“Intervista” G.Poletti: siamo imprese forti e competitive

17/01/2006
    martedì 17 gennaio 2006

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      Intervista a Giuliano Poletti

        Il presidente di Legacoop: siamo imprese forti e competitive, ma in molti ci vorrebbero mettere in un angolo. Il problema del credito è reale

          «Le cooperative non si faranno chiudere nei supermercati»

            di Laura Matteucci/ Milano

              L’unità del mondo cooperativo, così come proposta dal presidente di Confcoooperative Franco Marino? «Un processo positivo». Berlusconi che continua ad accusare le coop di intrecci poco adamantini con le amministrazioni rosse? «Fuori dalla realtà. Hanno ristrutturato anche la Scala, con un’amministrazione comunale e regionale di centrodestra». L’operazione Bnl? «Andiamo avanti. Il sistema finanziario italiano è giovane e circoscritto, diciamo pure un po’ asfittico, se si arricchisce di presenze è solo un bene per tutti». Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, fa il punto. Replica alle accuse strumentali di Berlusconi, e ribatte: la tempesta politica-giudiziaria-mediatica che ha travolto Unipol e mondo cooperativo non li ricaccerà all’angolo, ad aprire supermercati come vorrebbe Montezemolo, il presidente di Confindustria. «Unipol intende continuare a crescere. E col gruppo tutto il mondo cooperativo».

                Berlusconi ha trovato la sua arma elettorale, non smette di alimentare polemiche tra deposizioni in Procura e accuse di intrecci e scambi di favore tra coop e giunte rosse. Come risponde Poletti?

                  «Che è una posizione del tutto sbagliata, che non corrisponde alla realtà. Le coop hanno gli appalti perchè lavorano bene. Dire quello che dice Berlusconi nega il valore del lavoro svolto da migliaia di persone. Si parla del monopolio distributivo delle coop. All’inizio degli anni Novanta c’erano Euromercato in mano a Berlusconi, la Rinascente della Fiat, la Gs di Benetton. Se poi hanno venduto, che c’entrano le coop? Tanti imprenditori lavorano con noi, molti altri riescono a vendere i loro prodotti proprio perchè esiste la grande distribuzione cooperativa».

                    Di fatto, si discute anche delle dimensioni delle coop. Piccolo è bello e trasparente, grande è un’impresa come le altre?

                      «Di certo la funzione mutualistica non dipende dalle dimensioni. Anzi. La domanda giusta è: questa impresa, piccola o grande che sia, risponde alle ragioni mutualistiche per cui è nata? Prendiamo una coop di lavoro: dà lavoro? lavoro buono, pagato, sicuro, garantito? Se la risposta è sì, vuol dire che quell’impresa fa bene il suo mestiere di coop».

                        In quest’ottica, comunque vada a finire l’operazione Bnl, resta aperto il problema della finanza e del credito.

                          «Resta all’ordine del giorno, sì. Le banche di credito cooperativo sono già una risposta, ma di risposte ce ne vogliono anche altre, compresa quella di arrivare a controllare degli istituti. Una strada già aperta, del resto, da Unipol Banca. Che poi in Italia sia un progetto difficile da attuare è evidente. Ci sono interessi in gioco che la considerano un’ipotesi da ritardare o evitare. È un problema dell’Italia, non delle coop».

                            Crescere significa anche dare il via ad un processo di integrazione con Confcooperative?

                              «Tempi e strumenti sono tutti da vedere, ma la direzione è giusta. Non solo per rinsaldare l’autonomia delle coop, come dice Marino, ma soprattutto perchè un movimento non più diviso nella rappresentanza è più forte. Anche perchè siamo in una fase molto difficile per l’economia, che implica riorganizzazioni necessarie per mantenere efficienza e competitività d’impresa. Parlo di fusioni, aggregazioni, consorzi. Vogliamo un mercato aperto e competitivo? Ebbene, significa anche questo».

                                Torniamo sul tema della governance. Alla voce controlli, c’è chi auspica un ruolo più significativo di Legacoop.

                                  «Un tema che riguarda l’intero sistema imprenditoriale. Sottolineo che le coop non è che siano senza controlli. Ricordo anche che non esiste un sistema perfetto, ma solo risposte perfettibili. Legacoop può promuovere un’analisi delle criticità, definire degli schemi di riferimento e demandare poi ai diversi settori perchè li “personalizzino”. Le regole devono adattarsi alle situazioni concrete, ogni coop ha problemi e risposte specifici».

                                    Le coop stanno per presentare i bilanci. Inciderà l’operazione Bnl sul loro stato patrimoniale?

                                      «A cominciare da Unipol, le coop sono solide. E i preconsumtivi 2005 dimostrano che continuano a crescere, anche se a ritmi più lenti che in passato, ma che questo dipende dal quadro economico generale. Le coop reinvestono, non delocalizzano, obbediscono a vincoli che generano comportanti virtuosi. Continuano a crescere a tassi significativamente più alti del complesso del mondo imprenditoriale».