“Intervista” G.Lupoi (Colap): «Ordini, aria di controriforma»

26/01/2005

    di lunedi 24 gennaio 2004

      PROFESSIONI Dopodomani si terrà il vertice convocato dal ministro Castelli. L’affondo di Giuseppe Lupoi, leader del Colap
      «Ordini, aria di controriforma»
      «Mi risulta che nella bozza del ministro si attribuiscano ancora più poteri, anzi superpoteri, alle corporazioni»

        Un giorno in una riunione «entrò il ministro Castelli e, da ingegnere a ingegnere, mi disse che il suo mestiere è quello di consulente specializzato in acustica. Beh, spero che all’incontro di dopodomani avrà la cortesia di ascoltarmi».

        Giuseppe Lupoi, ex capo dell’Oice (ingegneri) e oggi gran capo del Colap, da vent’anni si batte per la liberalizzazione del mercato. E sarà uno dei protagonisti del «vertice» convocato dal ministro della Giustizia il 26 gennaio a Roma, a cui parteciperà lo stato maggiore delle professioni. Ci saranno il Cup di Raffaele Sirica, che rappresenta gli Ordini professionali; le Casse di previdenza, Assoprofessioni e il Colap, l’organizzazione delle associazioni professionali, guidato da Lupoi.

        Ma perché in Italia nessun governo, di destra o di sinistra, è ancora riuscito a varare la riforma delle professioni?

          Per un eccesso di mediazione, perché i Governi hanno sempre cercato il consenso e hanno paura della lobby delle professioni…

          Anche Prodi ci ha provato.

            Sì, sbagliando, quando nel ’96 disse: aboliamo gli Ordini. Così rinforzò la corporazione. Poi ci si mise D’Alema a complicare le cose («Meno ai padri, più ai figli»). Il punto più alto fu raggiunto con Fassino ministro della Giustizia. Oggi siamo a un punto di svolta ma pericoloso.
            Per fortuna, grazie anche a Mario Monti, ci sta pensando l’Europa a metterci in riga.

            La Direttiva europea risale al ’92 e favorisce le associazioni per il rilascio degli attestati di competenza. Naturalmente con l’opposizione degli Ordini.

              Mercoledì, dopo la promessa di settembre di Berlusconi a Cernobbio («Entro un mese ci sarà la riforma») e dopo che il ministro Castelli ha preso in mano la questione, «scippando» Michele Vietti, che vi si era da tempo dedicato, sarà quindi la solita «parata di stelle» oppure…
              Speriamo sia l’inizio di un percorso nuovo. Noi delle libere associazioni non siamo però più disponibili ad essere presi in giro o poco sul serio. Noi vogliamo più concorrenza nel mondo delle professioni, oggi monopolizzate dalle corporazioni e dagli Ordini.

              Ma la proposta Castelli va davvero in questa direzione?

              Il Governo ci deve dire se vuole davvero la concorrenza. A me sembra invece che nella bozza Castelli si diano più poteri agli Ordini, anzi, dei superpoteri. Quando per esempio si assegnerebbe loro tutto il potere sulle scuole di formazione, sull’aggiornamento professionale, sui tirocini. Il rischio è trasformare gli Ordini come enti pubblici in soggetti, oltre che di controllo, anche di business.

              La lobby degli Ordini è davvero così forte?

                Ha un giro d’affari di contributi obbligatori di oltre 500 milioni di euro, suddivisi per i 1.800 consigli, per un totale stimabile in 18 mila persone, che viaggiano a rimborso spese. La riforma prevede addirittura che siano pagati.

                Sì, ma è la rappresentanza che conta. Il potere sta tutto lì.

                  Guardi, noi del Colap abbiamo circa 250 mila iscritti, professionisti che liberamente si sono associati. Gli Ordini hanno 1,7 milioni di iscritti, ma si tratta di iscrizioni obbligatorie. Noi rappresentiamo, l’ha detto il Censis, 3,8 milioni di professionisti, di vecchie e nuove professioni.

                  Sì, ma tra i vostri soci si va dai grafologi agli ingegneri, dagli psicologi agli informatici. Un panorama variegato.

                    La filosofia della nostra associazione è quella che esistano libere associazioni, in concorrenza tra loro, che formano i soggetti e ne verificano l’aggiornamento, e che siano rigorose guardiane della deontologia.

                    Proprio come gli Ordini.

                      No, l’opposto degli Ordini. Essi sono monopolisti e obbligatori, un controsenso rispetto alla libera concorrenza e al libero mercato. Noi siamo enti privati e loro pubblici. Noi siamo volontari e loro obbligatori.

                      Ma anche voi volete degli albi.

                      Niente affatto. Noi, come ci chiede l’Europa, vogliamo essere riconosciuti in appositi registri e che i nostri attestati di competenza valgano in Europa. Siamo contro qualunque barriera protezionistica. Siamo per la concorrenza, perché serve a tutelare l’utente.

                      Sì, ma qualcuno deve vigilare, perché tra professionista e cliente c’è la cosiddetta asimmetria informativa. Il cliente ne sa meno del professionista e deve potersi fidare.

                        L’asimmetria è un fatto che risale al ’900. Oggi il cliente è informato e deve avere la possibilità di scelta. Lo stesso Castelli ci ha detto: fate qualcosa che la gente capisca. Bene, credo però che la gente non possa più capire perché ci siano e aumentino le corporazioni chiuse.

                        Lei vuole abolire gli Ordini?

                          Personalmente sì, ma mi rendo conto che bisogna mediare. Sbaglierei se facessi una battaglia per abolirli. Dico quindi che ci sono e che debbano continuare ad esistere, ma ad una condizione. Che vi sia per le professioni un accredito di base, e questo può essere fatto presso gli Ordini. E che poi, essendoci molte specializzazioni, vi sia l’adesione anche alle libere associazioni riconosciute da appositi registri.

                          E le tariffe obbligatorie?

                            Non ci devono essere, vale il mercato.

                            E la possibilità di costituire società?

                              Sì, senza alcun limite.

                              E la pubblicità oggi vietata?

                                Sono favorevole, anche comparativa, ma onesta e veritiera.

                                Il numero chiuso?

                                  Nessun limite, anche se oggi i professionisti sono troppi.

                                  Chi cura la formazione?

                                    Le associazioni, no gli Ordini.

                                    E la deontologia?

                                      Entrambi.

                                      Riuscirà Castelli a far uscire gli Ordini dal castello?

                                        Dovrà battere il cartello…

                                      Walter Passerini