“Intervista” G.Ghezzi: Non sparate al conducente

04/12/2003




04 Dicembre 2003
      GIORGIO GHEZZI
      Non sparate al conducente

      «La latitanza dei contratti genera conflitto. Il problema è la rappresentatività»
      PAOLO ANDRUCCIOLI


      Bisogna rovesciare l’ordine del discorso. I problemi centrali, nel caso dello sciopero degli autoferrotranvieri, non riguardano tanto (o non solo) le forme del conflitto, quanto la contrattazione violata e l’assenza di una legge sulla rappresentatività sindacale nel settore privato. Solo riflettendo su questi punti e sulle reali cause di insorgenza del conflitto si potranno valutare le scelte, a partire dalle eventuali sanzioni. Questa – in sintesi – la tesi di Giorgio Ghezzi, il giuslavorista di Bologna che ha fatto anche parte della commissione di garanzia sugli scioperi.

      Ghezzi, che giudizio si può dare dello sciopero di Milano e delle polemiche?

      E’ vero che bisognerebbe rimettere le mani sulla legge di regolamentazione?

      Il primo punto che vorrei segnalare riguarda la presunta emergenza o novità di questi scioperi. Non è vero che non ci sono stati – in anni molto recenti – dei precedenti. C’è stato per esempio un caso a Roma dove un sindacatino con poca rappresentatività ha coinvolto il 90% della categoria. E c’è già stato un caso a Milano, tre anni fa, per lo sciopero dei macchinisti della metropolitana. I fatti di questi giorni non fanno che riproporre un problema che ci trasciniamo da anni: quello della verifica della rappresentatività sindacale. Secondo me, la sinistra o il centro sinistra dovrebbe abbandonare qualsiasi velleità repressiva, per riprendere con tutta la forza necessaria la tematica della rappresentatività. D’altra parte, le leggi attuali prevedono tutta una serie di cose sulla regolamentazione dello sciopero, ma poi rimandano il grosso alla contrattazione.

      Ma a quanto pare la contrattazione, o meglio i difetti della contrattazione sono alla base del nuovo conflitto.

      E’ evidente che nel caso degli autoferrotranvieri precipitano sia i problemi della contrattazione, che quelli dei crediti e dei vuoti di cassa che le aziende ex municipalizzate lamentano. Quasi sempre le responsabilità primarie sono politiche perché lo Stato non paga le regioni, le regioni non pagano le aziende e le aziende non fanno i contratti. In questo momento la contrattazione è ferma: non si rinnovano le parti biennali dei contratti e non si chiudono i contratti aziendali. Ed è proprio agli accordi che la commissione di garanzia rimanda. Il rinvio alla contrattazione cade però nel vuoto, se questa non si fa, o risulta latitante come in questo periodo.

      Come si può intendere questo vuoto della contrattazione in termini di regole? Puoi spiegare meglio i tuoi suggerimenti?

      Bisogna cercare di dare una base solida agli accordi, che una volta stipulati siano effettivamente rappresentativi. Si dovrebbe cioè pensare a inserire un obbligo alla contrattazione così come viene previsto per il settore del pubblico impiego. Nell’amministrazione pubblica, infatti, il sindacato che ha il 5% può sedersi al tavolo del negoziato; ma se c’è una coalizione che supera il 51%, scatta l’obbligo per l’amministrazione a trattare e quindi a chiudere l’accordo. Se si estendessero queste regole anche al privato ci sarebbe di sicuro una minore difficoltà di arrivare al contratto. E, secondo effetto importante, il contratto sarebbe a quel punto un contratto credibile, ovvero basato su una maggioranza. In quel caso eventuali minoranze arrabbiate dovrebbero rassegnarsi e solo a quel punto si potrebbe pensare a meccanismi più severi.

      Nel caso degli autoferrotranvieri, che cosa dovrebbe fare la commissione di garanzia?

      La legge prevede di andare ad analizzare i fattori di insorgenza del conflitto. In questo caso si tratta dei ritardi nel contratto e nei pagamenti. Per questo le eventuali sanzioni contro i lavoratori dovrebbero in qualche modo essere condonate o attenuate, tenuto conto proprio delle specifiche cause di insorgenza di questo conflitto. E’ evidente che bisogna tenere conto della catena: lo sciopero colpisce i cittadini, ma i lavoratori sono stati colpiti dall’assenza del contratto, le aziende dalla mancanza di finanziamenti da parte dell’ente pubblico e in particolare del governo. Ripeto: in questo caso sono primarie le responsabilità politiche.