“Intervista” G.Poletti: «Basta annunci, serve un’assunzione di responsabilità»

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      Intervista a Giuliano Poletti, presidente Legacoop

        All’incontro del 19 con Berlusconi le Coop ci andranno. «Ma non si può incrociare la discussione sull’economia con una vicenda contrattuale»
        «Basta annunci,
        serve un’assunzione di responsabilità»

          ROMA «Basta con gli annunci. E soprattutto attenzione ai conti pubblici. Si vuole dare una scossa? Meglio cominciare dal ricostruire un rapporto di fiducia con le famiglie e le imprese. La prima cosa da fare sarebbe un confronto parlamentare, in cui si fa un’operazione verità e poi si indicano le ricette da seguire in una logica vera di assunzione di responsabilità».

          Secondo Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, per far ripartire il Pil ci vuole anche una buona dose di credibilità. Che vuol dire: sincerità sullo stato dell’arte e poi rispetto dei patti con i cittadini. Del tipo: pagare le cooperative che hanno svolto un servizio, rimborsare i crediti fiscali, rinnovare i contratti. Come dire: la buona gestione ordinaria. Invece qui si promettono sgravi e si dilazionano i rimborsi. Qualcosa evidentemente non funziona.

            Voi andrete al tavolo di giovedì?

              «Ancora non abbiamo la convocazione ufficiale, ma se ci sarà penso proprio che ci andremo».

                Se si parlerà anche di contratti pubblici, cosa c’entrate voi delle cooperative?

                  «io non credo che si possa incrociare una discussione sull’economia con una vicenda contrattuale aperta da 17 mesi dove le parti negoziali sono il governo e i sindacati».

                    Ma se in quel tavolo dovessero incrociare i due temi, voi cosa fareste?

                      «Non si può immaginare che di fronte a una situazione di crisi non si firmano più i contratti, sia pubblici che privati. Se qualcuno ci chiedesse un’opinione in quella sede, risponderemmo che la trattativa devono farla altri. Comunque non si deve partire nel confronto dicendo che i contratti non si firmano: non ci sembra un buon modo per iniziare una trattativa».

                        Cosa vi aspettate giovedì?

                          «Intanto una presentazione di un quadro puntuale della situazione dell’economia e della finanza pubblica. Noi per la verità continuiamo a vedere che i rubinetti, cioè i flussi di finanza sono molto stretti.
                          Continuano ad esserci ritardi nei pagamenti e continuano situazioni in cui decisioni di spesa già prese non vengono concretamente realizzate».

                            Per Siniscalco è un vanto aver ridotto le spese…

                              «Se si parla degli investimenti, e contemporaneamente si dice che si fanno le opere, non mi sembra una buona politica. La prima regola dovrebbe essere quella di pagare i servizi e i lavori che sono stati realizzati, perché noi diciamo di fare nuove imprese, ma intanto rischiamo di far morire quelle che ci sono».

                                A quanto ammontano i ritardi?

                                  «Abbiamo situazioni diverse. Il comparto più in sofferenza è quello sanitario e sociale, legato anche alla finanza locale. Non ho comunque un dato complessivo. Oltre ai ritardi, c’è anche un problema di rimborsi fiscali: se non si immette liquidità nel sistema tutto il circuito si blocca. Accelerare i tempi di rimborsi del fisco e dell’Iva, farebbe bene alle imprese e anche ai cittadini».

                                    Sta dicendo che Berlusconi promette sgravi fiscali, ma nel frattempo continua a non restituire i soldi a chi ha pagato di più?

                                      «I rubinetti della spesa si tengono chiusi».

                                        Non è paradossale questa cosa?

                                          «Lo è, così com’è paradossale la dichiarazione fatta sui 12 miliardi di sgravi, dove c’è un problema di rapporto con l’Ue, e un altro problema perfino più acuto, cioè quello con il mercato. Se il debito italiano deflagra e i conti vanno fuori controllo il debito pubblico italiano costerà di più».

                                            Se vi presentano questa ricetta, cosa risponderete?

                                              «Risponderemo con un’altra domanda: dove si prendono i soldi? perché se l’idea è di finanziare tutto in deficit, cosa succederà del debito con le agenzie di rating? Cosa succede con l’Ue? Noi siamo favorevoli a dun alleggerimento Irap, ma questo va fatto in un quadro di salvaguardia della tenuta dei conti».

                                              Quale settore è in maggiore sofferenza oggi tra le vostre 15mila associate?

                                                «Sicuramente la grande distribuzione risente della flessione dei consumi, ma va molto peggio per chi sta nel tessile e abbigliamento. Infine quelle che lavorano per la pubblica amministrazione».

                                                  Come giudicate il decreto competitività?

                                                    «È stato un errore non affrontare le liberalizzazioni dei mercati e degli ordini professionali. Inoltre ci sembra inadeguata la misura per le dimensioni d’impresa. Bisogna darsi obiettivi alti. Se si mettono insieme due aziende con 5 dipendenti ciascuna non possono certo confrontarsi con la Cina».

                                                      b. di g.