“Intervista” G.Poletti (Legacoop): «Subito investimenti per lo sviluppo»

17/03/2004


  Intervista a Giuliano Poletti (Legacoop)


17.03.2004
«Subito investimenti per lo sviluppo»
Secondo il presidente di Legacoop il governo deve decidersi ad affrontare i problemi. «Il sistema delle imprese va aiutato a riprendere velocità»
di 
La. Ma.

MILANO «Bisogna partire da un’analisi non edulcorata, ma realista della situazione, e iniziare a valutare seriamente le proposte arrivate sia dal sindacato sia dal mondo delle imprese. Il governo deve decidersi ad affrontare i problemi per quelli che sono». Anche Giuliano Poletti, presidente nazionale di Legacoop, lancia l’allarme sulla condizione dell’economia italiana, con la sua perdita netta di produttività e competitività, l’inflazione sempre alta e i consumi sempre a terra.
Poletti, che cosa chiedete al governo?
«Servono nuove politiche industriali. Non siamo statalisti di ritorno,
ma il governo deve aiutare il sistema imprese a riprendere velocità,
deve assumersi le sue responsabilità. Se non si scelgono investimenti
che sostengono l’apparato produttivo, da solo questo sistema fatica a
reagire. C’è bisogno di un confronto con le parti sociali, in cui vengano discussi i temi dello sviluppo, dell’innovazione, il modo con cui aiutare i processi di ristrutturazione imprenditoriale. Insomma: servono valutazioni di politica economica e la decisione di destinare risorse ai punti nevralgici del mondo imprenditoriale, con interventi a medio e lungo periodo, che potrebbero servire anche a ridare fiducia sul breve periodo. Perchè poi, questo del ristagno della fiducia, è un altro problema nel problema, che ostacola ulteriormente la possibilità di ripresa».
Ristagno di fiducia da parte degli imprenditori, degli investitori
ma anche dei consumatori.
«Anche dei consumatori, certo. Anche da questo punto di vista, chiediamo al governo di muoversi, per dare risposte al bisogno di sicurezza dei risparmiatori, e dei consumatori quindi. Di fatto, dopo quanto è accaduto in Borsa, passata l’epoca dei Fondi comuni e con i Bot e i Cct che non rendono più, gli italiani sono nella posizione di chi non vuole più rischiare i propri risparmi. E anche su questo, sulla capacità di accumulare risparmio, noi crediamo vada proposta una nuova riflessione».
Quali sono i punti di maggior sofferenza per le coop?
«Il mondo cooperativo presenta ancora buoni risultati di tenuta. Il trend occupazionale si mantiene positivo, più che doppio rispetto a
quello del paese. Quest’anno arriveremo ad 1 milione di addetti, che
rappresentano circa il 5% sul totale degli occupati nelle imprese in Italia, escluso il settore pubblico. Vanno bene anche i risultati economici. Ma è evidente che le nostre capacità di resistenza e di adattamento non sono infinite, e anche noi per quest’anno prevediamo un rallentamento. Ci sono settori che, come per il resto delle imprese, sono in sofferenza più di altri, quello manifatturiero, il tessile, l’abbigliamento. E settori che vanno meglio, agroindustria,
costruzioni e opere pubbliche. E poi, soffriamo un altro problema,
che finisce per colpire maggiormente le coop di servizio e che operano nel sociale».
Quale problema?
«Quello dei tagli del governo ai trasferimenti agli Enti locali. Tradotto,
significa che il credito tende a ridursi, e i tempi di pagamento si
allungano. Quindi, anche imprese strutturalmente sane rischiano di arrivare al collasso finanziario. Oltretutto, molte delle cooperative coinvolte in questo problema erogano servizi a soggetti deboli – scuole, comunità – su cui certo non possiamo rivalerci. Abbiamo proposto al Parlamento di adottare una sorta di meccanismo di conguaglio, che però provoca uno scompenso di liquidità per le casse pubbliche, Enti locali o Stato che sia».
Risposte?
«Ad oggi nessuna. Ma del resto, già prima della Finanziaria, le organizzazioni della piccola e media impresa e della cooperazione avevano prodotto un documento relativo al complesso delle questioni di cui abbiamo parlato, ma nemmeno in quel caso abbiamo avuto risposta».