“Intervista” G.Rinaldini: La trappola di Montezemolo

19/07/2004


sabato 17 Luglio 2004

Il segretario della Fiom: le posizioni erano note, non c’era altra strada

Rinaldini: la trappola di Montezemolo

MILANO Gianni Rinaldini, segretario della Fiom, è in viaggio verso Melfi, dove si visse qualche settimana fa una delle più dure vertenze sindacali degli ultimi anni. Stavolta a Melfi ci starà per partecipare a un convegno.
Rinaldini, dopo la tempestosa notte romana con Confindustria, su certa stampa scorre l’immagine di una Fiom che sobilla la Cgil. Che risponde?
«Sciocchezze. Si dovrebbe riconoscere che il documento presentato dalla Confindustria a partire dalla ridefinizione della struttura contrattuale è semplicemente incompatibile con le decisioni congressuali della Cgil e con le scelte compiute nel corso di questi anni. Ciò che stupisce paradossalmente è lo stupore di tanti critici: di fronte dell’ufficializzazione di un documento di quella natura la Cgil non aveva altra scelta che interrompere il confronto. Nello stesso tempo mi pare che dal punto di vista delle relazioni sindacali sia successo qualcosa di grave, perchè Montezemolo non poteva non conoscere le posizioni della Cgil più volte ribadite anche recentemente da parte di Epifani: letti alla luce di quello che è accaduto i cosiddetti segnali di apertura si sono rivelati una sorta di trappola».
Vuol dire che ci sono più anime in Confidustria e che al momento buono ha vinto quella più dura?
«Non ho elementi per spiegare in altro modo la strada di Confindustria nel primo incontro vero con i sindacati. Alla prima occasione di verifica vera delle sue intenzioni, Montezemolo ci ha sorpreso e deluso. Vedremo. A fine mesi lo incontreremo a Roma nella veste di presidente del gruppo Fiat. Sarà un’altra occasione. Certo che tante presidenze sarebbero un problema per chiunque».
Non ha rinunciato neppure all’Ente Fiera di Bologna…
«Un cumulo di cariche che mi provoca qualche preoccupazione per lui. Comunque vedremo, a proposito di Fiat e di Fiat auto in particolare, che non mi pare sia in via di risanamento, al di là della campagna mediatica e delle tante notizie che cercano di tranquillizzarci».
Malgrado tutto, Rinaldini, c’è ancora la speranza di tornare alla concertazione?
«Vedo soprattutto il rischio di abusare della parola, sia nel dibattito politico che in quello sindacale. Che si possa parlare di concertazione, mentre al governo decidono di chiedere la fiducia sulle pensioni mi sembra pura fantasia. La questione vera è la possibilità di determinare convergenza su singole questioni».
Questioni prioritarie?
«Le questioni sono diverse… per costruire una politica industriale, dalla ricerca alla innovazione».
C’è di mezzo anche il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Altra accusa alla Fiom: chiedete troppi soldi…
«Prima del contratto, ai metalmeccanici non mancheranno gli impegni. Cito Fiat e poi telecomunicazioni, elettrodomestici (con Zoppas che per delocalizzare taglia seicento posti), Zanussi (dove si è appena chiuso uno sciopero unitario), Finmeccanica (e abbiamo già detto che siamo contro la divisione in due settori, quello militare che rimane pubblico, e quello civile: nessuna idea di politica industriale e solo invece operazioni finanziarie). Questo è il quadro, alla fine arriveranno anche i contratti. A proposito di aumenti, fanno notare che i consumi di lusso sono in impetuosa crescita, mentre le famiglie normali alla quarta settimana del mese devono rifare i loro conti. Contesto l’Istat: non è lì che si legge il potere d’acquisto dei salari».
Ultima domanda: perchè colpire i contratti nazionali?
«Il contratto nazionale è un’espressione di solidarietà collettiva, quando la solidarietà viene ormai considerata incompatibile rispetto a un’idea del mondo dove tutto è ricondotto alla competizione. La Confindustria lo dice chiaro…».

    o.p.