“Intervista” G.Guidi: «Non c’è nulla di nuovo, bisogna andare avanti»

11/12/2003


    11 Dicembre 2003

    IL VICEPRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA: LE PARTI SI SONO SOLO ANNUSATE

    intervista
    Roberto Ippolito

    «Non c’è nulla di nuovo
    Bisogna andare avanti»
    Guidi: l’intervento sulla previdenza è necessario
    per poi poter ridurre la spesa e la pressione fiscale

    LA Confindustria osserva. «Non intravedo particolari novità», commenta il vicepresidente Guidalberto Guidi dopo la conclusione dell’incontro fra il governo e i sindacati sulla riforma delle pensioni.
    Dottor Guidi, non è una novità l’apertura di un confronto e il congelamento della riforma per un mese?
    «Credo che il segretario della Cisl Savino Pezzotta abbia fotografato bene la situazione: c’è una tregua armata».
    Per lei non è importante che la tregua che ci sia?
    «I contendenti non hanno abbassato le armi».
    Deluso allora?
    «Non mi aspettavo nulla di diverso. La riforma delle pensioni è fondamentale, ma è una di quelle cose che si fa fatica a concludere».
    Proprio nessun risultato?
    «Forse l’unico risultato è il congelamento dell’invio della lettera del presidente del consiglio Silvio Berlusconi con la spiegazione ai cittadini delle motivazioni della riforma. Nell’incontro le parti si sono annusate. Credo che ora la palla sia passata ai sindacati».
    Non è rilevante che il sindacato abbia accettato il confronto?
    «Questo è comunque un dato, ma non è risolutivo. Fra l’altro le dichiarazioni a caldo dei leader sindacali rivelano una difformità di approccio».
    Ne è sicuro?
    «Epifani è rigido, spiegando che è avviato un confronto e non una trattativa. Il numero uno della Uil Luigi Angeletti parla invece di disponibilità alla discussione».
    Lei dice che i sindacati hanno la palla. Ma che succederà?
    «Non riesco a capire chi darà il calcio. Le due squadre sono in campo, si scrutano, ma praticamente sono ferme».
    E il mondo delle imprese fa da spettatore?
    «I sindacati non approvano la riforma. Per la Confindustria invece l’architettura della riforma rende gli interventi previsti dal 2008 strutturali: questo è il punto di forza del progetto del governo. Ma da oggi al 2008 non succede nulla. E c’è la perplessità, che anche io manifesto, sullo scalino: di colpo alla mezzanotte del 31 dicembre 2007 scattano regole profondamente diverse. Forse un sistema di incentivi a restare al lavoro e disincentivi al pensionamento avrebbe consentito una gradualità diversa».
    E’ proprio convinto che gli incentivi non siano sufficienti?
    «Il vantaggio dichiarato per chi resta al lavoro è un aumento di stipendio, per il mancato pagamento di contributi, pari al 32,7%: totale per il lavoratore 132,7. Ma non viene incassata la pensione pari in media all’80 dello stipendio: il guadagno reale, pertanto, è solo di 52,7. Questo è molto svantaggioso per il lavoratore».
    La Confindustria avrebbe preferito essere ascoltata anche lei?
    «L’incontro si è svolto con i sindacati perché contrari alla riforma, ma con posizioni differenziate. La Confindustria dà invece un giudizio positivo per le caratteristiche di strutturalità. Se il governo accetta le richieste sindacali, deve invitare al tavolo tutte le parti sociali».
    Considera davvero differenziate le posizioni delle tre confederazioni?
    «Il no alla riforma è unico, ma le posizioni poi divergono. La riforma è indispensabile. L’ulteriore apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e allo yen provoca grossi problemi. Le due aree con cui ci misuriamo hanno un vantaggio competitivo non compensato dagli acquisti di materie prime. Se la Banca centrale europea non riduce i tassi la vedo scura».
    Urgono decisioni?
    «La riforma delle pensioni è un intervento strutturale necessario per ridurre la spesa pubblica corrente e consentire la riduzione della pressione fiscale. Qualche giorno fa ero in Ungheria, pronta all’ingresso nell’Unione europea: le tasse sui redditi delle imprese sono state portate al 14% e il costo del lavoro è circa la metà di quello italiano. La situazione è questa».
    Come valuta l’ipotesi del voto di fiducia sulla legge finanziaria?
    «Il voto di fiducia è un metodo legittimo; tutti i governi lo hanno utilizzato».