono l’unica vera novità. Si comprano i telefonini, o le telecamere per chattare guardandosi o l’I-pod per scaricare musica da Internet, il walkman di questa nuova generazione di giovani».

                      E i vestiti?

                        «In una società che ha tutto come quella italiana, dei vestiti si può fare a meno. Se proprio si decide di spendere dei soldi, lo si fa per acquistare qualcosa che invogli all’acquisto, dunque qualcosa di nuovo come la tecnologia».

                        Oppure i viaggi.

                          «Sui viaggi ho l’impressione che il discorso sia diverso. Non abbiamo compiuto indagini specifiche, ma parlando con alcuni operatori del settore mi è stato spiegato che i voli sono tutti esauriti non perchè tutti gli italiani viaggino ma perchè in previsione di una minore domanda è stata diminuita l’offerta, cioè sono stati predisposti meno voli. Un po’ la stessa cosa è accaduta con altri oggetti di consumo».

                            I commercianti non hanno riempito tanto i loro negozi?

                              «Qualcosa del genere. Di sicuro non c’era nulla di così nuovo da sollecitare un acquisto anche da parte di persone poco motivate. Questo provoca un circuito che alimenta il calo dei consumi o che comunque non li stimola e allora penso che abbia ragione il presidente della Confcommercio Sergio Billè a sostenere che il risultato sarà un calo dei prezzi come sta accadendo ad esempio a Londra».

                                Volendo ragionare da consumatori non sembra così negativo un calo dei prezzi.

                                  «Non è detto infatti che lo sia, anzi è meglio così. Possiamo dire che è finita l’era dei consumi facili, e anche dei commercianti improvvisati. I professionisti, quelli che il loro mestiere lo sanno fare, infatti, riescono sempre e comunque a catturare il cliente. Dunque si acquista di meno ma con maggiore ponderazione, un elemento positivo. E’ però anche il segnale che è finita l’epoca dei consumi orientati soprattutto su vestiti e pelletteria. Questo il made in Italy deve capirlo e riorientarsi: il futuro sarà soprattutto tecnologia, fitness, benessere».

                                    I consumi resteranno parchi anche nel 2005?

                                      «Non vedo un 2005 molto diverso dal 2004. Se quest’anno che sta per terminare è stato considerato un anno di assestamento, il prossimo sarà un anno di attesa: delle elezioni, delle decisioni sui tassi che si ripercuoteranno direttamente sulle tasche degli italiani».

                                        Ma gli italiani, alla fine, secondo lei sono ricchi o poveri?

                                          «Noi del Censis non abbiamo mai voluto dipingere scenari di miseria e povertà. Gli italiani sono soprattutto preoccupati e perchè non sanno dove si vuole andare, sono bombardati da messaggi contrastanti: da un lato gli si dice che pagheranno meno tasse, dall’altro che pagheranno di più le tariffe. La somma di questi messaggi è zero, mentre nessuno gli fornisce certezze sull’unico elemento che potrebbe rilanciare i consumi: sapere che il prossimo anno saranno più ricchi del precedente».