“Intervista” G.Poletti: «Crescere è la nostra missione»

21/07/2005
    giovedì 21 luglio 2005

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      Intervista a Giuliano Poletti

        Il presidente della Lega Coop ribatte alle critiche:
        «Altro che trading: è un progetto industriale di lunga prospettiva»

          «Crescere è la nostra missione
          e la banca ci serve»

            Due giorni dopo si legge Prodi che dice: «È tutto un problema di misura e di convenienza», Francesco Rutelli, compagno d’area politica di Luigi Abete, presidente di Bnl, che ammonisce: «Le coop godono di incentivi, creino ricchezza e non giochino con la finanza», persino Luigi Marino, presidente delle cooperative “bianche”, che insinua dubbi sulla governance futura, più alcuni quodiani che amplificano. L’Opa di Unipol sulla Banca nazionale del lavoro continua ad agitare il partito degli scettici e dei permalosi. Giuliano Poletti, da tre anni al vertice della Lega Coop, una vita nel movimento cooperativo, dai tempi ormai lontani di Imola, ripete invece la sua soddisfazione di fronte alla qualità della proposta, qualità «confermata dalle stesse reazioni di molti e di fronte alle loro osservazioni. riferite ad aspetti marginali, circa cioè la legittimità e l’opportunità che le coop intervegngano nel ampo della finanza».

              Presidente, vuol dire che poco si è voluto tener conto del significato strategico dell’iniziativa di Unipol?

                «Si continua a trascurare il progetto industriale, la strategia, il segno delle alleanze, per ripetere la favola della speculazione finanziaria. Come se Unipol giocasse al trading finanziario. Non è così e dovrebbe essere chiaro: si tratta di un intervento che si giustifica perchè è industriale, di sviluppo. Che cosa possono rappresentare insieme Unipol e Bnl? Migliori servizi alle cooperative e a una vasta platea di correntisti, per il nostro paese un gruppo bancario assicurativo, capace di competere in Europa».

                  Insomma, Poletti, vi sareste aspettati commenti più favorevoli?

                    «Commenti più favorevoli e rispettosi dello spirito e della sostanza di questo ingresso, che guarda lontano, la cui prospettiva non è ribaltare le carte tra sei mesi un anno e raccattare quanto c’è da raccattare. Sappiamo tutti delle difficoltà e dei costi, ma quando si realizza un’operazione di tipo industriale, il risultato lo si ipotizza in tempi lunghi».

                      Si è detto che il costo sarebbe eccessivo, rispetto al valore di Bnl e alla forza di Unipol…

                        «I tempi sono lunghi anche per considerare l’ammortamento dell’investimento…».

                          Abbiamo già tutti sentito Rutelli: le coop non giochino con la finanza…

                            «Rutelli ed altri con lui ci hanno spiegato che le attività finanziarie sarebbero lontane dalle finalità mutualistiche delle cooperative. La tesi è singolare. Intanto bisognerebbe ricordare che le cooperative si occupano da tempo di credito e finanza. Basterebbe l’esempio delle tante banche di credito cooperativo, esperienze importanti che abbiamo sempre sostenuto. Poi si dovrebbe andare a vedere che cosa succede all’estero: in Francia, ad esempio, gli istituti bancari ai primi posti fanno riferimento al movimento cooperativo. Ma la questione è semplice. Le cooperative definiscono la loro missione attraverso lo scambio mutualistico e l’obiettivo è favorirlo: ormai le cooperative sono presenti in tutti i settori e diventa fisiologico che lo siano anche nella finanza e nel credito, se quello deve essere il traguardo… Secondo alcuni critici nulla vieterebbe che noi dessimo la scalata a una catena della grande distribuizione, secondo gli stessi critici scalare ua banca non sarebbe previsto dalla nostra mission. Mi sembra siano in contraddizione. Sulla legittimità da un punto di vista normativo, mi pare che non esistano incertezze. Le cooperative ormai da decenni detengono partecipazioni in società per azioni. A meno che qualcuno non teorizzi adesso che tutto va bene solo se la società è piccola e la partecipazione mediocre. Insensato».

                              Stavolta si è criticata anche l’italianità dell’operazione…

                                «Ma la realtà dice il contrario. L’Unipol conta su importanti alleati stranieri, come Deutsche Bank e come Credit Suisse First Boston».

                                  Luigi Marino della Confcooperative avanzava quel dubbio circa il futuro comando dell’impresa: di alleanza in alleanza, alla fine qualche privato potrebbe sottrarlo ai cooperatori…

                                    «La preoccupazione è infondata prima perchè esistono norme del diritto societario che impedirebbero un simile rovesciamento di fronte, poi in via di fatto perchè non vedo proprio dirigenti delle cooperative rispondere a un soggetto terzo, piuttosto che alle assemblee dei loro soci. Non vedo proprio quei dirigenti fare qualche cosa che non sia l’interesse dei soci. Bisognerebbe qualche volta partire dai dati: dai quattrocenomila dipendenti delle cooperative, che erano duecentomila dieci anni fa, da una classifica che ci vedeva crescere tra il 1971 e il 2001 dall’uno al nove per cento tra le imprese italiane con più di cinquecento addetti. Da questi numeri si capisce la nostra forza e anche in fondo la nostra responsabilità (e dei nostri dirigenti) quando si corre per Bnl. Altro che il passo più lungo della gamba».