“Intervista” G.Epifani: «Un bel regalo ai ricchi pagato dai pensionati»

29/11/2004

    domenica 28 novembre 2004
    pagina 7

    L´INTERVISTA

      La Sanità I lievi benefici saranno mangiati dall´aumento del costo dei servizi, come nella sanità
      Il governo È in un angolo, non riesce a dialogare né con noi né con le imprese né con gli enti locali

        Il leader Cgil: Berlusconi un Robin Hood alla rovescia, ma sta naufragando

        "Un bel regalo ai ricchi pagato dai pensionati"
        Epifani: manovra recessiva, perciò scioperiamo

          ROBERTO MANIA

            ROMA – «Berlusconi? Un Robin Hood alla rovescia che toglie ai più poveri per dare ai più ricchi». È la metafora alla quale ricorre Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, anche per spiegare le ragioni dello sciopero generale di dopodomani. Il quinto sciopero contro il secondo governo Berlusconi. Uno sciopero che non è contro la riduzione delle tasse, bensì contro una politica economica miope, che sta compromettendo lo sviluppo del Paese. Contro scelte che oggi pagano soprattutto le fasce più deboli della popolazione ma che domani peseranno su tutti, indistintamente. «Scelte di un governo che si aggrappa all´ultima scialuppa, quella delle tasse, per cercare di non naufragare», dice il leader sindacale che annuncia «l´inasprimento della mobilitazione nel pubblico impiego».

            Epifani, ma come si spiega uno sciopero contro il taglio delle tasse?

              «Il nostro è uno sciopero contro l´intera manovra del governo. La nostra è una critica di fondo alla politica economica che si concretizza attraverso la legge Finanziaria. Questa manovra gioca contro lo sviluppo del Paese. Fa esattamente il contrario di ciò che andava fatto per rilanciare un sistema economico che negli ultimi quattro anni non è riuscito a crescere oltre l´1 per cento. Basti ricordare che il 2000 si era chiuso con un incremento del Pil del 3 per cento».

              Infatti, proprio per rilanciare la crescita, attraverso i consumi, il governo ha approvato la riforma fiscale.

                «No, non sarà così. La manovra del governo non ha come obiettivo la crescita economica».

                Veramente Berlusconi e il ministro Siniscalco dicono il contrario.

                  «Il governo ha ridotto la quota di investimenti pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno. I tagli alla scuola, alla sanità, alla sicurezza, ai trasferimenti agli enti locali finiranno per comprimere ulteriormente la crescita. Questo governo pensa che la spesa pubblica sia sinonimo di spreco e non, invece, di sviluppo. Poi c´è il calo degli investimenti privati».

                  E qui cosa c´entra il governo? Queste sono decisioni che riguardano le imprese.

                    «Lo stimolo agli investimenti privati, che era stato ampiamente promesso, si è risolto in un quasi nulla. Il taglio dell´Irap per i ricercatori è pochissima cosa e non riuscirà a interessare più di 20 aziende».

                    Ci sono anche gli incentivi alle assunzioni, soprattutto nel Mezzogiorno.

                      «C´è un tetto di copertura così basso che favorirà un numero limitatissimo di imprese. Tanto è vero che la Confindustria ha espresso un giudizio preoccupato e critico sulla manovra, confermato anche oggi (ieri per chi legge, ndr) dal presidente Montezemolo».

                      Voi che rappresentate il mondo del lavoro dipendente, siete critici; le aziende anche. Eppure ci sarà qualcuno avvantaggiato dal taglio delle tasse. O no?

                        «Intanto è importante ricordare che un terzo della riforma viene finanziato con un altre imposte indirette a partire in particolare dal 2006. Paradossalmente ci sarà chi non otterrà nulla dalla riforma ma concorrerà a finanziarla».

                        Chi, per esempio?

                          «I pensionati. La stragrande maggioranza dei quali non sarà nemmeno sfiorata dagli sgravi. La parola "pensionati" è scomparsa dalla Finanziaria».

                          Per i redditi più bassi, però, è stato fatto il primo modulo della riforma, quello del 2002.

                            «Solo in parte. Ma oggi queste fasce di reddito non ricevono nulla. A beneficiare realmente degli sgravi non sarà più del 2 per cento della popolazione».

                            Da gennaio, però, nelle buste paga i lavoratori a medio reddito qualcosa cominceranno a vedere.

                              «Quel lieve incremento di reddito sarà più che compensato dall´aumento dei costi dei servizi pubblici che la stessa Finanziaria rende inevitabili soprattutto quelli dei Comuni nel settore della sanità. Davvero c´è da domandarsi perché si fa questa manovra mentre, di nuovo, non verrà restituito il fiscal drag ai lavoratori».

                              Provi lei da dare una risposta.

                                «Perché era l´unica carta a disposizione del governo per non vedere totalmente svanire la sua credibilità dopo le promesse fatte. Ma questo governo ha disatteso tutti i suoi obiettivi. Pensi solo alle grandi opere: sono rimaste sulla lavagnetta!».

                                Non sarà, invece, che alla fine Berlusconi ha messo in un angolo il sindacato?

                                  «Io nell´angolo vedo il governo, chiuso in una torre d´avorio. Ma la mancanza di dialogo con tutti i soggetti sociali, noi ma anche la Confindustria, è un segno di debolezza. Ed è ancora più grave la mancanza di rapporti con le istituzioni locali, Comuni, Regioni e Province. Questo è un governo in affanno, in difficoltà. Che punta a scavalcare le rappresentanze sociali e stabilire un rapporto diretto con i cittadini».

                                  Cosa del tutto legittima…

                                    «Sì, ma questo vuol dire avere un´idea più povera di democrazia, un´idea dai contorni populisti, demagogici o corporativi. Un´idea che a noi non piace».