“Intervista” G.Poletti: Legacoop si rinnova

13/01/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
009, pag. 6 del 11/1/2003
Carlo Russo


I piani di Giuliano Poletti, nuovo presidente dell’associazione.

Legacoop si rinnova

Chiede il recupero della concertazione

Dopo il modenese Ivano Barberini tocca a un romagnolo, Giuliano Poletti, guidare Legacoop. È lui il nuovo presidente nazionale e quindi l’anno appena cominciato segna l’avvio di un nuovo capitolo nella vita dell’associazione.

Domanda. Cosa cambierà?

Risposta. Cercherò di accrescere il ruolo di Legacoop e la sua capacità di rappresentare gli interessi e le peculiarità delle cooperative aderenti. Una funzione tanto più importante in questa fase contrassegnata da una diffusa crisi di fiducia, rispetto alla quale la cooperazione può offrire risposte efficaci e contribuire a rafforzare la coesione sociale.

D. Collaborazione o critiche verso il governo?

R. Nessun atteggiamento aprioristico, diremo quello che riteniamo giusto per le nostre imprese di volta in volta e quindi può darsi che a volte ci sia accordo e a volte disaccordo. Ma guardi che non ci poniamo diversamente di fronte al governo, perché è di centrodestra, e alle regioni di centrosinistra. Certo, i valori solidaristici della sinistra sono più vicini al nostro Dna e questo conta. Ma non cadremo nel collateralismo.

D. Intanto il governo ha modificato le regole fiscali delle coop.

R. È il risultato di un equivoco perché i trattamenti fiscali delle coop erano l’effetto di una serie di vincoli che avevano, e hanno, solo le coop. Ecco, la preoccupazione è che rimangano i vincoli e spariscano alcuni trattamenti fiscali ad hoc.

D. Cosa propone al governo?

R. Il recupero della concertazione. La situazione economica è sempre più difficile, bisogna mandare al paese un messaggio che c’è un governo, che c’è una strategia di sviluppo, che c’è una solidarietà in cui ciascuno fa la sua parte con parità di diritti. L’esperienza del passato indica che i problemi si sono superati solo quando si è riusciti a costruire un ampio consenso.

D. La cooperazione non è superata dal nuovo mercato globale?

R. Intanto le coop sul mercato globale ci sono e hanno dimostrato di potere vincere la concorrenza. Ma vorrei aggiungere anche in questi anni vi sono state forme societarie che sembravano molto più dinamiche ed economicamente efficienti mentre la finanziarizzazione pareva essere la panacea di tutti i mali, produttrice di ricchezza senza limite. Invece oggi è la cooperazione a mostrare una maggiore tenuta e modernità, grazie alla capacità di accumulare patrimoni, rapporti di fiducia, solidarietà.

D. Cosa pensa della crisi della Fiat?

R. Che è un danno per l’intera struttura produttiva italiana e che non c’è un modello imprenditoriale superiore all’altro. Ma non c’è solo la Fiat, a preoccupare è tutto il contesto.

D. Qual è questo contesto?

R. La questione del debito pubblico si ripropone come una questione irrisolta, la ristrettezza della base industriale che le privatizzazioni avrebbero dovuto correggere, l’assenza nei settori innovativi a causa dell’insufficienza della ricerca scientifica e tecnologica, un sistema finanziario nel pieno di una trasformazione di cui non si colgono gli esiti e poi ovviamente le crisi Fiat, Cirio, i problemi Pirelli. C’è tanto da lavorare e noi siamo pronti a rimboccarci le maniche.