“Intervista” G.Migliore: «Sullo scalone votiamo contro»

05/07/2007
    giovedì 5 luglio 2007

    Pagina 4 – Politica

      L’Intervista
      Gennaro Migliore

      Il capogruppo di Rifondazione conferma: «È un punto di programma da cui non si può prescindere. Le risorse? Vanno trovate e basta»

        «Sullo scalone votiamo contro.
        Anche se casca il governo»

        di Wanda Marra/ Roma

        «Noi andiamo avanti per quel che riguarda le pensioni su un punto ben preciso del programma dell’Unione». Il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore, ribadisce con forza la posizione del suo partito. Che viene portata avanti fino alle estreme conseguenze. Anche a costo di far cadere il governo. Anche a costo di procedere svincolati dal resto della sinistra-sinistra.

        Onorevole, ci può riassumere qual è la vostra posizione?

          «Il discorso sull’equilibrio del sistema dei conti non può essere utilizzato per svicolare dalle necessità che il programma dell’Unione prevede. La non rimozione dello scalone non può essere determinata dal fatto che si dice che non ci sono i soldi. Ma i soldi vanno cercati nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Si vuole fare una clamorosa ingiustizia che impone a lavoratori che maturano il loro diritto alla pensione di non poterci andare dopo dopo 35 anni di lavoro e a 57 anni di età. Lo scalone deve essere abolito totalmente dalle categorie di operai , lavoratori che hanno maturato 40 anni di contributi e lavoratori turnisti. Credo che ogni proposta unitaria del governo debba partire da questo principio».

          Perché non siete d’accordo con la proposta di Damiano?

            «Perché questa parte dall’introduzione di uno scalino a 58 anni e propone 3 anni di sperimentazione, che posticipano l’introduzione dello scalino. Padoa Schioppa sostanzialmente parla del mantenimento, seppure spostato nel tempo, dello scalone. Noi non siamo d’accordo».

            Giordano ha dichiarato che se la Cgil controfirmasse la proposta Damiano, voi non la votereste comunque in Parlamento….

              «Abbiamo sempre detto che avevamo intenzione di fare un accordo sulla base dell’attuazione del programma dell’Unione. Si tratta di un punto irrinunciabile. Ma non abbiamo mai parlato di un accordo che stava per essere firmato. Dobbiamo contribuire alla soluzione positiva di un accordo del governo con le parti sociali. Accordo che ora non c’è».

              Avete intenzione di mantenere la vostra posizione anche a costo di far cadere il governo?

                «Noi in questo momento abbiamo intenzione di raggiungere un accordo che non impedisca a un milione di persone di andare in pensione. Per questo siamo determinati. Credo che spostare sempre l’attenzione sugli equilibri politici sia quello che ci fa più danno collettivamente. Penso al destino di questi lavoratori che hanno dei diritti. Siamo vincolati a ciò che ci dice il programma. La fase della trattativa è netta e chiara. Ripeto, il problema non è il governo, quanto questi pensionati».

                In questo momento sembrerebbe che la vostra sia una posizione più radicale di quella della stessa Cgil…

                  «Auspichiamo in ogni modo che ci possa essere una larga convergenza con i sindacati. Mi sembra siamo tutti ancora impegnati alla ricerca di un accordo, Non sta a me definire il grado di radicalità delle proposte».

                  Nigra a proposito della vostra posizione ha detto che la vicenda sulle pensioni dimostra che la “Cosa Rossa” non esiste. Cosa risponde?

                    «Io lo contesto fortemente. Non si possono utilizzare singoli problemi di merito, pure importanti, per contestare un progetto politico plurale. Il processo di unificazione della sinistra è assolutamente imprescindibile».

                    Anche la Di Salvo di Sd proponeva che la proposta-Damiano diventasse quella del governo. Insomma, voi andate avanti anche senza gli altri soggetti della sinistra-sinistra?

                      «Noi sulle pensioni andiamo avanti su questa proposta e ci sono milioni di persone che se l’aspettano».

                      I giovani dell’Ulivo vi accusano, contrastando l’innalzamento dell’età pensionabile, di portare avanti un modello di società che in realtà danneggia i giovani. Cosa risponde?

                      «Si tratta di una linea culturale che credo debba essere sostanziata da qualche numero vero e non da suggestioni. Per esempio, se chi ha maturato il diritto alla pensione ci va, si liberano posti di lavoro. Il patto fra le generazioni si fa mantenendo gli impegni sulla precarietà, contrastando il lavoro nero, regolarizzando i migranti. non facendo pagare il conto a chi ha lavorato tutta la vita».