“Intervista” G.Guidi: «Ecco le nostre condizioni sulle pensioni»

25/02/2004



 
   
25 Febbraio 2004










 

 



              «Ecco le nostre condizioni sulle pensioni»
              Taglio degli assegni familiari e maternità. La Confindustria rilancia lo scambio sul Tfr. Parla Guidi. Maroni domani al senato


              PAOLO ANDRUCCIOLI


              E’di nuovo scontro sulle pensioni. Alla vigilia della presentanzione dell’emendamento al senato – che domani spetterà direttamente al ministro Maroni – scoppia la polemica sul tetto dei 60 anni di età per le donne. Molti criticano la sovrapposizione della pensione di anzianità e di vecchiaia per le donne. Il presidente dell’Inps, Paolo Sassi sdrammatizza, mentre Fini e Buttiglione invitano a non agitarsi troppo e a non modificare nulla del delicato equilibrio raggiunto. Il problema, per il governo, potrebbe essere di nuovo la Lega di Bossi che minaccia di presentare un nuovo «sub-emendamento». Da sinistra arrivano intanto altre bordate. Massimo D’Alema dice che la riforma è «inaccettabile», mentre Fausto Bertinotti parla di un provvedimento «da manicomio». Il sottosegretario Viespoli mantiene la calma e l’ottimismo è giura che la riforma vedrà la luce entro giugno. Molti dubbi arrivano però anche dalla Confindustria. Ecco che cosa ne pensa il vicepresidente, Guidalberto Guidi.

              Guidi, la Confindustria ha ancora molte critiche sul Tfr e la decontribuzione?

              Io credo che l’impianto generale della legge che ci è stata proposta rispetti un criterio di riduzione della spesa. Non so però se è sufficiente quello che è contenuto nella delega per ottenere il risultato voluto e che tutti ci stanno chiedendo, a partire ovviamente dall’Europa; e voglio anche precisare che non sto parlando da imprenditore (perché in questa riforma ci trovo ben pochi ritorni immediati) ma cerco piuttosto di considerare l’interesse di tutto il paese. Ci sono tre voci della spesa pubblica che deve essere ridotta e non possiamo evitare di comprimere quella delle pensioni. Sono però anche molto perplesso sull’eliminazione della decontribuzione. Per chi fa impresa il problema del costo del lavoro è centrale più di ieri. E siccome nessuna persona sana di mente può pensare di poter ridurre il reddito netto dei lavoratori, allora dobbiamo incidere sugli altri costi.

              Il governo ha annunciato che sposterà la decontribuzione in un altro provvedimento, anche se non ha chiarito ancora quale. Non vi va bene questa soluzione?

              Noi avremmo preferito più chiarezza e avremmo preferito più tempestività: un’indicazione chiara da realizzare subito. Sono certo comunque che il governo alla fine manterrà il suo impegno di ridurre la contribuzione per i nuovi assunti, anche perché si tratta proprio di una nostra proposta che mira non solo a ridurre i costi, ma anche a spingere gli imprenditori a creare un’occupazione più stabile. Sono invece molto scettico su qualsiasi tipo di risparmio che si possa avere da qui al 2008. Solo con gli incentivi non si otterrà granché.

              C’è poi il tema molto grosso del Tfr. E’ vero che le imprese sono molto preoccupate per il trasferimento di queste risorse finanziarie ai fondi pensione?

              Questo è infatti l’altro grande problema. E’ una questione molto, molto seria. Cumulativamente si tratta di una cifra molto importante. E c’è anche da considerare un’altra questione. Da un anno e mezzo a questa parte c’è una vischiosità nel sistema del credito alle imprese che ora dopo Parmalat si è accentuata. Le banche sono cioè diventate molto più rigide e le imprese ne risentono. E’ molto più difficile ottenere dei finanziamenti per lavorare. Perciò il venir meno anche di quella forma di autofinanziamento che è il Tfr diventa davvero un sacrificio molto grosso.

              Se è troppo, e comunque voi pensate che la riforma vada fatta, come pensate che se ne possa uscire?

              Prima di tutto ci deve essere consapevolezza. Anche perché si tratta di ragionare anche sui diversi differenziali di interesse che si mettono in gioco. Ma un punto fermo non può che essere una forma di compenso. Se non abbiamo (o non abbiamo subito) la decontribuzione, allora si può pensare alla riduzione di due punti degli oneri impropri, come per esempio gli assegni famigliari e l’assegno per la maternità.