“Intervista” G.Poletti: «Persi tre anni, e non si vede la svolta»

30/07/2004



venerdì 30 luglio 2004

Il presidente di Legacoop: «Sostenere le imprese e lo sviluppo»
Poletti: «Persi tre anni, e non si vede la svolta»

MILANO «Pensare a misure a effetto immediato, dopo aver aspettato per tre anni la ripresa, è del tutto illusorio. Meglio imboccare la strada dello sviluppo e, possibilmente, mettere in circolo un po’ di liquidità perché ci sono imprese che rischiano l’asfissia perché gli enti pubblici non hanno soldi per pagare lavori già fatti». Il presidente della Lega delle cooperative, Giuliano Poletti, guarda avanti. Le scelte di politica economica del governo, riassunte nel Dpef non le condivide e si capisce bene. E proprio per questo suggerisce un radicale cambiamento di rotta per rimettere in carreggiata l’economia del paese e per riaccendere i motori dello sviluppo frenato da tre anni di paralisi.
Poletti, che cosa ha pensato nel leggere le linee su cui il governo pensa di muoversi per rimettere a posto i conti pubblici?
«Il primo dato che mi sembra emerga da questo Dpef è la realtà di una finanza pubblica che deve essere rimessa in ordine, cioè di una brutta situazione, ben diversa da quel “tutto a posto” che ci siamo sentiti ripetere finora. Il tutto aggravato da un quadro molto problematico della finanza locale e solo con la legge finanziaria potremo vedere dove andrà a colpire ancora il bisturi».
Ma le misure che il governo sembra intenzionato ad adottare soddisfano il mondo delle imprese?
«Vedo una grande confusione, e temo che tutto sia destinato a cambiare ancora , perché mancano certezze sui costi del pubblico impiego, le tariffe, la politica dei redditi. D’altra parte il Dpef offre solo una cornice e ancora non si capisce come si intenda far fronte alla spesa sociale e alle finanze degli enti locali, ripeto, e questa è una voce che può produrre effetti collaterali dal punto di vista delle tutele sociali. Certo, la filosofia degli interventi sembra ormai chiara, ma non si capisce come intendano fare per tenere sotto controllo la spesa pubblica e al tempo stesso sostenere lo sviluppo».
E cosa si dovrebbe fare, secondo lei?
«Oggi la situazione è aggravata dagli errori del passato: attendere per tre anni la ripresa senza occuparsi della spesa pubblica è stato fatale, così oggi credo che non si debba inseguire misure decisive subito ma piuttosto imboccare una strada per lo sviluppo che non sarà breve».
Qual è il percorso da seguire?
«Intanto mettere in circolo un po’ di liquidità, perché ci sono già gravi ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e questo produce pesanti ripercussioni per le imprese che, con ritardi di 12 o 14 mesi, rischiano di andare per aria. Troverei paradossale che mentre si pensa a incentivi per far nascere nuove aziende si lascino morire quelle già esistenti.E anche per quanto riguarda le opere pubbliche, meglio offrire certezze, selezionarle e portarle avanti per davvero, non aggiungerne sempre di nuove destinate a rimanere sulla carta».
Ma oltre alle imprese ci sono anche i lavoratori, che sono in difficoltà…
«È vero, infatti si dovrebbero togliere quegli oneri impropri che gravano su imprese e lavoratori e che invece riguardano la fiscalità in generale, soprattutto per quanto concerne l’assistenza, così si ridurrebbero i costi del lavoro e anche i salari ne risulterebbero rinforzati».
E degli incentivi alle imprese cosa pensa?
«Anche questo è un problema di qualità e di modalità: se si cambiano modalità bisogna fare anche in modo che la macchina burocratica sia in grado di continuare a funzionare, altrimenti si risparmiano soldi ma solo perché di incentivi non se ne vedono molti. Molto meglio modulare gli interventi, selezionarli, qualificarli e mantenerli nel tempo, perché la vaghezza non aiuta certo lo sviluppo e l’innovazione».

gp.