“Intervista” G.Galli: Tfr, riforma da riscrivere

03/10/2005
    sabato 1 ottobre 2005

    Pagina 41

    Bocciatura senza appello dal direttore generale dell’Ania (imprese assicuratrici)

    Tfr, riforma da riscrivere

      Galli: se passa la legge ricorreremo alla Consulta

      di Luca Saitta

      ´Una delle peggiori riforme della storia repubblicana. Un patto scellerato tra ministero del welfare, sindacati e associazioni di categoria che porterà a un sistema finanziario corporativo in mano alle parti sociali, a scapito del lavoratore e della sua libertà di scelta’. Parole di fuoco quelle con cui Giampaolo Galli, direttore generale dell’Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), definisce il decreto legislativo che riforma il trattamento di fine rapporto che il 5 ottobre arriverà sul tavolo del consiglio dei ministri. Il parere delle commissioni lavoro di camera e senato, che pure ha accolto alcune delle posizioni delle assicurazioni, non basta all’Ania: il parlamento, osserva Galli, ha mosso solo delle osservazioni di cui il ministro del welfare, Roberto Maroni, non terrà conto. Il testo che l’esecutivo valuterà sarà dunque quello che accoglie gli emendamenti di sindacati e associazioni di categoria e non tiene conto delle opinioni dell’Ania. Che ricorrerà, così, alla Corte costituzionale.

      Domanda. Direttore, come valuta il dlgs licenziato dalle commissioni parlamentari?

        Risposta. Il testo è iniquo, immorale e inaudito. Il parlamento ha mosso solo mere osservazioni che non verranno recepite da Maroni, in particolare sul contributo del datore di lavoro. Ciò significa che se il lavoratore vorrà aderire a una forma diversa dal fondo di categoria o se vorrà trasferirsi da questo a un’altra forma previdenziale perderà la portabilità, ovvero il 20-30% della sua ricchezza pensionistica complementare.

          D. Una bocciatura senza appello, dunque.

            R. Tutto ciò che sta scritto nel decreto, dall’equiparazione tra le forme pensionistiche alla libertà di scelta, sono frasi farisaiche: la verità è che al lavoratore sarà consentito solo di lasciare la liquidazione in azienda o accantonarla nei fondi chiusi.

              D. Eppure non è frequente che 23 sigle si mettano d’accordo.

                R. Si tratta di un patto sciagurato tra le corporazioni d’Italia, dai sindacati a Confindustria, salvo poche eccezioni, e Maroni, con il consenso dell’opposizione, ha deciso di accettarlo.

                  D. Almeno l’Antitrust vi dà ragione.

                    R. Il suo parere è chiaro e non dà adito a dubbi: il proprietario del tfr è il lavoratore e solo lui può scegliere che uso farne.

                      D. Se il dlgs passerà, davvero ricorrerete alla Corte costituzionale?

                        R. Non c’è dubbio. Ricorreremo a tutti gli strumenti utili per creare le condizioni di un’effettiva libertà di scelta da parte del lavoratore. Prima di arrivare a questo spero, in ogni caso, in un sussulto di coscienza dell’esecutivo.

                          D. Che previsioni fa se la riforma andrà in porto?

                            R. Se la previdenza complementare assumerà il peso che ha in altri paesi, un domani diremo che l’atto principale di questo governo è stato quello di consegnare una rendita colossale ai fondi chiusi e aver contribuito a una corporativizzazione della finanza dove i sindacati e le associazioni di categoria svolgeranno un ruolo cruciale. Non è questo il paese che auspico per i nostri figli.

                              D. La Covip sostiene che, con la riforma a regime, tutti ne guadagneranno. Le assicurazioni per prime.

                                R. I calcoli di convenienza delle assicurazioni sono irrilevanti rispetto a una riforma così grave per il paese.

                                  D. Anche l’Abi, però, alla fine ha sottoscritto l’accordo con il governo.

                                    R. A me risulta che l’Abi avesse subordinato, e giustamente, la sottoscrizione del protocollo d’intesa a un assenso esplicito della Banca d’Italia, dell’Antitrust e dell’Unione europea. È evidente, invece, che l’Antitrust non è favorevole. Voglio ricordare, al riguardo, che in base alla normativa europea il garante può aprire istruttorie su soggetti economici anche se questi operano in base a leggi dello stato italiano.

                                      D. Che cosa intende dire?

                                        R. Che l’Antitrust potrebbe aprire un’istruttoria sulle banche in merito al tasso d’interesse agevolato del 4,16% per le aziende che accantonano il tfr alla previdenziale complementare, anche se questo è stabilito in una legge. Ci sono precedenti in merito di cui l’Abi è ben consapevole.

                                        D. Che giudizio dà su Maroni, che oggi viene comunque attaccato dai confederali?

                                        R. Non sono un politologo, ma mi pare che Maroni ha cercato di ingraziarsi i sindacati e questo è il risultato che ha conseguito. Accettare un decreto che viola la concorrenza e la libertà di scelta non gli è servito a niente. Il ministro ha ceduto sui principi di fondo per i quali ha combattuto per anni, che fanno parte del Dna del suo partito e della coalizione di cui fa parte, senza guadagnarne nulla. Da un punto di vista politico la sua scelta mi sembra perdente: in politica, alla fine, è premiata la coerenza.
                                        (riproduzione riservata)