“Intervista” G.Giugni: «No a nuove regole sugli scioperi»

04/05/2004


MARTEDÌ 4 MAGGIO 2004

 
Pagina 10 – Economia
 
 
L´INTERVISTA

Il "padre" dello Statuto dei Lavoratori, Giugni, replica alla proposta di Maroni sulla rappresentanza sindacale
«No a nuove regole sugli scioperi serve l´unità di Cgil, Cisl e Uil»

LUISA GRION

      ROMA – La crisi del sindacato non si risolve cambiando le norme sulla rappresentatività. Tantomeno rivedendo la legge sugli scioperi. L´unica via d´uscita resta l´unità sindacale, che deve essere perseguita e ritrovata. Così, Gino Giugni, ex ministro del Lavoro ed esperto in materia giuridica – suo è lo Statuto dei Lavoratori – commenta le proposte di Roberto Maroni
      Il ministro del Welfare è convinto che Cgil, Cisl e Uil non siano più in grado di controllare la situazione. E´ così?
      «Innegabile. Ma la soluzione che lui propone – cambiare le norme della rappresentanza sindacale o addirittura rivedere la legge sullo sciopero – non risolve il problema. Il nodo sta a monte»
      Di cosa si tratta?
      «Il sindacato è allo sbando, ha perso quel peso che aveva portato agli accordi del ?93. In quel periodo, è vero, il potere delle sigle era esaltato anche dalla crisi del sistema politico. Ma vi era anche un´innegabile capacità di creare consenso che oggi non c´è»
      E chi è responsabile di questa mancanza?
      «Le condizioni generali sono diverse e in un certo senso peggiori. Oggi nell´opinione pubblica vi è un´inquietudine facilmente cavalcabile dalle fazioni più estreme. Ciò porta divisione e fragilità. Ma nel sindacato vi è anche un problema di leadership: i vertici attuali non hanno la forza di chi li ha preceduti. Non solo: sono stati fatti errori imperdonabili che hanno aperto una crepa difficilmente sanabile: la Cgil non ha voluto nemmeno aprire le trattative sul Patto per l´Italia, la Fiom ha portato all´estremo la sua forza d´urto, Cisl e Uil, su temi troppo importanti, hanno accettato di andare avanti da sole. Lo stallo attuale nasce da questa miriade di fratture, ma per uscire dalla crisi, ripeto, non vi è altra via che l´unità. Ci ho sempre creduto e continuo a crederci»
      Sul caso Alitalia però le tre sigle sono più o meno d´accordo, ma il loro appello a fermare i blocchi non ha funzionato. Fa bene allora Maroni a cambiare le carte e voler aprire ai Cobas?
      «Cgil, Cisl e Uil al di là delle dichiarazioni di intenti sono ben lontani dal trovare soluzioni comuni e questo pesa anche sulla vertenza Alitalia e sulla loro credibilità. Maroni però non fa bene ad aprire ai Cobas: al tavolo devono sedere le associazioni elette secondo le regole attuali. Vanno bene, non serve cambiarle»
      La Fiom chiede che venga introdotto obbligatoriamente il ricorso al referendum per potenziare le scelte fatte. E´ d´accordo?
      «No, così facendo ne risulterebbe un intoppo continuo alle relazioni sindacali. Il ricorso al referendum è ammesso solo in caso di particolare complessità, non deve essere generalizzato»
      Il ministro propone anche di rivedere le norme sugli scioperi, in particolare quelle sui servizi pubblici e la legge speciale che li riguarda. Che ne pensa?
      «Che non è il caso. C´è la precettazione e il ricorso al codice penale: in uno stato democratico più di così non si può fare.»
      Ma ha fatto Maroni a sollevare il problema sindacale?
      «Certo, ma ha le sue responsabilità. La polemica sollevata dai sindacati riguardo al fatto che questo governo non cerca la trattativa e non fa mediazione è vera. Lo stesso Maroni – nei casi scottanti – lascia fare al sottosegretario. Così non va».