“Intervista” G.Roilo: Ripensare il ruolo delle Camere del lavoro

02/11/2005
    mercoledì 2 novembre 2005

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

      Le Interviste
      Giorgio Roilo

        Il segretario della Camera del Lavoro di Milano: prepariamoci a un nuovo quadro politico

          Ripensare il ruolo delle Camere del lavoro
          in un Paese che cambia

            di Laura Matteucci / Milano

              «Mi aspetto che dal congresso risulti una linea di strategia sindacale ferma e precisa, perchè presumibilmente nei prossimi anni avremo di fronte un quadro politico diverso da quello che abbiamo dovuto sperimentare». Parla Giorgio Roilo, segretario della Camera del lavoro di Milano.

                E questo che cosa significa dal punto di vista del sindacato?

                  «Cambia molto. Il 25 novembre ci sarà un altro sciopero generale. Sarà il sesto contro il governo Berlusconi. Non è un fatto di routine nella storia del sindacato. E dopo il Patto per l’Italia, del 2002, gli scioperi sono sempre stati unitari. Voglio dire che se finora è stato relativamente facile trovare una posizione univoca all’interno della Cgil, e unitaria con Cisl e Uil, non credo sarà altrettanto facile mantenere questa rotta una volta mutato lo scenario politico».

                    Quindi? Se cambia il governo, come cambia il sindacato?

                      «Dobbiamo decidere politiche contrattuali precise, innanzitutto. Tutti dicono che il modello del 23 luglio va superato, ma non è chiaro come. Ci vuole un modello universale, in grado di spostare il reddito sul versante del lavoro. E dal congresso deve uscire anche una posizione chiara rispetto a Cisl e Uil, a partire dal terreno delle regole democratiche. Una situazione che va definita, per non correre il rischio di lacerazioni nelle politiche confederali».

                        Dopo tre congressi, non ci saranno documenti contrapposti: per la Cgil un vantaggio o il rischio di appiattimento della discussione?

                          «Sicuramente un fatto positivo, perchè può favorire un’azione più incisiva del sindacato. D’altro canto però il congresso unitario può portare a sottovalutare una vera discussione sui contenuti, privilegiando invece quella sugli equilibri interni, in modo che non ne escano alterati».

                            Insomma, il rischio è che l’attenzione sia puntata più agli organismi dirigenti che ai contenuti.

                              «Se così fosse, la discussione vera sulle prossime scelte sindacali sarebbe solo rimandata, avverrebbe fuori dal contesto congressuale. Il che sarebbe evidentemente peggio. Comunque, il documento è unitario ma contiene tre tesi alternative, due di Rinaldini e una di Patta, su temi che riguardano la strategia rivendicativa del sindacato, la democrazia e la rappresentanza, intese come vita interna dell’organizzazione e rapporto con i lavoratori. Tutti temi, anche questi, sui quali bisogna formulare scelte chiare e vincolanti. Io poi ho anche un’altra aspettativa».

                                Quale aspettativa?

                                  «Al congresso bisogna discutere anche del ruolo e della funzione delle Camere del lavoro. Un tema di stretta attualità, a fronte di cambiamenti economico-sociali che ci continuano a consegnare, succede a Milano come altrove, territori sconvolti nel profondo».