“Intervista” G.La Malfa: «Tfr, la Ue ci boccerà»

28/11/2005
    domenica 27 novembre 2005

    Pagina 12 – Economia

    L´Intervista
    La Malfa: usiamo questi due anni per evitare la censura europea

      «Tfr, la Ue ci boccerà
      cambiamo la riforma»

        Gli ostacoli alla portabilità del contributo alle assicurazioni violano la parità di trattamento

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Giorgio La Malfa, ministro per le Politiche comunitarie, punta a riaprire il cantiere della riforma del trattamento di fine rapporto (Tfr). Solo dopo alcuni giorni dalla decisione del Consiglio dei ministri di far slittare l´entrata in vigore dal 2006 al 2008, l´esponente repubblicano propone di utilizzare questi due anni per aggiustare il testo ed evitare le possibili censure di Bruxelles.

            Lei ritiene che sia stata la scelta migliore quella di rinviare l´entrata in vigore della riforma?

              «Confesso che non mi aspettavo il rinvio. Diciamo che è stata una soluzione con alcuni vantaggi: rende certa una riforma importante; dà tempo alle piccole imprese, che perdono il Tfr per il proprio autofinanziamento, di organizzarsi. E soprattutto consente di affrontare la compatibilità della nostra normativa con quella europea».

              Questo vuol dire che la riforma andrà comunque modificata? Il suo collega Maroni non sembra affatto d´accordo.

              «L´ipotesi di interventi correttivi, dopo 18 mesi, è prevista dallo stesso decreto di Maroni».

              In sostanza lei conferma i dubbi relativi alla carenza di concorrenza tra i fondi pensionistici (chiusi e aperti) e il rischio che il Fondo di garanzia per le banche sia considerato una forma di aiuto di Stato, vietato dall´Europa?

                «Ho già parlato con la Kroes (la commissaria Ue alla Concorrenza, ndr) e mi ha assicurato che esaminerà il testo in tempi molto rapidi. D´altra parte la riforma è stata approvata con la ormai classica formula "salvo accordo della Commissione Ue". Quanto alle mie obiezioni, le confermo tutte ma questo non vuol dire che io sia contrario alla riforma. Anzi, ritengo che il decollo dei fondi pensioni possa rappresentare un passaggio importante per l´ammodernamento del nostro asfittico sistema finanziario. Le piccole imprese, come risulta dalle indagini di Mediobanca, diventano medie ma non crescono più perché non vanno in Borsa per il timore che ne possa essere annacquato l´assetto di controllo. La presenza dei fondi pensione attenuerebbe questa paura».

                Restano i suoi dubbi.

                  «Sì, io sono convinto che gli ostacoli alla portabilità del contributo del datore di lavoro dal fondo di categoria a quello assicurativo violi le condizioni di parità di trattamento. Mi aspetto un rilievo della Commissione. Sono meno sicuro, invece, su una censura europea a proposito del ruolo che è stato affidato alla Covip nella sostanziale definizione delle tariffe. Mentre ritengo che ci sia il rischio di una multa per concessione di aiuti di Stato sul Fondo di garanzia per le banche che prestato soldi alle piccole imprese senza più Tfr».

                  Ma queste sono tutte questioni che il semplice slittamento non ha per nulla risolto.

                    «Per questo dico che i due anni che ci separano dal 2008 possono essere utilizzati per un aggiustamento della riforma all´interno della normativa comunitaria, ma anche per una nuova negoziazione politica, alla quale non sono per nulla interessato, tra tutti i soggetti coinvolti».

                    Lei non pensa che in questa vicenda abbia pesato molto il conflitto di interessi del premier Berlusconi fino a far rinviare tutto?

                      «No, non lo penso. Può aver avuto qualche dubbio, ma se fosse stato contrario Forza Italia avrebbe bloccato tutto».

                      Tre ministri di Forza Italia, Pisanu, Miccichè e La Loggia, si sono astenuti.

                        «Ma la riforma è passata».

                        Lei è stato anche accusato di essere uno dei membri del "partito delle assicurazioni".

                          «Ed è stata una cosa davvero antipatica. Io le stesse cose le avevo dette anche a luglio, prima che partisse il pressing delle compagnie di assicurazione».