“Intervista” G.Poletti: sulle coop giudizi inaccettabili

02/01/2006
    lunedì 2 gennaio 2006

      Pagina 3

      Poletti: sulle coop giudizi inaccettabili

        Il presidente della Lega replica a Trentin: per noi non esiste una questione morale
        «Sarebbe stato più utile considerare con maggior attenzione il piano industriale di Unipol»

          di Bianca Di Giovanni / Roma

            CUORE E SOLDI – «Le cooperative hanno un grande cuore e anche molta pazienza. ma nessuno è autorizzato ad esagerare». Giuliano Poletti, presidente della Legacoop, è molto arrabbiato con Bruno Trentin per le sue dichiarazioni rilasciate all’Unità. «Frasi al limite della diffamazione. Io non mi occupo di anima, perché è una materia che non conosco bene, ma mi occupo parecchio di cooperative. Trentin si ricorda o no che sull’articolo 18 siamo stati gli unici a dire che non si doveva toccare? Poi, che ci spieghi: come facciamo noi ad essere contemporaneamente fiancheggiatori dei Ds, amici della Confindustria e nemici del sindacato?».

              Per Trentin avete tradito lo spirito della cooperazione.

              «Ma come si fa a dire che non si vuole criminalizzare nessuno e poi ritirare in ballo la storia di Ciancimino o parlare di coop sociali caratterizzate dal sottosalario. È offensivo per le migliaia di persone che lavorano nelle cooperative e per tutti quelli che hanno costruito le cooperative. Se qualcuno ha qualcuno ha qualcosa da denunciare si faccia avanti. Altrimenti si dovrebbe chiedere scusa a questi signori».

                Lei nega che ci sia stato o ci sia sfruttamento del lavoro…

                «Io nego che la cooperazione aderente alla Lega abbia mai considerato questo come un modo lecito di agire. Se la Lega ha incrociato una di queste situazione l’ha combattuta. Bisognerebbe dire a tutti gli italiani, e anche a Trentin, che le cooperative sociali aspettano di essere pagate dalle pubbliche amministrazioni per 12, 18 o 24 mesi, mentre i dipendenti di quelle stesse amministrazioni al 27 del mese incassano il loro stipendio. Siamo ad un’altra puntata della serie: facciamoci più male che si può».

                  Secondo lei questa uscita di Trentin fa parte di una sorta di romanzo a puntate sulla sinistra e la questione morale che si riapre?

                    «No, non lo so. Sono solo molto triste, amareggiato e anche arrabbiato a dover commentare cose come queste. È l’ultima delle cose che mi sarei aspettato».

                      Secondo lei esiste comunque una questione morale da riaprire su questa vicenda a sinistra?

                        «Assolutamente no. In questo caso ognuno ha svolto il suo ruolo, Si sono fatti molti commenti. I partiti di centro, di destra e di sinistra hanno espresso delle opinioni sulla legittimità, sull’opportunità ecc. Finché si discute di questo, non ho nulla da eccepire: sono opinioni del tutto lecite. Ripeto che se si fosse guardato con più cura al piano industriale e agli obiettivi, forse i commenti sarebbero stati più equilibrati».

                          Trentin vi accusa di cercare solo l’arricchimento finanziario.

                            «Bene, parliamo dell’arricchimento finanziario. Nella vicenda Unipol Bnl secondo me non c’è questo, visto che c’è un piano industriale in cui io credo. Unipol non ha detto: compro al minor prezzo possibile, tre mesi dopo rivendo e lucro la differenza. Unipol ha un progetto di integrazione con Bnl, per creare un soggetto (che tra l’altro risponde anche alla storia di Bnl) dinamico e moderno ed efficiente. Ci si chiede: efficienti per fare che? Allora ricordo questo: una volta i lavoratori erano disperati, non erano eroi, morivano di fame. Se dopo gli eroi di allora sono arrivati dei cooperatori che sono stati capaci di produrre un milione di posti di lavoro, io credo che quei signori non abbiano cercato l’efficienza per i guadagni finanziari, ma abbiano realizzato un’impresa che corrisponde in modo qualificato alla loro missione. Essere efficienti non è un guaio: tra una coop imperfetta e una coop morta, io scelgo la prima. Io delle medaglie alla memoria e degli eroi cooperativi non so che fare».

                              Lei considera l’Opa ancora in piedi?

                                «È un’Opa obbligatoria, è obbligatorio che ci sia. Noi, molto banalmente – a questo punto voglio dire così – aspettiamo una risposta. Domanda: avremo titolo ad averla? Abbiamo piena e totale fiducia nelle Authority: il parere che esprimeranno sarà quello che corrisponde alla legge».

                                  Basta con la poca contendibilità e basta con i manager padri-padroni, diciamo “alla Tanzi”. Come replica?

                                    «Non solo alla Tanzi, ma anche come molti che sono rimasti al loro posto. Come replico? Dicendo che la contendibilità è un problema che hanno tutti e che si deve affrontare insieme. La governance è il problema di come la democrazia si applica all’economia. Noi abbiamo imprese che sono cresciute in fretta negli ultimi anni: i nostri uomini sono chiamati a cedere una parte del loro potere. Anche Trentin deve riconoscere che in poco tempo si sono creati molti posti di lavoro. E si arrabbia con noi? Perché non se la prende con chi manda a casa la gente? E perché non si chiede nulla alle società in accomandita di qualche famiglia italiana?»